PSR Lazio 2014-2020: Luci e ombre

Alla luce delle tre presentazioni del nuovo piano di sviluppo rurale del Lazio svoltesi a Latina, Rieti e Frosinone, vogliamo sottolineare l’importanza che è stata data dal tessuto imprenditoriale in primis gli imprenditori agricoli, dalla società e dalle istituzioni a questo cospicuo finanziamento di 780 milioni che sono a disposizione della regione Lazio per rilanciare l’agricoltura e il comparto agroalimentare della nostra regione.

Allo stesso tempo riteniamo fondamentale l’essere all’altezza della sfida; fondamentali il rilancio sui privati, l’investimento su misure di facile spesa e allo stesso tempo investire e scommettere su quegli aspetti a cui l’Unione Europea da un importanza vitale.

Innanzitutto è importante scommettere sulla ruralità nel suo complesso, ruralità significa anche società civile,cultura oltre che necessariamente tessuto produttivo, importante se non necessario dare spazio a formazione e innovazione destinata agli addetti al settore ma anche a quanti gravitano intorno alla ruralità, e non meno importante una formazione che non deve essere esclusivamente di tipo tecnico ma che sia in grado di creare imprenditore agricoli che siano in grado di gestire il ruolo che gli aspetta, ossia lavorare sull’economia, gestire l’azienda, fare commercializzazione e marketing, essere pivot e dinamo all’interno di un processo di rilancio territoriale.

Per questo è stridente a nostro avviso, come la misura 1 non possa essere inserita sui GAL, giacchè proprio dalla conoscenza del territorio e delle sue esigenze, potevano nascere percorsi formativi quanto mai mirati ed opportuni. Lo diciamo con l’esperienza di chi ha gestito oltre 30 corsi di formazione e conosce bene quali sono le dinamiche e le necessità dei singoli territori.

Contestualmente vogliamo altresì sottolineare come la scommessa di questo Psr non può prescindere dall’ innovazione ( su questo i PEI sono una sfida fondamentale ) partendo da cabine di regia che non si fermino solo sulla dimensione della ricerca e del tessuto imprenditoriale, serve una sinergia progettuale forte, in cui  innovazione di processo e di prodotto siano realmente recepiti dal tessuto produttivo  tramite una dialettica continuativa con il tessuto della ricerca.

Da evidenziare anche il rilevante ruolo delle  buone pratiche; come lo scambio di conoscenze e saperi anche con altre realtà fuori regione sia fondamentale , da qui l’importanza delle misure sulla cooperazione volte a creare e porre in sinergia partenariati anche con altre regioni e stati europei.

Ultima, ma non per ordine di importanza e la concezione di filiera corta che non può essere solo una sinergia tra la trasformazione e la produzione agroalimentare nostrana, ma debba essere trasversale ed aperta ad altre realtà, cosi come non può essere immaginata solo come mercato locale e Km 0 , ma anche la possibilità per l’imprenditore agricolo di uscire dal rapporto squilibrato a favore della  distribuzione, diminuendo i passaggi della filiera quindi entrando in contatto con i consumatori in modo diretto attraverso un minor numero di passaggi , da qui bisogna investire anche sulla promozione all’estero.

Detto questo , proprio per la stretta relazione di molti punti del Psr con le nostre progettualità che negli anni abbiamo sviluppato attraverso un rapporto diretto con il tessuto produttivo e più in generale con il mondo della ruralità, riportiamo le schede di analisi che abbiamo presentato alcuni mesi fa, perchè riteniamo che siano molteplici gli spunti da poter utilizzare come strumento volto a progettare, mettere in relazione o potenziare eventuali traiettorie.

Schede di analisi

 

 

 

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