La call 2018 di Interreg Europe: utile per finanziare una ricerca sui distretti culturali come potenziale asset delle future strategie di sviluppo del Lazio

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La recente proposta della Presidenza/Giunta Regionale del Lazio in carica di istituire un assessorato “per i piccoli Comuni e per le aree interne” mi ha fatto fare delle riflessioni (in parte già presentate in questo blog nei due precedenti post del 5 e 10 gennaio) in ordine alla necessità, per i decisori pubblici del Lazio, di:
• rilanciare il processo di implementazione della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) che, al momento, appare sostanzialmente inattuata;
• ripensare il sistema di governance locale dei servizi pubblici e le relazioni fra Ente Regione e Comuni secondo nuovi sistemi di definizione di “aree vaste omogenee” che, fra l’altro, tengano conto degli stessi principi adottati in sede di formulazione della SNAI [1];
• ripensare anche il sistema dei distretti nel Lazio, in modo da capire come cercare di coniugare il nuovo sistema ipotetico di “aree vaste omogenee” con la “geografia produttiva” (o, se si preferisce, “geografia industriale”) della regione.

Ad avviso di chi scrive, una riflessione su come migliorare gli interventi a sostegno delle aree distrettuali della regione dovrebbe fondarsi su:
• una ricognizione (sulla base di dati socio-economici aggiornati) dei distretti del Lazio e delle loro prospettive di sviluppo;
• una valutazione ex ante sul potenziale impatto di distretti culturali (in nuce e/o da creare con adeguate policies di sostegno) per il rilancio di aree di crisi e/o aree inquinate (completamente da bonificare) del Lazio. [2]

In merito a questo ultimo punto, si potrebbe ipotizzare di formulare un progetto di ricerca-azione finanziabile con il Programma Interreg Europe. [3] Il Programma, infatti, è:
• pensato proprio come strumento di sostegno alla verifica di fattibilità di nuove politiche pubbliche e/o anche di riforme legislative (Interreg Europe è in primo luogo volto a migliorare le politiche regionali dell’UE e le politiche pubbliche degli Enti regionali e sub-regionali);
• articolato in quattro aree tematiche, fra cui l’area “Tutela dell’ambiente ed uso efficiente delle risorse” (annoverando fra le “risorse” anche quelle culturali).

Immagine ex Pixabay

La call per l’anno 2018 è già stata programmata per il prossimo mese di maggio. Ente Regione, Enti Locali e anche associazioni culturali, quindi, avrebbero tutto il tempo per formulare un progetto di ricerca che si profili appunto come uno studio di fattibilità su costi ed impatto socio-economico potenziale di una strategia ad hoc di promozione dei distretti culturali. Aggiungo, infine, che questo Programma è particolarmente rilevante sotto il profilo finanziario per gli Enti pubblici, in quanto questi possono beneficiare di un tasso di cofinanziamento dell’85%. Il tasso di cofinanziamento è del 75% per gli altri soggetti ammissibili a beneficio.
Il tempo per un siffatto studio di fattibilità è adesso per diversi motivi. I più importanti sono i seguenti:

• i dati sulla fruizione dei beni culturali in Italia nel 2017 dimostrano chiaramente che vi è una domanda di servizi culturali rilevante, che con la cultura “si può anche mangiare” e che la valorizzazione di autentici “distretti culturali evoluti” potrebbero essere un asset particolarmente rilevante per nuovi modelli di sviluppo economico proprio nel Lazio (questo per la ricchezza dell’offerta culturale a Roma, ma anche di preesistenze storico-culturali e /o naturali da valorizzare meglio dell’intera regione);
• il 2018 è l’Anno europeo del patrimonio culturale;
• il programma di lavoro 2018-2020 della Sfida Sociale 6 “L’Europa in un mondo che cambia – Società inclusive, innovative e riflessive” del III Pilastro di Horizon 2020 (sfida sociale che finanzia progetti di ricerca negli ambiti umanistici e socio-economici) prevede diversi topics per migliorare le politiche a favore dell’industria culturale e creativa. [4]

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[1] Come rimarcato nel post “Fondi europei, Comuni e strategie di sviluppo locale integrate nel Lazio” del 5 gennaio scorso, a tal fine può rappresentare una buona pratica da studiare e cercare di replicare nel Lazio la L.R. 18/2012 della Regione Veneto. Un altro caso esemplare da approfondire e cercare di replicare è il ripensamento del sistema di “unioni comunali” della Regione Friuli Venezia Giulia.
Sono considerate molto avanzate anche le seguenti Leggi regionali di attuazione della “riforma Delrio”: la Legge regionale Emilia Romagna n. 13/2015 e, a seguire, le Leggi regionali Toscana n. 22/2015, Umbria n. 10/2015; Marche n. 13/2015; Lombardia n. 19/2015 e Puglia n. 31/2015.

[2] Un caso esemplare, citato spesso nella letteratura, di area di crisi e fortemente inquinata che è stata completamente ripensata come “distretto culturale” è la c.d. “black country” di Manchester.

[3] I programmi Espon ed Interreg Europe si possono considerare, in generale, degli utili strumenti per capire meglio le dinamiche di sviluppo regionali in Europa e per migliorare le politiche strutturali di sviluppo dell’UE. Espon, tuttavia, è un programma caratterizzato da una scelta “top down” delle priorità di analisi, mentre Interreg Europe è un programma “demand driven”, in cui i progetti di ricerca vengono proposti dai soggetti ammissibili a beneficio su base competitiva attraverso “call for proposal” annuali. [1]
Interreg Europe è uno dei quattro Programmi della sezione “Cooperazione interregionale” dell’Obiettivo Cooperazione Territoriale Europea dei Fondi Strutturali e di Investimento Europeo (Fondi SIE) nella programmazione 2014-2020.
Interreg Europe si articola in quattro Assi (ambiti tematici):
Asse 1 – Ricerca e innovazione;
Asse 2 – Competitività delle PMI;
Asse 3 – Energia sostenibile e qualità della vita;
Asse 4 – Tutela dell’ambiente ed uso efficiente delle risorse.

[4] I topics in questione sono:
T 04 – Turismo culturale.
T 06 – Crescita economica e inclusiva tramite arte e industria culturale e creativa.
T 08 – Valore sociale della cultura e impatto delle politiche culturali.
SU – T 09 – Minacce al patrimonio culturale e traffico illecito di beni culturali.
DT T 11 – Cultura e coesione sociale.

topics T04, T8 e DT T11, cambiando quel che c’è da cambiare, potrebbero finanziare anch’essi delle indagini sul potenziale impatto socio-economico dei distretti culturali. Per i due topics T8 e DT T11 nel corso dell’anno è prevista l’apertura della call for proposal il prossimo 6 novembre.

Infine, vanno tenute in debita considerazione anche la possibilità di finanziare attività di ricerca sul patrimonio culturale attraverso l’iniziativa di programmazione congiunta su Patrimonio Culturale e Cambiamenti Globali che è stata lanciata nel dicembre 2010.
La Joint Programming Initiative Cultural Heritage (JPI CH) si occupa di:
• investigare il rapporto tra patrimonio culturale tangibile e mutamenti climatici, che costituiscono una seria minaccia all’integrità del patrimonio culturale;
• approfondire le questioni legate alla tutela e alla sicurezza del patrimonio culturale;
• studiare la relazione tra la protezione del patrimonio culturale e il suo utilizzo da parte della società.
Peraltro, il coordinamento della JPI CH è in capo all’Italia (segnatamente al Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo – MIBACT, in collaborazione con il MIUR).

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