Comunità italiane all’estero e internazionalizzazione

Il legame tra cibo e territorio – inteso sia come prodotto turistico, sia come organismo vulnerabile e

complesso – si costituisce dunque come una delle tematiche fondamentali per dare nuovo dinamismo allo

sviluppo delle comunità rurali e non solo.

Il cibo e le nostre tradizioni culinarie possono essere considerati dei veri e propri “vettori” attraverso cui

veicolare potenzialità e risorse materiali e immateriali in grado di comunicare all’esterno il nostro territorio

e di rafforzare, all’interno, l’attenzione per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio e la

capacità di trovare nuovi equilibri economici.

Con la presenza commerciale dei nostri prodotti all’estero fa il paio quella culturale. Le numerose comunità

italiane insediate in moltissimi paesi europei e d’oltre Oceano si sono nel tempo integrate nei luoghi di

destinazione senza perdere completamente i legami con i luoghi di origine, anzi conservando in molti casi

relazioni e contatti.

C’è un arcipelago composito e ricco di comunità di diversa provenienza regionale che si estende in tutta

Europa e questo, crediamo, sia un buon punto di partenza per impostare strategie di sviluppo rurale,

sebbene l’ ”italian network” non si sia mai strutturato in modo sistemico come ”tribù globale” perdendo

molte delle possibilità che una rete così diffusa avrebbe potuto offrire. Fortunatamente il lavoro dal basso

delle associazioni degli italiani all’estero (tra cui il Com.It.Es. e l’Istituto F. Santi) ha comunque permesso di

salvaguardare e consolidare questo patrimonio di relazioni informali.

Pensiamo alle comunità italiane all’estero come target da cui partire per instaurare nuove relazioni e

progettualità e dare il via a processi di contaminazione culturale (in particolare fenomeni di “bridging” e

“linking” in relazione alla la teoria del capitale sociale – elaborata, tra gli altri, da Putnam) che possono

contribuire allo sviluppo di processi virtuosi di sviluppo locale.

Il progetto intende dunque sviluppare e consolidare un sistema di relazioni finalizzate alla

commercializzazione, promozione, interazione e scambio culturale tra il Lazio e il resto del Mondo, facendo leva

sui legami ancora vivi tra le comunità italiane all’estero e il loro Paese d’origine. Al centro dell’impalcatura

progettuale si pongono quegli elementi che hanno un ruolo di peso nella bilancia commerciale italiana, come

i prodotti enogastronomici (olio e vino in particolare), il paesaggio e le emergenze storiche, borghi, memorie locali

e il patrimonio naturalistico. In tal senso ci si muove su tre direttrici principali:

1- Quella commerciale che punta a promuovere le eccellenze agroalimentari del nostro Paese, in particolare

del Lazio, presso le comunità italiane residenti all’estero e a creare rapporti tra i produttori (cooperative e

O.P.) italiani ed esteri;

2- Quella formativa e di lavoro per i giovani, anche attraverso un processo che intende favorire lo scambio

di know-how e di nozioni tecniche e professionali tra giovani italiani e loro omologhi stranieri, tramite

periodi formativi e di lavoro congiunto;

3- Quella del continuo scambio culturale, tramite la valorizzazione turistica del territorio della Regione Lazio

attraverso attività culturali, informative, ricettive, sia presso le comunità italiane all’estero (spesso integrate

e attivamente coinvolte nella vita sociale, politica e lavorativa dei Paesi ospitanti), sia sul territorio

regionale. Ciò in ambito europeo come globale.

I primi passi nell’immaginare delle possibili traiettorie sono stati mossi proprio nel rapporto con le

comunità stesse, attraverso l’indispensabile relazione con l’Istituto Fernando Santi di Roma e con il

Com.It.Es., il Comitato degli Italiani all’Estero.

L’idea progettuale, infatti, ha trovato una sua prima precipitazione nel Saarland, uno dei 16 stati federali

tedeschi e parte di una macroregione, con Lussemburgo e Lorena, posta proprio nel cuore dell’Europa

continentale, snodo di flussi commerciali, migratori, turistici. Inoltre, con quasi 19.000 presenze sul

territorio, la popolazione italiana è di gran lunga la più numerosa tra le comunità straniere. Questo dato

influenza positivamente il core progettuale, potendo contare su sinergie e creazione di reti apparentemente

più semplici e lineari nel territorio, facilitate da un comune background linguistico/culturale e da una

conseguente tensione, per chi vi abita, a mantenere relazioni, e farne nascere di nuove, con il nostro Paese.

IL FENOMENO MIGRATORIO COME RISORSA

Quando parliamo di comunità italiane all’estero dobbiamo sempre tener presente che la comunità all’estero

è tale solamente per la carica identitaria, per il retaggio di rapporti e relazioni che la comune origine le

conferisce e solo secondariamente si può infatti connotare in virtù di una struttura demografica più o meno

dinamica o di una particolare specializzazione professionale.

E’ proprio su questo aspetto che si sono concentrati alcuni studi, mettendo in risalto la peculiarità

dell’emigrazione laziale all’estero, la creazione di comunità nei paesi di arrivo, la conservazione di relazioni e

tradizioni anche in paesi e contesti sociali radicalmente diversi da quelli di provenienza.

Le statistiche mostrano con chiarezza che nel periodo 1951-1990 si registra una forte polarizzazione tra

aree che subiscono un notevole regresso demografico e aree che incrementano progressivamente il

numero di residenti. In particolare nel periodo 1951-1971 sono le province di Viterbo, Rieti e Frosinone a

perdere abitanti, mentre Roma e Latina funzionano come centri di attrazione. È quindi evidente che

l’emigrazione ha giocato un ruolo importantissimo nello spopolamento progressivo di alcune province.

Tali studi si sono progressivamente incrociati con le ricerche e i progetti di ambito istituzionale, a partire

dagli anni sessanta. Iniziava in quegli anni la stagione dei ritorni, che ponevano nuove e delicate questioni

sociali. Emergeva quindi l’esigenza di approfondire il fenomeno e, parallelamente, l’emigrazione cominciava

pure a essere percepita come possibile risorsa per lo sviluppo locale, in un’ottica di integrazione tra

comunità emigrate e zone di origine.

Studi recenti hanno dimostrato che il Lazio ha progressivamente aumentato il suo peso nella bilancia

nazionale delle rimesse degli emigranti, fino a risultare nel 2001 la prima regione a livello nazionale. Un

settore che ha attirato l’attenzione delle istituzioni è quello dell’imprenditorialità italiana all’estero, spesso

originata dalle comunità di emigrazione. In uno studio della Filef sulle piccole e medie imprese italiane in

Francia, Gran Bretagna e Belgio, il Lazio emerge nei tre Paesi come la terza regione di provenienza degli

imprenditori italiani: l’8,9% delle piccole e medie imprese italiane nei tre paesi considerati è stata aperta da

persone provenienti dal Lazio. In particolare la Francia risulta essere la metà più ambita, soprattutto dai

ciociari. Trasferendosi oltreoceano, dal Lazio tra il 1962 e il 1971 partono 14.064 persone per il Canada e

10.047 per gli Stati Uniti, cioè il 10,1% degli emigranti italiani in Canada e il 7,3% di quelli diretti negli Stati

Uniti. Nel corso dei secoli si sono formate tra il Lazio e i Paesi di emigrazione numerose catene migratorie,

che hanno creato una fitta rete di rapporti economici tra i paesi, le valli e intere provincie del Lazio e le

zone in cui gli emigranti si sono via via stabiliti.

SUGGESTIONI

Per questi motivi la volontà progettuale è quella di porre in stretta sinergia la produzione tipica

enogastronomica con le attrattive storico-culturali e paesaggistiche del territorio delle province in cui

operiamo; così il binomio gusto-storia caratterizzato da tipicità e pluralità diviene paradigma ontologico e

vettore di marketing del territorio.

La strategia cardine mira a rafforzare l’attrattiva territoriale dell’offerta agroalimentare verso le

“communities” di cittadini di origine italiana residenti all’estero per incrementare il livello di

internazionalizzazione del nostro sistema produttivo e turistico. Promuovere presso la “tribù globale

italiana” ( o meglio quella che secondo Kotkin dovrebbe essere tale, ma ad oggi non è) le potenzialità del

territorio, stimolando contestualmente la memoria e lo strong identity link e far leva sul fortissimo appeal

del food made in Italy rappresenta indubbiamente una forte innovazione in termini di processo.

In relazione al primo dei tre punti toccati, quello riguardante la commercializzazione di prodotti agroalimentari

laziali presso le comunità italiane all’estero, si mette in evidenza come da un lato sia necessario promuovere i

prodotti in grado di veicolare l’identità regionale in modo unitario e dall’altro quanto sia importante, allo

stesso tempo, legare alla diffusione dei prodotti (in particolare nel quadro del sistema Ho.re.ca.) il territorio

di provenienza, utilizzando i canali commerciali, promozionali e relazionali per restituire una visione il più

possibile completa e integrata del territorio e delle sue risorse.

Tramite la collaborazione con Agia Lazio e Aziende Aperte il progetto si muoverà verso dinamiche

commerciali, che puntano a promuovere le eccellenze agroalimentari laziali, presso le comunità italiane

residenti all’estero favorendo la creazione di rapporti tra imprenditori italiani ed esteri, ma non solo.

In tal senso è necessario strutturare un percorso per arrivare ad instaurare collaborazioni e contatti di tipo

commerciale con i diversi Paesi e le diverse comunità. Questo passaggio implica, a nostro modo di vedere,

la costruzione di Gruppi di Acquisto delle comunità italiane all’estero, attraverso cui poter:

– Gestire le ordinazioni e le consegne di prodotti laziali

– Instaurare meccanismi che associno al consumo di generi alimentari attività di promozione

territoriale e turistica, contribuendo ad aggregare l’offerta sul territorio regionale.

Strutturare un percorso che porti all’apertura di veri e propri “Punti Lazio” in diverse città europee. Il

Punto Lazio è concepito come un vero e proprio hub extraterritoriale per la promozione dei prodotti,

dell’offerta turistica, storica, paesaggistica e ambientale della regione. L’obiettivo è soddisfare le esigenze dei

consumatori offrendo prodotti di alta qualità a prezzi competitivi, tramite l’accorciamento della filiera e

parimenti fornire la possibilità ai produttori stessi di raggiungere mercati nuovi e vedere valorizzato al

meglio il proprio prodotto.

L’altra direttrice progettuale si sviluppa attorno a possibili scambi di lavoro/tirocinio, per mettere in

connessione esperienze dinamiche di giovani e creare nuove possibilità di lavoro in rete su scala

internazionale, di circolazione e diffusione delle skill professionali e più in generale di connessione tra

design, arti visuali, moda e agroalimentare e di riqualificazione del territorio tra ruralità, spazio urbano e

tessuto produttivo.

Ci piacerebbe si creassero, dentro la stagnazione occupazionale ed economica prodotta dalla crisi, idee

imprenditoriali dinamiche e nuove start-up aziendali capaci di agire in modo integrato sul territorio e sui

territori, dal tessuto sociale ai flussi turistici, dallo spazio urbano a quello rurale, dal tessuto produttivo

classico all’economia immateriale.

Per quanto concerne invece l’aspetto culturale si sottolinea come attraverso la partnership con l’Istituto

Santi si cureranno le dinamiche legate al lavoro e alla formazione per i giovani, attraverso un processo che

intende favorire la mixité culturale e tecnica tra giovani italiani e loro omologhi stranieri, tramite periodi

formativi e di scambio. L’idea è quella di strutturare uno sportello informativo e di orientamento, sia per le

aziende che per giovani e turisti. Declinando le attività dello sportello in base ai tre gruppi di

utenti/beneficiari individuati, si ottengono attività di sostegno a:

– Aziende: attraverso lo sportello, non solo si creeranno le basi per aggregare l’offerta con la finalità

di promuovere e commercializzare all’estero il prodotto laziale ma si daranno spunti e contributi

procedurali e operativi per strutturare percorsi di scambio tra imprenditori agricoli laziali (in

particolare giovani) e stranieri orientati allo scambio di buone pratiche, know-how ed esperienze,

anche attraverso viaggi studio, visite guidate e workshop;

– Turisti: Lo spazio sarà anche centro informativo, dando la possibilità di conoscere tutti quei

percorsi territoriali legati alla ruralità e alla gastronomia. Inoltre sarà possibile chiedere

informazioni su prodotti tipici, aziende produttrici, imprese agricole e multifunzionalità, ma anche

attrazioni territoriali, rurali e storiche. Il desk è in grado di offrire una conoscenza completa e

dettagliata della dimensione locale e regionale del Lazio, tramite contatti diretti con agricoltori,

aziende, curatori di spazi itineranti strettamente legati ad attività sportive, conoscitive e culturali;

allo stesso tempo l’obiettivo è quello di favorire relazioni e scambi con le ruralità di altre parti del

mondo. Una strategia promozionale, dunque, non centrata sui canali ordinari ma in grado di

veicolare ai destinatari della campagna contenuti trasversali rispetto la cultura, le radici, i prodotti

della nostra terra. Le comunità italiane all’estero hanno la possibilità di riattivare i legami con le

proprie origini e di porsi come “teste di ponte” commerciali nei paesi di destinazione per la

valorizzazione e la diffusione di prodotti italiani, con notevoli risvolti potenziali dal punto di vista

commerciale e turistico.

– Giovani: Attraverso la possibilità di mettere in relazione gli utenti dello sportello con associazioni di

categoria quali Cia ed Agia Lazio, il punto informativo sarà in grado di offrire consulenze e attività di

accompagnamento. Inoltre sarà attivato uno sportello di orientamento su possibili traiettorie

lavorative (ma non solo: si prenderanno in considerazione anche gli aspetti burocratici, sociali e

culturali) rivolto a qualsiasi giovane intenzionato ad iniziare un nuovo iter all’estero.

SU QUESTA STRADA…

Come già accennato, l’internazionalizzazione del prodotto passa necessariamente per un’interlocuzione con

le istituzioni e le comunità locali, successivamente per un reperimento di fondi, poi per lo sviluppo di una

logistica adeguata, infine per l’apertura di un primo “Punto Lazio”, che non sia un semplice punto vendita,

ma una sorta di piccolo HUB sul territorio, utile per connettere agroalimentare e turismo.

Dall’altra parte si agirà invece promuovendo degli stage/soggiorni formativi di alcuni giorni per giovani in

cerca di idee per nuove start up o per imprese dinamiche che lavorano nel terzo settore, con l’intento di

mettere in connessione competenze, idee, desideri, possibilità.

L’obiettivo a lungo termine è quello di creare reti internazionali di collaborazione e sviluppo di progetti

innovativi, a partire dall’agroalimentare e passando per il design, la moda, il turismo.