Olio, il centro della ruralità.


Se per semplicità narrativa identifichiamo due filoni principali, quello volto all’analisi del comparto e del mercato e quello relativo a una ruralità che fa della presenza dell’olivicoltura della valorizzazione del paesaggio e della multifunzionalità il proprio punto di forza, indubbiamente queste due traiettorie si intrecciano e si compenetrano in termini continuativi e reciprocamente valorizzanti.


La presenza di molteplici
ed importanti soggetti che con intensità diversa e a geometria variabile quotidianamente
contribuiscono ad arricchire e rafforzare la filiera olivicola olearia del
territorio della Sabina (e più in generale di tutto il Lazio) ha indubbiamente
dimostrato come il lavoro promosso dal presidente Emiliano Marini, con la
collaborazione della cooperativa ELP e le varie soggettività, stia portando
alla costruzione di una rete che vede nel pivot olio l’elemento attraverso cui
costruire e disegnare una ruralità che sia sociali che sia sostenibile che sia
innovativo e che riesca a declinare con forza in termini multifunzionali
l’agricoltura del Lazio.



In tal ottica, l’assenza
dell’assessore Onorati, sempre disponibile in passato ad un confronto, è stata
questa volta particolarmente cogente poiché è indubbio che attraverso la
costruzione e la ridefinizione di una dialettica costituente tra territorio,
associazioni di categoria, tessuto produttivo, società civile e una governance che
sappia declinare in termini strategici e progettuali enormi potenzialità del piano
di sviluppo attraverso questa connessione passa il rilancio e la ricostruzione
di quella ruralità Laziale che sino ad oggi è stata troppo legata a finalità di
spesa e a logiche non utili a declinare strategie di rilancio davvero impattanti.


La filiera olivicola olearia ed in particolare l’olio come
volano, come vettore di crescita
economica, sociale, culturale
e sistemica;
sicuramente non è una novità la lettura emersa con forza da questo
convegno del CPOL, ma allo stesso tempo possiamo affermare senza ombra di
dubbio che i vari attori presenti, che hanno partecipato, arricchito e
caratterizzato il convegno promosso lo scorso 6 luglio a Poggio Mirteto, hanno
evidenziato come il lavoro promosso in questi anni dalla cooperativa ELP dalla ,
dal CIA di Rieti, dal CPOL sta valorizzando sempre più il concetto di ruralità.


Contestualmente,
invece, la presenza e l’importante intervento di Sandro Piccini, direttore di
Italia Olivicola, ha sottolineato l’importanza di una strategia comune, evidenziando
come sia necessario e fondamentale fare interloquire soggetti che vivono e che
lavorano a stretto contatto, al fine di creare una traiettoria comune, in grado
di promuovere iniziative e politiche volte a porre la filiera olivicola olearia
al centro delle scelte politiche, delle scelte economiche della nostra regione
e del nostro paese.


Questa proposta, con la lettura del direttore Piccini, fa da sponda sostanziale e reale alle molteplici proposte e suggestioni che sono emerse il 6 luglio a Castel San Pietro, Poggio Mirteto (Ri).



In particolare, una
delle sfide di maggiore interesse è sicuramente quella proposta dal presidente
Emiliano Marini, nel momento in cui evidenzia come le centinaia, migliaia di
ettari ed oliveti abbandonati nella nostra regione rappresentano una strumento
e un valore enorme che non può essere ancora tralasciato.


In tal senso, non
possiamo che richiamare le suggestioni promosse dal dottor Di Giovannantonio
negli ultimi appuntamenti di ELP: è necessario interloquire con le istituzioni
locali, con i comuni per immaginare pratiche e normative utili a rigenerare e
rilanciare anche gli appezzamenti privati che sono abbandonati da oltre 10 anni


Questa è sicuramente
una delle prime sfide che spetta al CPOL e che il CPOL porterà con forza sul
tavolo regionali e all’Arsial.


Altro elemento che
emerso con forza è la necessità di dare nuovo valore e dignità, anche
attraverso scelte strategiche della regione, al sistema di aggregazione, e agli
strumenti di costruzione, di reti territoriali imprenditoriali che diventa
indispensabile all’alba di un piano di sviluppo rurale che ad oggi ha
finanziato oltre 1,200 nuovi imprenditori e 400/500 ne finanzierà a breve. Molte
delle aziende in questione custodiscono e valorizzano un importante patrimonio olivicolo
e molte delle quali per rafforzare il proprio assetto aziendale, altrettante
quelle che hanno scelto strategicamente di puntare su produzioni più piccole,
quali erbe officinali e erbe aromatiche.


E ‘quanto mai
fondamentale aggregare sia in termini di innovazione di prodotto che di processo
queste realtà, andando a favorirle e stimolarle non solo a parole ma anche con
scelte strategiche e politiche.



Si comincia a decidere
oggi quello che è il prossimo futuro dell’olivicultura laziale, che deve essere
l’elemento centrale delle scelte strategiche del prossimo settennato, poiché
non parliamo solo di prodotto, parliamo di territorio, parliamo di cultura.


Olio al centro della
ruralità.

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