Ragionamenti e suggestioni: #ETICA

ETICA… la ricerca di un senso comune.

La ricerca, la definizione ed il consolidamento di nuove forme di produzione, di vita, di sostenibilità rappresentano una necessità.

Ancora non sono del tutto diradate le ombre di una crisi finanziaria che ha messo in ginocchio il mondo ed ecco che con l’inizio del 2020 il  Covid19 sparge morte ed evidenzia in modo drammatico le lacune di un sistema iper-produttivo, di una società che in un cambiamento continuo e destrutturante delle forme di lavoro rafforzano i processi di rendita e debilitano sistemi di welfare e di reddito.

Le partite IVA divengono il folle parametro per assorbire i tassi di disoccupazione.

Il sistema mondo nell’ultimo ventennio scricchiola in modo pauroso tra shock e speculazioni finanziarie anche sulle derrate alimentari, individualismo esasperante, paura della differenze; la follia integralista praticata dal “Terrore” e l’oscurantismo culturale di molti Paesi anche nella UE (Ungheria su tutte… ma non solo; il vento di odio ed identitario soffia in tutta Europa, colpisce in modo brutale il Brasile, investe l’India) divengono pane quotidiano per una dieta in cui “una costruzione comune, un via per la trasformazione sociale” rappresentano un arcobaleno che va scomparendo.

Ed in questo teatro il nostro sistema Paese non ha brillato, devastato, anzi, dall’incapacità di immaginare letture altre. Alternative. Possibili. L’incapacità di coniugare le accelerazioni, i rallentamenti, le modifiche di spartito del mondo produttivo con sistemi di welfare e, soprattutto, con “strategie integrate di crescita sociale, culturale ed economica” sono palesi sotto gli occhi di tutti.

E la crescita del gap economico, sociale e culturale tra fasce della popolazione (non utilizziamo la parola classe non tanto per paura di essere considerati “retrò”, ma perché, obiettivamente nella dimensione fluida e, soprattutto, nella mancanza di target e processi condivisi è complesso delineare l’immanenza della classe), tra quartieri e tra aree è divenuto un trend inarrestabile.

Contestualmente la disarticolazione istituzionale, la politica virtuale settata su proclami ed esigenze da campagna elettorale permanente, i processi NIMBY, il campanilismo esasperante hanno generato fenomeni di “distruzione dei processi e delle dimensioni di costruzione comune”, riducendo – troppo spesso la partecipazione ad uno sfogo episodico o ad un interesse di prossimità.

In questa dimensione l’impoverimento del capitale umano del nostro Paese, l’allontanamento dei territori e delle persone “dalla percezione dei diritti, dei doveri e della dignità di un sistema comune” hanno tragicamente disossato il rapporto tra Politica, tra governance e tessuto sociale ed economico. E questo fenomeno è divenuto un moloch mostruoso che vede la provincia di gran parte dell’Italia “allontanarsi dai processi costituenti, quasi avulsa a causa della percezione (reale o fittizia.. a voi la risposta) di una non partecipazione attiva ai processi, ai tempi, alle strategie”. Ed in questo emerge con forza la difficoltà di reinterpretare ruoli, funzioni, traiettorie nella dimensione post-industriale. Non più il metal-mezzadro, non più comparti fini a sé stessi e guidati dal ruolo unico dell’industria, ma la necessità di re-immaginare un nuovo paradigma produttivo attraverso la trasversalità di filiera, di comparti. Mediante l’aggregazione, la dialettica, la strategia.

Ed i dati, le sfumature che emergono dall’inchiesta e  dallo studio che stiamo portando avanti come cooperativa ELP attraverso interviste, focus e confronti dipingono con intensità la necessità di re-immaginare, declinare nuovi meccanismi e nuove traiettorie di crescita del sistema rurale nazionale e laziale.

Tra le notevoli  tinte fosche emergono con forza processi quali l’abbandono scolastico, l’altissimo numero dei NEET che caratterizza le province, così come la disoccupazione femminile, o ancora fenomeni sempre maggiori di sommerso, di caporalato, la riduzione dei servizi e del welfare. Va aumentando di volume e di intensità quella nube foriera di depauperamento culturale e di indebolimento sociale. Si perdono nei vuoti e nelle ridondanze, nelle scatole vuote e nell’incapacità di “far sistema”.

Ma anche tra i san pietrini, anche nelle incrinature dell’asfalto nascono i fiori. Ed in questo periodo in cui le infrastrutture materiali ed immateriali stanno cedendo, a causa anche di un recente passato in cui noi,se non tutti in molti, abbiamo abbandonato – traditi, disillusi, insoddisfatti – le responsabilità dell’essere soggetti costituenti ed in cui abbiamo lasciato che la Politica si tramutasse in una costante kermesse di  spot e di obiettivi di piccolo cabotaggio (da Politica con la P maiuscola a politica triste e di interesse) in cui non siamo stati in grado di costruire architetture economiche e sociali in grado di avvicinare le province all’impero, proprio in questo periodo alcune esperienze, alcune tendenze, alcune letture colorano con pastelli e sfumature sgargianti il nostro moleskine.

Le esperienze dei Gruppi di acquisto solidale in termini di aggregazione dell’offerta ma anche e, soprattutto, di “cultura del sano ed attenzione ai valori etici”; il fenomeno e le potenzialità – da praticare, da ottimizzare – delle cooperative di comunità; la costruzione di realtà auto-imprenditoriali in grado di rigenerare un patrimonio comune come le terre pubbliche; l’attenzione sempre maggiore (..era ora..) alle tematiche ambientali sia da parte dei consumatori che dei produttori; la capacità (in termini di risultati e di vivibilità) di inclusione sociale del tessuto agricolo.

Questo ed altri elementi fanno emergere con forza il desiderio, la necessità di praticare e di condividere “valori positivi, autentici, sostenibili”

Di vivere eticamente. In termini ambientali, produttivi, culturali.

E questa prospettiva diviene di stretta, necessaria attualità.

Il covid19 potrebbe rappresentare il punto di non ritorno. Da qui divengono quanto mai rappresentativo e portatore di un vasto significato lo scambio di missive tra l’Architetto Boeri ed il presidente dell’UNCEM Marco Bussone in merito alla necessità di ripartire dalla ruralità per il post pandemia; ed ancora le parole del Presidente Mattarella che richiama alla necessità di “immaginare e costruire una nuova Italia, una nuova Europa”.

E’ il momento di costruire una nuova prospettiva, in cui la condivisione del bene comune, del sentire comune ne siano i pilastri portanti

Un futuro etico.

Una tensione al bene comune declinata in termini ambientali, lavorativi, sociali che sappiano declinare “nuove forme di vita e di produzione”.

L’etica come tensione, l’etica come obiettivo. In una definizione ed una costruzione comuni. Un obiettivo da raggiungere con e attraverso processi dal basso e rapporti di prossimità con la governance.

Una tensione non solo individuale, da praticare anche attraverso un sentire comune.

Ed il rispetto dell’ambiente in cui viviamo, la garanzia dei diritti sul lavoro, la valorizzazione delle differenze, processi di produzione sostenibili, cooperazione e confronto, sono alcuni degli architrave su cui immaginare e costruire il futuro.

Etica, una parola a volte abusata, ma che si pone con forza nell’immaginario comune. Con necessità, con immanenza. Un percorso qualitativo di cui tutti dobbiamo essere attori protagonisti.

Uno sforzo, una responsabilità individuale che chiede a ciascuno di noi di essere attore protagonista. Ognuno di noi ha una funzione sociale, nella definizione di una responsabilità intellettuale di tabucchiana memoria.

Consapevoli che se  la costruzione di una dimensione vivibile, sostenibile, sociale è  l’obiettivo articolata e complessa la strada per raggiungerla; un iter fatto di tappe, di compagni di viaggio, di piccole e grandi soste.

L’attenzione ed il necessario rafforzamento della tutela dell’ambiente; l’affermazione dei diritti dei lavoratori e la piena dignità dei lavoratori migranti; processi di inclusione sociale; percorsi in grado di garantire produzioni sostenibili e di qualità; costruzione di sinergie tra comparti e filiere; definizione di nuove occupazioni ed attività, frutto della dialettica materiale-immateriale  questi come altri punti rappresentano alcune delle chiavi attraverso cui delineare un “disciplinare etico del territorio”.

Immaginare – anche nello sviluppo e nell’attuazione dei prossimi fondi strutturali – scelte politiche ed economiche, traiettorie e meccanismi in grado di favorire la costituzione di distretti, disciplinari, dimensioni sovralocaliche facciano delle filiere etiche, della tutela dell’ambiente, dell’inclusione sociale, di sistemi di vita produttivi il proprio punto cardine.

In tal senso è importante rileggere, coniugare, porre a sistema quei molteplici nodi quali GAL, distretti agro-alimentari, network territoriali, aree interne attraverso una tensione comune ed armonizzata volta ad “un’etica dei territori”

Un’etica dei territori necessaria alla ricomposizione tra forme di vita e di produzione, tra responsabilità e partecipazione, tra presente e futuro. Tra chi ha e chi non ha.

Se questo era – fino a qualche mese fa – un traguardo auspicabile ora diviene una necessità immediata.

Riprendendo un passaggio di un documento di analisi realizzato e  condiviso con noi da una realtà attiva nella valle dell’Aniene siamo in “un momento torcente”. Laddove, per chiarezza il momento torcente è un postulato fisico che applicato alla statica evidenzia il m omento in cui la struttura portante subisce appunto una torsione derivante da forze accidentali. Ne consegue che è fondamentale costruire una struttura stabile e dinamica alternativa a quella precedente..

Ora o mai più, nella pratica di quella responsabilità individuale e sociale, di quel sentire comune che attraverso scelte e strumenti ponga l’accento sulla costruzione di dimensioni sovralocali – declinate in termini di tessuto produttivo, sociale, governace – che facciano dell’etica, della dialettica, della cooperazione, delle agricolture gli architravi portanti.

SUGGESTIONI LETTERARIE

Sostiene Pereira, di A. Tabucchi

https://ilmanifesto.it/decifrare-larcano-il-gioco-stregante-di-tabucchi/

Proletkult, di Wu Ming

http://jesopazzo.org/index.php/blog/612-recensione-proletkult-wu-ming-senza-spoiler-ad-uso-delle-masse

La cognizione del dolore, di E. Gadda

Ines e l’allegria, di A. Grandes

https://www.wuz.it/recensione-libro/6331/Ines-allegria-Almudena-Grandes.html

Gli indifferenti, di A. Moravia

http://www.minimaetmoralia.it/wp/dentro-gli-indifferenti-moravia/

Un mondo di bolle, di E. Chancellor

https://www.libraccio.it/libro/9788843015856/edward-chancellor/un-mondo-di-bolle-speculazione-finanziaria-dalle-origini-alla-new-economy.html

La luna e i falò, di C. Pavese

https://www.doppiozero.com/speciale/con-gli-occhi-di-pavese

Todo modo, di L. Sciascia

https://ilmanifesto.it/todo-modo-suona-tom-joad/

https://www.doppiozero.com/materiali/la-vecchia-casa-della-noce

Pastorale americana, di P. Roth

Memorie di Adriano, di M. Yourcenar

https://www.corriere.it/cultura/eventi/2012/antinoo/notizie/di-stefano-il-legame_6bcfcc1a-7e54-11e1-b61a-22df94744509.shtml

Una storia di amore e di tenebra, di A. Oz

http://www.mangialibri.com/libri/una-storia-d%E2%80%99amore-e-di-tenebra

MUSICA

CCCP – NARKO (contiene Baby Blue)

CCCPEpica Etica Etnica Pathos

Iggy Pop – Lust for Life

Ennio Morricone – Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (sound track)

Bob Marley – Rat Race

Ennio Morricone – La classe operaia va in paradiso(sound track)

Francesco De Gregori  –Sempre e per sempre

Fabrizio De Andrè – Canzone del maggio

Roberto Vecchioni, Tommy

PELLICOLA E SOGNI

ErinBrocovich, forte come la verità

https://libreriamo.it/intrattenimento/cinema/erin-brockovich-la-storia-vera-che-ha-ispirato-il-film-con-julia-roberts/

Santiago, Italia

http://www.cineforum.it/recensione/Santiago-Italia

Pianeta in mare

https://www.labiennale.org/it/cinema/2019/fuori-concorso/il-pianeta-mare

Cattive Acque

https://www.rollingstone.it/recensioni/cattive-acque-un-legal-thriller-perfetto-per-i-nostri-tempi/

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