Elp e Agricolture “Misura 16.10”

La Misura 16.10 è una misura chiave per l’intero sistema, sia per il Piano di Sviluppo Rurale, sia per il suo svilupparsi all’interno del rilancio dell’agricoltura e della ruralità laziale. È una misura chiave perché parla di cooperazione, parla di fare sistema sia in termini orizzontali, sia in termini verticali e soprattutto mira ad innovare e a rendere più competitivo il tessuto produttivo laziale, partendo da un’innovazione sia in termini top-down che bottom-up.

Parlare di filiera significa soprattutto cercare di spostare il valore aggiunto della filiera a favore degli imprenditori agricoli. Per fare questo le condizioni riguardano il rafforzamento della capacità di fare sistema delle imprese agricole e la capacità di offrire servizi, logistica e innovazioni di processo e di prodotto.

Tutto questo passa necessariamente attraverso l’interpretazione di quello che è il tessuto produttivo laziale. Il Lazio è una regione come poche ad avere tutte le filiere al suo interno. Ciò significa immaginare e promuovere scelte politiche e scelte strategiche in grado di far crescere il livello medio e il livello qualitativo generale dell’agricoltura e della produzione laziale.

Non possiamo immaginare di lavorare per picchi di eccellenza. Questo significherebbe creare sistemi oligopolistici in grado di favorire solamente i più forti e, a lungo andare, questo porterebbe alla distruzione del patrimonio agroalimentare italiano a favore di altre realtà speculatrici. Bisogna garantire il reddito alle aziende garantendo tutte le filiere. Per fare questo bisogna uscire dalla logica dei numeri e dalla lega della squadra. Non si può e non è accettabile che l’80% delle filiere della vecchia Misura 16.10 siano state finanziate su Latina, non è accettabile che per filiera si intenda solo l’ortofrutta, perché di per sé già le cooperative ortofrutticole garantiscono l’aggregazione del prodotto. Questo significa semplicemente dare i soldi a chi già è strutturato, la scommessa dei progetti di filiera significa invece rafforzare, creare e costruire nuove filiere e nuove prospettive. I 10 punti riconosciuti alle OP già esistenti in questo bando lasciano qualche perplessità. Speriamo che non si debba di nuovo vedere un finanziamento a pioggia e a cascata sulla dimensione Pontina e il resto della ruralità regionale abbandonata a scelte occasionali e senza una strategia di medio-lungo periodo.

Noi come cooperativa ELP operiamo su tutte quelle filiere che rappresentano un patrimonio qualitativo di valorizzazione del territorio laziale, come ad esempio la filiera zootecnica vaccina, bufalina, il biologico e la necessità di rilanciare quella produzione diffusa rappresentata dalla zootecnia dei suini. La scommessa non è dare finanziamenti a chi già è strutturato in termine di aggregazione, ma rilanciare il comparto agroalimentare laziale in termini di sistema, dando come sfide e come obiettivi l’organizzazione e l’innovazione.

Chiaramente ed evidentemente c’è un dato, il dato è che non si può continuare a parlare di agricoltura, ma si deve parlare di agricolture. Speriamo che l’evidenza derivante dal primo bando della 16.10, ma ancora più da quello attuale, faccia iniziare a ragionare da ora sulla necessità di parlare di agricolture come si parla di artigianato e di industria. Ad oggi noi abbiamo un’agricoltura quantitativa, in grado di affrontare i mercati esteri, un’agricoltura del just-in-time e della logistica, che anzi richiede maggiori investimenti nella catena del freddo. Ricordiamo che l’80% del prodotto orticolo di Latina viene lavorato fuori regione ed è lì che bisogna incidere con investimenti forti. Allo stesso tempo, però, abbiamo un’agricoltura in cui oltre il 25-26% del valore è data dai servizi, dal sociale e un’agricoltura fatta di qualità e di piccoli apprezzamenti che devono ottimizzare e legare il proprio prodotto al territorio e la capacità legata all’economia materiale e soprattutto immateriale.

Questo richiede una nuova idea di PSR che parte dal ragionamento di agricolture. Se riuscissimo a praticare questo obiettivo potremmo finalmente ragionare per un vero rilancio della ruralità laziale.

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