Latina

L’impegno e la prospettiva progettuale di ELP sono caratterizzati da una multidisciplinarietà che si articola

all’interno della dimensione rurale. Nella Provincia di Latina, tuttavia, è quanto mai cruciale l’imprinting

derivante dal tessuto produttivo agricolo in termini classici. Per questo le direttrici lungo le quali si intende

muovere sono:

– quantità di qualità : il riconoscimento della qualità non necessariamente deve sostituirsi a quello della

produzione su ampia scala. E’ necessario che vengano riconosciute la qualità e le peculiarità di quei

prodotti che pur essendo coltivati su vasta gamma rappresentano un paradigma di eccellenza

qualitativa: il microclima, buone pratiche, terreno, amore e conoscenza dell’imprenditore della propria

azienda (mediamente di una dimensione che permette di essere competitivi senza perdere quel legame

che genera passione tra l’imprenditore e la sua attività) rappresentano alcuni dei fattori che

garantiscono la tipicità del prodotto;

– aumento del reddito, diversificazione delle attività economiche e delle produzioni e crescita

occupazionale;

– sostenibilità

Possibilità di integrare pratiche produttive virtuose e diversificate per la riduzione degli impatti

Partendo da queste tre trame progettuali sono molteplici le suggestioni e gli orditi che vanno ad

intrecciarsi con importanti effetti e ripercussioni in molteplici ambiti: dalla ricerca scientifica e umanistica

all’erogazione di servizi socio – sanitari, dalle attività turistiche alle infrastrutture, solo per citarne alcuni.

Quelle che seguono sono alcune linee progettuali definite nel corso dell’attività sul territorio svolta dalla

cooperativa ELP:

1. MELOGRANO.

In questi anni di formazione, divulgazione e informazione strutturata a stretto contatto con il tessuto

produttivo e sociale della ruralità del basso Lazio ed in particolare con la realtà pontina, alcune delle

tematiche maggiormente ricorrenti e che hanno maggiormente interessato nel corso degli incontri svolti,

sono riconducibili a due ordini di istanze e di obiettivi :

– ottenere un maggior riconoscimento economico per il prodotto agroalimentare;

– portare i produttori ad avere maggior peso nella filiera.

Partendo da questo assunto possiamo asserire che una delle progettazioni da noi proposte e che sta

incontrando maggior interesse da parte degli imprenditori agricoli locali è quella della riconversione di una

parte delle loro produzioni in melograno. Ad oggi possiamo asserire che circa 30 produttori per un totale

di oltre 50 Ha sono interessati a questo percorso.1

L’aspetto sicuramente più interessante e parzialmente innovativo pivot di tale discorso è quello

riguardante la trasformazione del prodotto in output (succhi, spremuta con altri prodotti – kiwi,

carota…)2 capaci di accrescere fortemente il peso nella filiera del valore.

L’avvio di tale percorso richiede però la possibilità di importare il quantitativo necessario di piante in

tempi brevi e, ad oggi, sono presenti alcune difficoltà giacché le cultivar maggiormente produttive sono

vincolate a royalty (cultivar provenienti dalla Spagna) ed è pertanto opportuno, attraverso accurate

attività di studio e ricerca, definire possibili soluzioni alternative.

Indubbiamente la ricerca e la sperimentazione attiva in Italia – si pensi al CRA – potrebbe

rappresentare un valido supporto nella definizione di cultivar idonei e fortemente attinenti al territorio

in oggetto, tutto ciò, ovviamente, nel medio-lungo periodo.

Lo sforzo da compiere per essere competitivi è volto non solo alla produzione ma anche a garantire la

strutturazione della filiera della trasformazione, con i processi e gli indotti ad essa connessi. Se vogliamo

avere una vera ricaduta sul territorio in termini di crescita sociale, economica e produttiva, prendendo

spunto da suggestioni keynesiane, sarebbe fondamentale strutturare un percorso che garantisca ai

lavoratori una ripartizione degli utili derivante dai processi di trasformazione. Questo è quanto mai

importante in un territorio (caratterizzato dalla forte presenza di migranti) in cui l’integrazione è una

scommessa da vincere sia per il tessuto produttivo, sia per gli aspetti sociali e culturali.

2. MIGRANTI

La nuova composizione della società italiana è influenzata anche dalla presenza di persone, culture, abitudini

che provengono da diverse aree del Mondo. La presenza o meno di gruppi e comunità di immigrati è

condizionata, a sua volta, dalla possibilità di trovare impiego (non potendo far valere titoli o esperienze

pregresse, o non avendone, il “lavoro immigrato” si concentra prevalentemente nella manodopera agricola

e nei servizi alla persona); da qui nella Pianura Pontina la forte presenza di immigrati che svolgono attività

lavorativa in agricoltura.

Questa nutrita e composita presenza è senza dubbio un’ opportunità, in termini produttivi, culturali, sociali,

ma vanno affrontati i nodi che si collocano laddove è necessario portare alla luce lavoro sommerso e

sottopagato, condizioni di vita e di lavoro precarie, condizioni abitative insoddisfacenti, difficoltà a muoversi

autonomamente e in sicurezza, problemi nell’accesso all’assistenza sanitaria e ai servizi.

Questi brevi cenni, che fanno riferimento ad una situazione in realtà ben più complessa e articolata,

descrivono un territorio in cui la pratica agricola e le attività connesse alla filiera agroalimentare si

mescolano a tematiche sociali rilevanti come quello della mediazione culturale, dell’assistenza sanitaria,

delle infrastrutture e dei trasporti.

Si pensi a tal proposito all’iniziativa da noi promossa il 30 Maggio dello scorso anno presso la sede della Cooperativa

1

La Mediana, avente come oggetto il tema della riconversione in melograno che ha visto partecipare oltre 150 persone

tra esponenti del mondo imprenditoriale e quello istituzionale

Immaginare un succo realizzato con scarti di produzioni , ma allo stesso tempo di qualità e geo-referenziati, si pensi

2

al Kiwi di Latina e al Sedano Bianco di Sperlonga, oltre a garantire un innegabile appeal di marketing rappresenta una

ottima strategia per incrementare il reddito anche su produzioni già esistenti.

In relazione all’ultimo punto si sottolinea come il problema della mobilità sia particolarmente sentito

nell’areale di riferimento, dal momento che alla presenza delle caratteristiche “migliare” della bonifica

(che corrono a ridosso di fossi e linee d’acqua e sono spesso sprovviste di percorsi pedonali/ciclabili in

sicurezza) e di strade con scarsa o insufficiente illuminazione si aggiunge la tendenza sviluppata da parte

della manodopera agricola a spostarsi in bicicletta o a piedi, con esiti evidenti e già tristemente noti.

Contestualmente, dal punto di vista sociale risulta fondamentale lavorare sulla direttrice sanitaria e

culturale. In particolare è importante garantire da un lato interventi flessibili del Servizio Sanitario

Regionale attraverso, ad esempio, presidi medici organizzati in modo flessibile (e, per alcune funzioni

sanitarie anche itineranti , in grado cioè di raggiungere le persone che s’intende prendere in carico),

dall’altro servizi in grado di agevolare comunicazioni ed informazioni tra famiglie di studenti migranti e

istituzione scuola.

Ci siamo volutamente soffermati sulla delimitata dimensione del rapporto scuola – famiglie migranti –

studenti poiché riteniamo che lo stesso rappresenti uno dei fondamentali pilastri per garantire la piena

inclusione. Allo stesso tempo però non possiamo dimenticare quanto sia necessario anche per gli adulti

raggiungere un adeguato livello di conoscenza degli strumenti linguistici e culturali italiani; in riferimento a

ciò, si pensi all’ambito lavorativo e alla possibilità di formarsi e qualificarsi, alla possibilità di conoscere gli

strumenti economici e finanziari che la Regione e l’UE mettono a disposizione per avviare e rafforzare tali

processi.

Quest’ultimo passaggio diviene fondamentale nell’ambito lavorativo, soprattutto per quanto riguarda l’avvio

di attività imprenditoriali autonome. In questi anni, attraverso corsi di formazione e seminari da noi

sviluppati, abbiamo riscontrato su questo territorio molteplici percorsi (avviati o in procinto di essere tali)

volti alla costituzione di imprese gestite da migranti stessi: potremmo portare l’esempio dei floricoltori

indiani o di produttori di pomodori albanesi, ma sapremmo che solo una parte di quei percorsi sono quelli

che riescono a passare dal desiderio all’avvio vero e proprio.

Ciò accade per vincoli burocratici, fiscali e per restrizioni esercitate dagli istituti bancari; medesimi vincoli e

limitazioni che, troppo spesso, sono gli stessi che impediscono ai ragazzi italiani che non possiedono

garanzie patrimoniali proprie o di famiglia di avviare attività proprie. Per cui diviene fondamentale facilitare

l’accesso al credito, da un lato, e l’avvio di start-up, nel senso di facilitazione procedurale, assistenza

professionale, incubazione, dall’altro.

Non meno importante, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro, risulta la costituzione di

cooperative di lavoratori in grado di gestire il rapporto domanda – offerta evitando dinamiche

“caporaliste” che troppo spesso caratterizzano la produzione agricola – e, soprattutto, la presenza una

offerta lavorativa competente, formata continuativamente, professionalmente capace di rispondere alle

esigenze della domanda e della richiesta di figure professionali adeguate ai cicli che l’agricoltura impone.

Questo percorso rappresenta un ulteriore step verso il raggiungimento di quella cornice di legalità quanto

mai necessaria per un territorio come quello pontino già fortemente segnato dall’attività della criminalità

organizzata, fortemente presente anche nel comparto primario e nel suo indotto

In ultima analisi è importante considerare che il legame con la produzione passa attraverso la

considerazione del fatto che i lavoratori sono anche consumatori. Persone che manifestano gusti e

attitudini di consumo che portano ad una forte segmentazione della domanda in campo agroalimentare. Da

qui l’opportunità per diversificare le produzioni attraverso nuova offerta, spontanea o indotta (ad es

sperimentazioni culinarie tese al “sincretismo di qualità”) con tutto ciò che ne deriva in termini economici.

3) CLUSTER – Ricerca e Innovazione

Il territorio della Provincia di Latina, ed in particolar modo la piana Pontina è caratterizzato da una

importantissima produzione agricola che necessita continuativamente di innovazione, aggiornamento e

scambio di saperi sia per quanto concerne i prodotti che i processi. Ciò rende quanto mai fondamentale la

strutturazione di un cluster dell’agrifood in cui le economie di scopo tra aziende, unitamente alla presenza di

centri di ricerca e sperimentazione (che trova una corrispondenza nella presenza “storica” della filiera

legata al mondo delle tecnologie chimiche e farmaceutiche) sviluppi attività legate al marketing, al design,

alle consulenze professionali ed a laboratori di analisi.

Contestualmente, la definizione di un cluster fisico deve rappresentare non solo la definizione di uno

scambio di esperienze, professionalità e servizi in grado di generare eccedenza attraverso la messa a

sistema dei nodi della rete ma può stimolare la riduzione di alcune dispersioni economiche che si danno a

causa di una mancanza di economia di scala. Si pensi, qui, al proliferare del numero di cooperative dedite

alla commercializzazione ed all’internazionalizzazione del prodotto che crea una debolezza endemica

nell’offerta, soprattutto con riferimento a quei Paesi esteri in cui i competitor molto spesso garantiscono

una presenza più omogenea. Oppure si pensi alla necessità di garantire una logistica integrata in grado da

un lato di offrire innovazione e qualità (picking, packaging standardizzato, e abbattimento degli impatti

ambientali ad esso connessi), dall’altro capace di darsi in termini di intermodalità (si pensi all’avvio della

“autostrada del mare” ma anche, in prospettiva, all’utilizzo del piccolo cabotaggio; alla necessità di ridurre il

trasporto su gomma; alla potenziale importanza dell’utilizzo del reticolo idrografico – sia di derivazione

orografica che antropica – per gli spostamenti a corto raggio), per raggiungere l’efficienza necessaria per

coniugare l’attività di produzione con la filiera.

In tale ottica, la piena valorizzazione di un territorio come quello della Valle di Mazzocchio (in cui

coesistono pratica agricola, stabilimenti produttivi dismessi, infrastrutture di bonifica ad alto valore

storico, funzionale e paesaggistico e aree a valenza ambientale), deve partire dall’integrazione di interventi

finalizzati all’aggregazione dell’offerta, alla diversificazione colturale, alla riduzione degli impatti della pratica

agricola, con attività di recupero strutturale del patrimonio edilizio esistente e la riqualificazione funzionale

di strutture e potenziamento infrastrutturale (“brownfields” e impianti idrovori, canali, strade e

collegamenti su rotaia ecc.), mirata all’inserimento di attività fondamentali per la creazione del cluster di cui

prima.

In aggiunta si pensi alle possibilità offerte dall’inserimento di un sistema di ospitalità e fruizione turistica

fondato da un lato sulle attrattive paesaggistiche, naturalistiche, storiche ed enogastronomiche del

territorio in oggetto, dall’altro sulle attività di ricerca e sviluppo.3

4) TURISMO E SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE

Il territorio in oggetto è fortemente caratterizzato dalla presenza di numerosi canali di bonifica e migliare.

La combinazione di queste importanti infrastrutture a rete si pone sia come tratto distintivo paesaggistico,

sia come potenziale risorsa su cui intervenire per offrire, la possibilità di pensare ad una razionalizzazione

della viabilità locale – sebbene questa possa apparire come una problematica apparentemente slegata dal

ragionamento generale. Si fa presente che la manodopera migrante impiegata nelle aziende pontine si

sposta, a tutte le ore del giorno e della notte, in condizioni di estrema pericolosità per la propria e l’altrui

Si veda a titolo informativo il caso studio “GreenLink”

3

http://www.arsialweb.it/greenlink/DOC/ArsialPP4ITcasostudio.pdf

incolumità – in direzione della creazione di percorsi pedonali e ciclabili sicuri ed efficienti. Occorre anche

mettere a sistema il reticolo idrografico e i percorsi “off-road” nell’ottica della diversificazione e del

rilancio dell’offerta turistica territoriale (come già sottolineato da molti studi – si veda nota a piè di pagina).

In particolare (come per Rieti la navigabilità del Tevere) provvedere alla riqualificazione della “littorina” di

Terracina per attrarre flussi turistici green che possano coniugare bici e trekking con treno e barche,

rappresenta una delle prove importanti da affrontare per raggiungere un’ offerta di qualità; avvicinare il

cuore della metropoli romana alle dune di Sabaudia, piuttosto che al Tempio di Giove attraverso un

corridoio verde diviene fattore determinante.

In tal ottica si può immaginare un progetto teso a valorizzare turisticamente – con modalità ecocompatibili

– l’area dell’Agro Pontino (provincia di Latina) al fine di stimolare lo sviluppo economico e sociale dello

stesso, in particolare nel comparto agro-alimentare e dell’ospitalità.

Le linee direttrici di intervento sono:

o Formazione

Rivolta ai soggetti chiamati ad una partnership attiva nel progetto (aziende agricole, agriturismi ed ospitalità

in genere, fornitori di servizi vari, persone in cerca di prima occupazione o riqualificazione, etc.).

L’intervento formativo prevede attività in aula ed in esterno volte a fornire gli strumenti cognitivi e

gestionali necessari alla creazione e gestione di flussi turistici circa tematiche dedicate.

o Operatività

Con il coinvolgimento attivo di istituzioni operanti sul territorio (enti locali quali Regione, Provincia,

Comuni, CCIAA, Parchi, associazioni imprenditoriali, Università, comunità religiose etc.). L’impegno degli

enti si rivolge alla creazione delle condizioni operative, amministrative e di investimento volte alla fruibilità

del territorio.

Il Fine generale del progetto è di mettere a sistema le potenzialità dell’ offerta (archeologica, artistica,

paesaggistica, artigianale, religiosa, enogastronomica, etc.) con strumenti di fruizione ed accesso compatibili

con l’ambiente ed aventi per loro natura effetto socializzante, salutare ed ecocompatibile (treno, bus, traino

animale, ciclo, navigazione a voga, trekking, etc.).

Ciò si traduce nella creazione di un flusso turistico al di fuori del periodo meramente estivo, allungando la

stagionalità al periodo ottobre-maggio (autunno, inverno, primavera), a favore delle imprese operanti nel

settore dell’ospitalità e della produzione/trasformazione agroalimentare, segnatamente aziende

agrituristiche ed agricole. Si tratta di sfuggire allo stallo dell’offerta limitata al connubio estate/spiaggia che,

per quanto apprezzabile, limita la fruizione del territorio e le sue possibilità di sviluppo e conseguente

beneficio sociale in termini di sviluppo economico e di occupazione.

Finalità parallela è l’avvicinamento del pubblico a tutte quelle attività agricole di cui si percepisce solo il

prodotto finito e non la scansione produttiva e temporale. Più in generale sensibilizzare i pubblici nei

confronti del territorio.

o Situazione attuale

Attualmente l’offerta turistica è incentrata nel settore balneare e concentrata di conseguenza nel periodo

estivo, con un picco sostanzialmente limitato al mese di Agosto. Tale condizione determina una forte

presenza umana in un arco temporale breve, con impatti negativi in termini di traffico veicolare,

inquinamento, qualità dei servizi offerti. Se da un lato è auspicabile che l’afflusso turistico permanga alto

nella stagione estiva, è opportuno un impegno particolare nella gestione di tale picco stagionale.

o Potenziale

La provincia di Latina gode di una ideale combinazione di fattori che combinati tra loro possono esercitare

una forte attrazione al di fuori del periodo estivo e balneare. In particolare:

● naturalistici: clima, montuosità, pianure, costa, isole, laghi

● produttivi: produzioni tipiche agroalimentari (prodotti caseari, ortofrutticoli, vini, carni lavorate,

panificazione, etc.)

● artistici/culturali: siti archeologici, edifici sacri, architettura moderna (razionalismo)

● antropologici: migrazioni legate alla bonifica dell’ agro pontino

● manifestazioni ed eventi di varia natura: feste, sagre, etc.

5 ) PRODUZIONE E SOSTENIBILITA’

Per fare ciò la riqualificazione dei canali della bonifica e delle migliare passa necessariamente attraverso la

presenza di aziende agricole sull’ areale in oggetto in grado di garantire una produzione pienamente

sostenibile; così come diviene fondamentale una piena riqualificazione dei corsi d’acqua attraverso processi

di fito-depurazione garantiti mediante vegetazione ripariale4 .

Allo stesso modo è necessario supportare buone pratiche agricole in grado di rigenerare il terreno senza

depauperarlo delle qualità organiche e minerali. In questa ottica, già da anni, grazie al lavoro di accorti

tecnici, la tecnica di solarizzazione sta garantendo l’adeguato approccio alla tematica.

A nostro avviso tale processo deve divenire un punto fermo del tessuto produttivo locale, incentivato e

promosso mediante formazione, informazione e consulenza.

Il che evidenza in modo netto la necessità di una dialettica continuativa tra ricerca, tessuto produttivo,

tecnici sul campo e sperimentazioni .

Sono molteplici le soluzioni che potrebbero nascere dalla condivisione di saperi tra questi mondi: un primo

problema segnalato dai nostri interlocutori sul territorio, che richiederebbe un confronto futuro, è quello

legato alla presenza di agenti infestanti (si veda il caso diffuso dei Nematodi : parassiti che danneggiano le

produzioni e si sviluppano in terreni prevalentemente sabbiosi e impoveriti) ed al negativo impatto che

essi hanno sulle produzioni (e in via indiretta sulla salute, l’ambiente e la qualità delle acque, in virtù dell’uso

di fitofarmaci da parte degli agricoltori – qui torna centrale il tema della formazione in materia) esistenti sul

territorio.

Uno dei punti fermi del nostro ragionamento parte dal dato che l’elevata produttività di questo territorio, e

la conseguente quantità di prodotto, non sia contrapposta al concetto di qualità, anzi .

In considerazione di ciò , reputiamo fondamentale fornire ulteriore valore aggiunto ai prodotti agricoli

attraverso il riconoscimento (nei casi opportuni) dei marchi di tutela; percorso che deve riguardare non

4

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Bastano%20pioppi%20e%20tamerici%20per%20risanare%20i%20terreni%20

dellIlva.aspx

http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/45275.htm

solo eccellenze agroalimentari di nicchia, ma rivolgersi a quelle produzioni fortemente presenti sul

territorio e che garantiscono il reddito principale per centinaia di imprenditori . Queste referenze in milioni

di cucine di tutta Europa dovrebbero divenire i principali testimonial per il nostro territorio. Tra i prodotti

che possono avere un forte impatto sul mercato troviamo, ad esempio lo “Zucchino Nero”.

Il processo di valorizzazione mediante il binomio territorio – prodotto è particolarmente importante per

quelle zone non dedite tradizionalmente alla ricettività, ma che potrebbero divenire palcoscenico

importante nell’ambito di quella nicchia di turismo dedita alla riscoperta dei paesaggi, dei borghi, dei sapori

tipici e del contatto con la natura.

Nella Provincia di Latina l’attività turistica ed i benefici (e gli impatti) da essa derivanti, trovano spazio

prevalentemente nella zona costiera, che seppur con difficoltà endemiche sta immaginando traiettorie di

rilancio in grado di renderla maggiormente competitiva (in termini quantitativi) nel panorama dell’offerta

turistica internazionale.

Indubbiamente tali dinamiche saranno in grado di incrementare complessivamente la capacità dell’indotto

che continuerà ad essere legata ad un turismo stagionale. Una parziale soluzione, volta alla

destagionalizzazione è rappresentata dal rilancio di quelle aree dell’entroterra, caratterizzate dai paesaggi

suggestivi dei Lepini, degli Ausoni e degli Aurunci; territori ricchi di tradizione, eccellenze

enogastronomiche, storia e cultura.

Le zone agricole di queste aree sono contraddistinte, tratteggiate e rese uniche dalla secolare presenza di

impianti olivicoli. I terrazzamenti e la tradizionale coltivazione degli olivi fanno sì che l’olio e le olive siano

elemento fondamentale nell’economia locale (non solo in termini di produzione).

Produrre olio e olive, nell’entroterra della Provincia di Latina, vuol dire continuare a praticare un territorio

custodendolo e salvaguardandolo sia dal dissesto idrogeologico, sia dai danni e gli abusi di origine antropica.

Custodire un territorio non vuol dire soltanto difenderlo in termini resistenziali ma farlo vivere,

promuoverlo, far crescere l’occupazione e il tessuto produttivo, sia esso agricolo, manifatturiero

(artigianato) o dei servizi. Una ruralità intesa in termini di sistema territoriale, non può essere sinonimo di

una nube di individualità isolate, seppur vicine: paradigma di incapacità progettuale che affonda le sue radici in

molteplici fattori (mancanza di cabine di regia, interessi corporativistici, non volontà di andare oltre il

proprio uliveto).

Fare sistema significa, invece, essere in grado di promuovere in termini innovativi e con maggior forza il

territorio e le filiere. Fare sistema vuol dire garantire un’offerta turistica articolata su un areale

potenzialmente attraversabile da sentieri fruibili in varie modalità ( trekking, cavallo, bici) e volti a soddisfare

diverse esigenze (promuovendo, laddove possibile, la piena fruibilità anche all’utenza diversamente abile);

significa anche avere la capacità di attrarre non solo la domanda di prossimità ma anche quella

internazionale5. Capacità che si traduce anche in una crescita della competitività dell’offerta agroalimentare,

con particolare riferimento alle referenze principe: olio ed olive da tavola.

Un prodotto che vuole essere attrattivo per una domanda globale (sottolineiamo come i due prodotti su

citati non siano deperibili a breve termine, per cui permettono di essere commercializzati anche in zone

più lontane) deve rispondere a standard elevati, ciò richiede necessariamente tracciabilità e marchi di

qualità; pertanto risulta fondamentale praticare tutti quegli iter che possano garantire maggior valore

aggiunto a tali prodotti.

Si pensi a come la Provincia di Lecce sia stata in grado di invogliare i flussi turistici – solitamente attratti dalla

5

stupenda costa – a conoscere, attraversare e sperimentare anche l’entroterra .

SUGGESTIONI

Da quanto sopraindicato e dalla volontà di veicolare il connubio territorio-prodotto si articola un

ragionamento in grado di porre a sistema il tessuto produttivo agricolo (con particolare attenzione

all’accezione multifunzionale) sia con quelle associazioni, quelle realtà della società civile che hanno come

scopo sociale la valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico , sia con le realtà dedite ad attività

sportive che fanno della dimensione rurale e/o naturalistica il proprio palcoscenico.

In tale ottica Agia e l’Associazione culturale Ta’m Terrae intendono coniugare la riscoperta degli antichi

sentieri dei Briganti con la strutturazione di percorsi/aree (sport, escursionismo, leisure) tematici integrati in

grado di mettere a sistema la ricezione agrituristica e rurale.

Contestualmente si sta strutturando un lavoro di ricerca e di inchiesta volto a studiare la filiera olivicola

con particolare attenzione agli output olio e oliva da tavola: dalla produzione alla commercializzazione sia

volta al locale, sia all’estero. Riteniamo di particolare interesse capire quali sono le capacità di penetrazione

di questi prodotti in particolare in quei contesti- europei in specie- che si sono caratterizzati storicamente

attraverso una emigrazione italiana fortemente integrata , di quanto il tessuto produttivo locale sia

interessato ad essi, specialmente per quanto concerne il comparto Ho.Re.Ca.

Allo stesso tempo riteniamo fondamentale favorire processi di integrazione dell’offerta e inter-filiere in

grado di dare avvio a reali processi di cooperazione tra produttori (necessari tanto per rilanciare il

comparto ed il territorio, quanto per definire un’offerta realmente competitiva) ma anche tra segmento

produttivo, attività turistica e ricettiva, ristorazione e quanto in grado di promuovere in modo sistemico il

prodotto e il suo areale di riferimento (nelle molteplici accezioni: elementi naturalistici, culturali, storici,

paesaggistici).

Questi processi richiedono come presupposto fondamentale una cabina di regia in cui tessuto produttivo,

istituzioni, politica e società civile siano in grado di interloquire continuativamente e soprattutto, di definire

traiettorie e obiettivi condivisi attraverso un monitoraggio e un costante confronto reciproco. Sarebbe

importante, a tal fine, strutturare alcuni percorsi in grado di facilitare processi di governance e intensificare

la dialettica tra i nessi sopra citati. In particolare, in questo ultimo anno è emersa con forza, da un lato la

necessità dell’apertura di un ufficio ADA a Terracina, tra i più grandi comuni agricoli della Regione, dall’altro

l’esigenza di potenziare la rete informativa e divulgativa, partendo dal bollettino informativo sull’uso di

fitosanitari (reso obbligatorio dal P.A.N).