Verso Bruxelles #4

Precedente  Ed è questo ragionamento sulla ruralità, sulla dimensione non metropolitana, che, in un momento cruciale come quello in cui l’Unione Eurpea ed i suoi singoli Stati membri stanno ragionando ed immaginando la PAC post 2020, diviene centrale.

Molte possono essere le letture, le volontà e gli interessi, il dato inconfutabile è che molto molto spesso i territori rurali vivono, si immaginano (o vengono immaginati) e costruiti attraverso il secondo pilastro della PAC; al netto di qualsiasi considerazione strategica è evidente che l’agricoltura e lo sviluppo rurale siano divenuti quanto mai cruciali e centrali per gli enti territoriali (regioni e comuni). E molto spesso rappresentano l’acqua attraverso cui innaffiare la dimensione territoriale. Alcuni Stati hanno valorizzato questo assunto, altri hanno maggiori difficoltà. Indubbiamente un dinamismo, una lettura ed un lessico comune tra territori diversi e distanti; tra territori ed istituzioni regionali, nazionali ed europee; e tra tessuto sociale, economico e territori rappresenta la condizione necessaria per costruire il post 2020 e colorare le sfumature della ruralità, dando prospettive nuove e rafforzando i punti di forza attuali.

Lo sviluppo locale come prospettiva e come strumento passa necessariamente mediante un’interpretazione non identitaria e perimetrata del territorio, e richiede il superamento di logiche concertative o di “ripartizione localistica delle economie e dei centri di potere”, che possono (ammesso e non concesso) avere una ratio sullo scacchiere nazionale, ma che divengono catene foriere di staticità e debolezza in un contesto locale che deve valorizzare ogni suo nodo. Questo richiede, chiaramente, anche una nuova lettura ed un nuovo ruolo dei soggetti associazionistici e sindacali:realtà indispensabili e vettori fortissimi in una chiave “progettuale, relazionale, nel fare sistema e nel valorizzare le individualità” che ormai è l’unica praticabile in una contemporaneità politica, sociale ed economica che non lascia più spazio a sistemi “statici e logiche clientelari. In questo senso il lavoro di Copagri sul GAL e attraverso L’Osservatore, o quanto costruito dalla Cia Rieti con l’associazione Sabina Rurale e con il rafforzamento della connessione tra sociale ed agricoltura rappresentano alcune di quelle possibilità di far crescere in termini qualitativi e quantitativi l’agricoltura ed il territorio, garantendo e valorizzando le imprese agricole non solo in termini momentanei e con appuntamenti mensili, ma con lungimiranza e, soprattutto, sfruttando tutte le potenzialità; chiaramente questo percorso, più articolato e complesso, ma elevato impatto, richiede una relazione sinergica con “le altre dimensioni” e con le istituzioni, praticando un obiettivo condiviso e di sistema, in cui non serve mettere le bandiere, ma raggiungere il risultato. E, soprattutto, non ragionando solo in termini di “utilizzo delle risorse disponibili”, ma, anche, lavorando per traiettorie innovative e cercando di incidere in fase di “costruzione”. Incidere a monte del sistema e non a valle. Anche con tale obiettivo nasce questo incontro. …CONTINUA

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