APPUNTI DI VIAGGIO per una costituente sulla ruralità

Frosinone 26/6/2017

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Provo a riportare alcuni dei ragionamenti emersi ieri, non seguendo una logica temporale, ma in termini istintivi quasi emotivi, cercando, ovviamente, di mantenere la barra a dritta in termini progettuali (ergo razionali).

Sinceramente ieri ero emozionato e preoccupato poiché la giornata si presentava articolata e densa di argomentazioni; con registri differenti ed innumerevoli focus e richiami temporali/progettuali.

La mappa utilizzata come promemoria e dall’elevatissimo coefficiente di difficoltà interpretativa è stata paradigmatica in tal senso.

Nonostante le preoccupazioni, ritengo che la giornata sia stata proficua, strategicamente fondante, densa di spunti e, soprattutto, in grado di alzare l’asticella del “ragionamento”, sia politico che progettuale

Ed è da questo dato da cui voglio partire. I vari interventi, così come le suggestioni flash e gli spunti successivi hanno delineato in termini interessantissimi l’ambito teorico su cui innestare e sviluppare le nostre attività; il pivot dialettico, argomentativo, attraverso cui costruire reti, o porsi  in relazione -dato cruciale emerso ieri – con quei network sociali  e civili già operanti sul territorio rurale.

La ruralità come sistema costituente, come ambito di costruzione e definizione di un sistema economico-sociale che faccia della cultura, dell’agricoltura, del turismo e della creatività il proprio punto di forza.

Un milieu che valorizzi e rafforzi le reti economiche, e che, contestualmente, abbia come piattaforma programmatica una chiave di sviluppo sociale e sostenibile.

Una dimensione politico-progettuale in cui il territorio “non metropolitano” trovi una dignità, una capacità organizzativa e di relazione (declinata in termini endogeni, tra territori, con le istituzioni –  necessaria e da perseguire come obiettivo irrinunciabile poiché conditio sine qua non per quella programmazione negoziata che deve rappresentare uno degli obiettivi da raggiungere) in grado di costruire attraverso lo sviluppo territoriale una “dimensione” progettuale di qualità – che bypassi quella modalità di finanziamento a pioggia,che troppe volte serve a foraggiare filiere e consolidare posizione di potere  – che dia anche effetti importanti in termini di “sociale” e nella capacità di  <<ridefinire>> il rapporto tra cittadini ed istituzioni, mediante il ruolo dei territori. Mai intesi in termini perimetrati, ma perimetranti.

La ruralità come laboratorio sociale e di governance, attraverso il pieno sviluppo delle potenzialità offerte dai fondi strutturali, da quelli diretti e da ulteriori traiettorie da percorrere.

Il  nostro lavoro (..qualcuno più bravo parlerebbe di “mission”) punta a valorizzare in termini estremi i fondi strutturali ed i fondi diretti e avviare un lavoro ampio ed articolato sullo sviluppo territoriale. Questo percorso iniziato dalla Cooperativa alcuni anni fa, ed andato avanti a geometrie variabili, con strappi, alta e bassa frequenza è ora entrato in una fase cruciale, in cui il lavoro sui GAL, sui distretti e sulle connessioni sta prendendo forma in modo importante.

Possiamo parlare di “passaggio di fase” e di un processo organizzativo e di lavoro, che con difficoltà enormi, ha sempre avuto la rabbia e la passione, forse la follia, di  articolarsi in una triplice traiettoria:

  • progettuale
  • associativo-organizzativa
  • teorico – politica

La prima, chiaramente, ha rappresentato il vettore principale, e deve continuare a rappresentare quel cardine attraverso cui mettiamo a valore skill, know how, percorsi e desideri. La progettazione – dalla parte teorica a quella di analisi, dallo sviluppo dei vari progetti alle relazioni da costruire – è lo strumento attraverso cui porre in rete Comuni, territori, UE, tessuto sociale ed imprenditoriale, costruendo economie immediate e, soprattutto, prospettive. Costruire insieme il presente ed il futuro  della ruralità.

La seconda è stata spesso foriera di rapporti complessi, di avvicinamenti e di conflittualità con le associazioni di categoria; ad oggi dobbiamo riconoscere l’estrema funzione ed il ruolo unico in termini aggregativi e di capacità informativa/territoriale di queste realtà. Ma, allo stesso tempo, sono evidenti le difficoltà e, troppo spesso, il non desiderio di queste soggettività di ragionare e praticare un ruolo “contemporaneo”, che vada oltre la sola rappresentatività (sempre più in crisi) e divenire fattori ed attori di crescita sociale del territorio. Laddove questo iter è stato intrapreso e viene percorso le “innovazioni sociali ed organiche” sono palesi, pensiamo al lavoro ed alla sinergia data nella costruzione dei GAL, pensiamo al lavoro intrapreso sulla provincia reatina.

Nonostante questi elementi “estremamente positivi”, emerge con chiarezza la forte caratterizzazione autonoma del nostro percorso, derivante non tanto da una logica ideologica ma dal riscontro oggettivo di come, troppo spesso, le nostre traiettorie si diano in termini addirittura conflittuali con le posizioni oligopolistiche e “conservative dello status quo” – troppo spesso legate a logiche individualiste e concertative – di improvvisati caudillo territoriali o delle realtà associative.

Chiaramente questo dato rischiava di essere un freno alla capacità di lavoro e di impatto della cooperativa e dei vari soggetti, professionisti con cui abbiamo iniziato questo viaggio. Nonostante l’oggettiva apertura della Regione ad un lavoro maggiormente “sistemico” sui territori, pensiamo ai distretti, al lavoro sulle reti imprenditoriali ecc, continuava a mancare quella “interpretazione sistemica” in grado di darsi in termini di dinamo

E’ da anni che cerchiamo una soluzione a tale “collo di bottiglia”, e ieri sono emerse due letture/percorsi che alzano di molto il livello del ragionamento.

Da un lato il ragionamento esposto da Vittorio sulla compenetrazione di alcune delle nostre traiettorie con l’attività avviata dalle molteplici reti sociali e civili presenti sui territori, mantenendo, chiaramente, la loro autonomia e costruzione relazionale/politica. La possibilità di avviare siffatto percorso rappresenterebbe, indubbiamente, un’innovazione mostruosa e foriera di molteplici effetti per le nostre progettualità.

Dall’altro la suggestione di Daniela e di Claudio, volta ad immaginare una “cinghia di trasmissione” tra la Politica e gli stakeholder della progettualità e della ruralità,  in grado di disegnare, raccogliere input territoriali, costruire  e rafforzare reti in una prospettiva pionieristica ed innovativa nella lettura e nell’interpretazione della discontinuità del territorio rurale rappresenta un livello avanzatissimo ed una sfida estremamente avvincente, che siamo ben pronti ad affrontare. Qui e ora.

Matteo

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