Il GAL oltre il GAL: progettare la ruralità

Il post discute il ruolo dei GAL come potenziale “cabine di regia” delle politiche di sviluppo che interessano la loro area geografica, oltre il loro PSL.

A cura di : Antonio Bonetti – Matteo Salvadori

Un Gruppo di Azione Locale (GAL), come già evidenziato in un precedente post pubblicato il 12 agosto scorso, ha già in nuce la missione di svolgere il ruolo di agenzia per lo sviluppo dell’area geografica interessata dal Piano di Sviluppo Locale (PSL), ma se assumiamo la difficoltà di progettazione “sistemica”, la mancanza di governance bidirezionale in un territorio esteso e attualmente disarticolato come quello delle ex Province, le difficoltà derivanti anche dalle modifiche istituzionali in fieri, possiamo immaginare l’importanza di una “stretta” collaborazione, prima istituzionale e poi progettuale, fra territori interni e periferici (attualmente senza giurisdizioni “intermedie”) e Regione. In tal senso il GAL, che in parte è già un soggetto portatore di un nuovo modello di rappresentanza degli interessi delle varie categorie produttive e sindacali e della società civile, potrebbe rappresentare, come già anticipato nel precedente paragrafo, il soggetto territoriale in grado di recepire, interpretare, promuovere strategie territoriali innovative e più inclusive.

A fronte di politiche regionali poco attente ai divari territoriali di sviluppo, al ritardo con cui si sta avviando la Strategia Nazionale per le Aree Interne (strategia di respiro nazionale prevista dall’Accordo di Partenariato sui Fondi SIE, su cui vi ritardo e, fin qui, quasi finita nel dimenticatoio nel Lazio) e allo stesso ritardo con cui procede l’attuazione del PSR regionale – probabilmente l’unico programma pluriennale in grado, almeno in parte, di contrastare i divari interregionali – una riflessione su nuove strategie di sviluppo locale nelle aree interne e nelle aree periferiche è quanto mai necessaria.

E’ anche sull’abbrivio di queste ultime considerazioni che si può affermare che i tempi sono ormai maturi per effettuare un’analisi sull’adeguatezza rispetto al potenziale ruolo di “cabina di regia” delle politiche di sviluppo locale dei nuovi GAL e su come, se del caso, rafforzarne la base associativa e lo staff tecnico.

Stante il fatto che si tratta formalmente di Partenariati Pubblico Privato (segnatamente di associazioni private con una base associativa mista) e non di enti istituzionali, qualora ve ne sia la volontà politica, i GAL potrebbero davvero dimostrare di avere degli elementi di superiorità nella gestione di determinate politiche pubbliche (anche aggiuntive rispetto a quanto previsto dalla normativa europea) rispetto ad altri enti intermedi di secondo livello che hanno funzioni specifiche, quali sono le Comunità Montane e altri normati dal TUEL.

E’ chiaro che per ipotizzare un processo di empowerment dei GAL di tale portata, bisogna definire il “GAL oltre il GAL, in termini endogeni ed esogeni”. Altrimenti detto, significa ragionare su eventuali allargamenti della base associativa e sulla progressiva costituzione di un organismo con funzioni variegate ed efficiente, in grado di:

  • interpretare, dirigere e comunicare all’esterno il “sistema produttivo locale”, attraverso la partecipazione della pluralità di “reti” – imprenditoriali, istituzionali – interne ed esterne all’area geografica di riferimento;
  • definire, in seconda battuta, un più articolato sistema di “intese” e “protocolli operativi”, con le parti economiche e sociali, con gli enti locali (Comuni e non solo) e con gli enti di governo sovra-ordinati, in primo luogo la Regione.

Il GAL come “cabina di regia” (o, se si preferisce, come “cabina di compensazione” fra interessi diversi, ma anche fra capacità diverse di leggere il territorio, e anche fra capacità diverse di esprimere progettualità innovative), è una componente importante – quantunque non “istituzionale” – di un nuovo sistema di governo delle aree vaste che, fra l’altro, sia capace di favorire una più ampia partecipazione dei cittadini alla formulazione delle politiche pubbliche. Come scriveva alcuni anni fa l’ex Ministro Trigilia, «la dimensione della concertazione locale assume in ogni caso un ruolo primario. Ciò fa emergere il ruolo cruciale di buone reti cooperative fra soggetti collettivi pubblici e privati. Queste sono certamente favorite dall’esistenza di reti di relazioni tra soggetti individuali  [..] ma quelle fra soggetti collettivi facilitano a loro volta la cooperazione tra imprenditori, e tra questi e i lavoratori» (Trigilia 2005, p. 26).

Il GAL è una componente importante sia per guidare l’azione strategica in base alla traccia segnata dai Piani di Sviluppo Locale (PSL), il che richiede una conoscenza approfondita della logica alla base dei PSL e della loro coerenza con i fabbisogni di intervento del territorio, sia per andare “oltre” lo scopo dichiarato del GAL.

Andare “oltre” lo scopo dichiarato del GAL, infatti, significa anche intessere nuove relazioni territoriali e sviluppare nuove capacità analitico/interpretative, da un lato sostanziando interlocuzioni di tipo politico-amministrativo (verticali e orizzontali) orientate ad alimentare in modo continuativo processi di sviluppo endogeno a lungo termine (livello politico), dall’altro facilitando il processo di “amalgama” delle istanze locali per portarle alla visibilità e alla riconoscibilità politica necessaria sia per garantire una adeguata rappresentatività alle comunità locali, sia per poter incidere sulle scelte strategiche della programmazione regionale.

In sintesi, il primo importante scopo del GAL/“cabina di regia” delle politiche di sviluppo delle aree vaste è quello di armonizzare interessi e fabbisogni degli operatori locali, le spinte progettuali e gli indirizzi strategici di politica pubblica, entro e al di fuori dei limiti formali del GAL come “organismo intermedio” delegato ad attuare la Misura 19 del PSR.

A tale scopo è vitale, per ogni GAL, contribuire a tenere il livello strategico della progettualità espressa dagli operatori locali, rilevando, elaborando e valorizzando continuativamente le dinamiche emergenti e le peculiarità territoriali che rivestono un ruolo cruciale nella dinamica di sviluppo complessiva.

Questo significa non solo rafforzare ruolo e funzioni del GAL sul piano politico, ma anche potenziarne le capacità operative, rafforzando lo staff interno. In particolare, in un quadro generale di contenimento di bilanci e di finanziamenti pubblici, appare quanto mai necessario dotare lo staff di professionisti che abbiano una conoscenza approfondita dei vari strumenti di finanziamento pubblico disponibili, ma anche di attività e finanziamenti delle numerose fondazioni italiane, delle tecniche di formulazione e valutazione dei progetti, e non ultimo, delle tecniche di rendicontazione delle spese.

Andare “oltre” il GAL (come previsto dai regolamenti comunitari), infine, significa non solo cambiarne e rafforzarne profilo e orizzonte strategico e potenziare adeguatamente lo staff, ma anche lavorare su un ampliamento (e miglioramento) delle attività di animazione.

Le attività di animazione vanno potenziate soprattutto per due ordini di motivi:

  • va garantita la possibilità di esprimere la loro “voce” anche a quei portatori di interesse che, in genere, restano esclusi dai processi decisionali consolidati e/o schiacciati da élites sedimentate, corporazioni e rent-seekers locali;
  • diversi studi recenti evidenziano che, nel quadro delle dinamiche competitive internazionali attuali, i territori, per tutelare la competitività relativa locale, debbono saper valorizzare i comportamenti cooperativi, le competenze tacite di tutti i cittadini e la creatività. Questo perchè, più che mai, come scriveva magistralmente alcuni anni fa Camagni, ‹‹la competitività locale è intesa come fiducia e senso di appartenenza più che come pura disponibilità di capitale; come creatività più che come pura presenza di lavoro qualificato; come connettività e relazionalità più che come pura accessibilità; come identità locale al di là di elementi pure importanti come efficienza del sistema locale e qualità della vita›› (Camagni 2009, p. 69). Le attività di animazione dei GAL sono cruciali, pertanto, per bilanciare interessi contrapposti dei vari stakeholders e per sostenere processi cooperativi, in modo da consolidare nel tempo una costruttiva “coopetition” (cooperazione e competizione) fra di essi.

Riferimenti bibliografici

Camagni R. (2009), Per un concetto di capitale territoriale, in Borri D., Ferlaino F. (a cura di), Crescita e sviluppo regionale: strumenti, sistemi, azioni, F. Angeli, Milano, pp. 66-90

Trigilia c. (2005), Lo sviluppo locale. Un progetto per l’Italia, Laterza, Roma-Bari.

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