Italiani all'estero: un futuro ricco di opportunità

Quando parliamo di comunità italiane all’estero dobbiamo sempre tener presente che la comunità all’estero è tale solamente per la carica identitaria, per il retaggio di rapporti e relazioni che la comune origine le conferisce e solo secondariamente si può infatti connotare in virtù di una struttura demografica più o meno dinamica o di una particolare specializzazione professionale.
E’ proprio su questo aspetto che si sono concentrati alcuni studi, mettendo in risalto la peculiarità dell’emigrazione laziale all’estero, la creazione di comunità nei paesi di arrivo, la conservazione di relazioni e tradizioni anche in paesi e contesti sociali radicalmente diversi da quelli di  provenienza.
Ne proviamo a tracciare un brevissimo profilo storico/geografico dal secondo dopoguerra.
 
Le statistiche mostrano con chiarezza che nel periodo 1951-1990 si registra una forte polarizzazione tra aree che subiscono un notevole regresso demografico e aree che incrementano progressivamente il numero di residenti. In particolare nel periodo 1951-1971 sono le province di Viterbo, Rieti e Frosinone a perdere abitanti, mentre Roma e Latina funzionano come centri di attrazione. È quindi evidente che l’emigrazione ha giocato un ruolo importantissimo nello spopolamento progressivo di alcune province.
Come esempio possiamo prendere il caso dell’area Cassino-Sora. Tra il 1951 e il 1981 gli abitanti si sono ridotti da 81.388 a 60.325. In particolare, nel periodo 1951-1971 la perdita migratoria ha superato sensibilmente il saldo naturale della popolazione. Naturalmente, i dati di cui si parla non si riferiscono soltanto all’emigrazione all’estero, ma a tutti i movimenti di popolazione al di fuori della provincia.
Gli studi sulle aree di partenza hanno riguardato principalmente proprio la provincia di Frosinone, che non a caso risulta la provincia in cui l’emigrazione all’estero continua a rappresentare una scelta di massa sin verso il 1980. Tali studi si sono progressivamente incrociati con le ricerche e i progetti di ambito istituzionale, a partire dagli anni sessanta. Iniziava in quegli anni la stagione dei ritorni, che ponevano nuove e delicate questioni sociali. Emergeva quindi l’esigenza di approfondire il fenomeno e, parallelamente, l’emigrazione cominciava pure a essere percepita come possibile risorsa per lo sviluppo locale, in un’ottica di integrazione tra comunità emigrate e zone di origine.. Nel corso dei secoli si sono formate tra il Lazio e i paesi di emigrazione numerose catene migratorie, che hanno creato una fitta rete di rapporti economici tra i paesi, le valli e intere provincie del Lazio e le zone in cui gli emigranti si sono via via stabiliti.
Partendo da questi punti, l’idea della Cooperativa Elp, dell’Istituto F.Santi, di Agia Lazio e Aziende Aperte nel Lazio ( cosi’ come emerso durante l’incontro del 3 Dicembre , e come si può evincere sulle schede progettuali da noi riportate) stanno definendo in partnership una progettualità che mira a creare una relazione continua con le comunità di italiani all’estero attraverso la valorizzazione e la promozione di prodotti enogastronomici, offerta turistico-rurale con scambi culturali in termini bidirezionali.
Si vuole definire una vera e propria comunità che attraverso appuntamenti, festival e strumenti comunicativi sia in grado di condividere percorsi, dimensioni e strategie di valorizzazione reciproca partendo dal trinomio prodotto-territorio-cultura.
Abbiamo già scavato un solco importante in tal senso, attraverso  l’iniziativa promossa mediante la misura 133 del PSR Lazio con un appuntamento sviluppato nella Saar lo scorso Giugno.
Da qui a breve altre attività di questo tipo rappresenteranno l’architettura fondante per questa importante scommessa che vuole coniugare politica, progettualità, sviluppo di possibilità lavorative, sbocchi per il tessuto imprenditoriale e miscellanea culturali.
In tal senso il FAIM e il ruolo di Rino Giuliani risultano un ulteriore stimolo a definire traiettorie più ambiziose.
La sinergia strutturata  intende valorizzare il territorio  mediante la sintesi tra attrazioni culturali e filiere agroalimentari. Promuovere le potenzialità del territorio, stimolando contestualmente la memoria e lo strong identity link e far leva sul fortissimo appeal del food made in Italy rappresenta indubbiamente una forte innovazione in termini di processo.
La forte innovazione è garantita dalla strutturazione completa della “filiera turistica” partendo dalla promozione presso le comunità italiane all’estero previa incontri con stakeholders e promozione circuiti interni  sino all’accompagnamento e soprattutto all’ utilizzo del tessuto rurale come attrazione e sistemazione per i flussi.
 

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