La necessità di strategia e organizzazione per la ruralità.

Il convegno del 27 luglio svoltosi ad Amaseno in occasione dell’importantissimo festival “I love bufala”, descrive ed affronta in modo plurale, ma con attenzione e con spunti interessanti, la tematica dell’organizzazione di filiera, del prodotto e della ruralità.

Numerosi sono stati gli spunti e le argomentazioni che i differenti relatori hanno affrontato, indubbiamente di notevole spessore e qualitativamente impattanti, con difficoltà di ricondurli ad una unica chiave di lettura e di interpretazione in Italia. Detto ciò emerge con chiarezza e con forza la necessità di declinare in termini di strategia la ruralità, partendo dal prodotto e dalla filiera.

La stessa presenza nel festival i love bufala di diverse filiere – da un lato abbiamo il peperone DOP di Pontecorvo, dall’altro chiaramente la filiera bufalina, accompagnate dalla presenza dell’olio e dell’olivicoltura ed egregiamente rappresentate da Italia olivicola (tra le O.P. più importanti d’Italia) , sia al convegno del 27 sia al workshop in cui gli olii di qualità del Lazio hanno incontrato i prodotti della bufala – rappresenta e descrive quanto sia necessario ragionare in termini di filiera, sia orizzontale sia verticale.

La specificità di questa realtà che coniuga territorio e capacità produttiva in termini di valore aggiunto è stata espressa in termini paradigmatici dal consigliere Anasb, Davide De Prosperis che ha evidenziato come i due elementi essenziali ed imprescindibili per il comparto siano aggregazione ed innovazione.

Allo stesso tempo l’altro elemento indiscusso e che è stato trait d’union fra i vari interventi è la centralità del prodotto come pivot e perno, su cui (ed attraverso) cui immaginare e declinare un salto qualitativo del sistema rurale con particolare attenzione alla ruralità del Lazio. Questo aspetto che talvolta viene dato per scontato, rappresenta necessariamente il punto e l’incipit fondamentale per avviare e ragionare su una ruralità che sia sostenibile, sociale, innovativa ed in grado di generare reddito. Detto ciò, se questo rappresenta la CONDITIO SINE QUA NON per ragionare sul rilancio e sul rafforzamento del tessuto produttivo e socio-culturale della ruralità laziale, fondamentale è la necessità di strategia che nasce dall’organizzazione.
Organizzazione della filiera, organizzazione dei produttori, del rapporto tra istituzioni e tessuto locale ed organizzazione delle scelte. GOVERNANCE.
Se è vero che la necessità e la possibilità di immaginare una agricoltura ed una ruralità che, partendo dal prodotto, siano in grado di declinare ed immaginare nuove forme di socialità e di condivisione, allora questo è stato rappresentato ed ha trovato piena espressione in quella fantastica realtà del festival “I love bufala”, in cui , grazie al lavoro dei volontari dell’Associazione e grazie alla tenacia dell’amministrazione guidata da Antonio Como, che da anni fa dell’investimento sull’agricoltura uno dei propri punti di forza – è stato possibile immaginare di nuovo e ridefinire i termini di strategia, organizzazione e costruzione delle prospettive per l’agricoltura e per la ruralità.
In tal senso abbiamo apprezzato la vicinanza dell’Assessore Onorati, sempre presente e disponibile ad un confronto franco e didattico. Le fondamentali traiettorie e letture esposte da Sandro Piccini, Direttore di Italia Olivicola, mostrano come il senso e la costruzione dell’organizzazione, unitamente alla capacità di elaborare e sviluppare strategie per affrontare le sfide future. Una di queste, certamente la più interessante, è quella di cercare economie di scopo e collaborazioni tra “prodotti forti” che caratterizzano i nostri territori rurali per stimolare la crescita del sistema territorio attraverso elementi da elevato valore aggiunto e dalla forza motrice dei comparti produttivi di qualità. Altra sfida importante è quella relativa all’organizzazione di filiera, per cui la crescita, in termini qualitativi e quantitativi della produzione rappresenta condizione necessaria ma non sufficiente ad avviare una nuova prospettiva per la ruralità laziale. Il secondo elemento, la spinta propulsiva, è rappresentata dalla capacità di valorizzare ed incentivare collaborazioni “inter- filiera” oltre che rafforzare le compagini interne afferenti alle singole realtà. Immaginare una connessione costituente che poggi su scelte comuni e sia in grado di porre l’agricoltura al centro delle scelte sistemiche.

La connessione dei vari elementi di valore aggiunto, i vari elementi dell’economia immateriale, i vari elementi della capacità di costruire valore aggiunto attraverso le buone pratiche, l’accumulazione di sapere, la certificazione di qualità. Ebbene, attraverso questo passaggio passa la capacità di sopravvivere per rilanciare l’agricoltura laziale. Non possiamo essere il Paese dell’olivicoltura intensiva, siamo il Paese della biodiversità, siamo il Paese dei duemila gusti, siamo il Paese che richiede più di tutti organizzazione strategica perché non abbiamo la strada segnata. Non abbiamo una sola produzione, abbiamo infinite eccellenze, e queste infinite eccellenze significano anche dare necessità al sistema, saper fare delle scelte e di essere in grado di costruire una architettura rurale e partecipata.
Tutto questo passa attraverso l’efficientamento ed il massimo utilizzo di quei valori e di quei strumenti che sono rappresentati dai fondi strutturali e particolari dal piano di sviluppo rurale, ma passa attraverso una lettura politica, una lettura strategica delle scelte che vengono declinate ed espresse dal PSR.

La presenza e gli input forniti da Vincenzo Cacciarella in rappresentanza della segreteria presidenza del consiglio regionale del Lazio, fa emergere in modo evidente, l’enorme importanza che ha e ancora di più dovrà avere la politica e le scelte strategiche che da esse devono derivare.

L’importanza del rapporto tra associazioni di categoria, tra innovation broker, riesce, ancora una volta, grazie alla cooperativa Elp – promotrice e soggetto attivo della costruzione di questo convegno, come degli altri molteplici appuntamenti che hanno caratteristiche di rural target, ossia i differenti dibattiti, workshop che si sono realizzati in questi ultimi mesi e che hanno parlato di ruralità.
La scelta di creare un sistema costituente, un processo dialettico e costituente, un processo dialettico e plurale in grado di mettere a sistema il tessuto produttivo con la governance costituisce la finalità precipua della cooperativa ELP, impegnata ad individuare quell’esigenza territoriale di strutturazione sistemica che ha trovato piena espressione e sostanza negli appuntamenti di questi ultimi mesi, in particolare quelli del “RURAL TARGET” . L’esigenza che emerge da questi appuntamenti è quella di condividere, nella nuova fase di definizione e costruzione delle scelte strategiche, con soggetti in grado di coniugare ed interpretare la dimensione rurale.
Se questo è il lavoro promosso in termini di analisi e di proposta da una cooperativa che da anni può essere ritenuta leader nella costruzione dello sviluppo rurale del Lazio, allo stesso tempo è necessario capire e decidere quali sono le prossime strategie, le scelte che vanno intraprese nei prossimi mesi perché ad oggi bisogna far sì che il Lazio incida profondamente nelle scelte che il Governo porterà nei piani comunitari soprattutto in agricoltura e soprattutto sul PSR.

Questo processo passa necessariamente attraverso una nuova presa di responsabilità delle organizzazioni di categoria, attraverso una nuova dinamica e modalità dialettica e di confronto su tavoli di lavoro allargati che non siano solamente la sintesi della singolarità ma che riescano davvero a essere strumenti propulsivi di proposta e di costruzione. Probabilmente per avviare questa dimensione di confronto è necessario andare oltre le novecentesche consuetudini della rappresentanza. E bisogna far sì che anche altri soggetti siano attori fattivi e partecipativi, come è necessario che le organizzazioni di categoria ridiventino dinamo e motrici di questo processo. Attenzione: bypassare l’intermediazione in un sistema rurale, vuol dire non portare avanti un processo vero di partecipazione dei territori. La ruralità laziale, non può essere sintetizzata, solamente, in un rapporto diretto istituzionale. Non può essere sintetizzato in un rapporto istituzione e ricezione delle stanze delle singole istituzioni, dei singoli consumatori e singoli cittadini. Attenzione questo processo rischia di divenire la base di un formalismo, di un tecnicismo e di una impostazione che rischia la deriva populista.

La costruzione di una strategia passa attraverso la condivisione, una infrastruttura materiale e immateriale, in grado di ricevere le istanze territoriali in grado di elaborare un processo comune che non può passare attraverso la sussidiarietà, ma passa attraverso la strategia.
Ed in questa ottica è quanto mai da apprezzare, l’avvio di un percorso e di un tavolo di coordinamento di Italia olivicola per il Lazio, come proposto dal direttore Piccini. Tutto questo non solo come la sintesi di una strategia produttiva, ma rappresenti anche un motore per un modello innovativo per interpretare la ruralità. In quest’ottica, le sfide sugli uliveti abbandonati, sulle scelte strategiche e sull’importanza dell’olivicoltura in termini trasversali, sono necessarie ed è fondamentale che le istituzioni regionali sostengano nuovi processi progettuali che portano delle istanze territoriali.

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