LEADER, il ruolo dei GAL nella politica di sviluppo rurale

Nonostante siano l’unico soggetto locale riconosciuto come “intermedio” nel sistema di governance che lega i beneficiari a Stato membro e Ue, la definizione del ruolo e delle caratteristiche dei Gruppi di Azione Locale è ancora difficile da definire. Il tema è stato al centro di un importante convegno internazionale che si è tenuto a Parma  lo scorso mese di agosto.
Con l’introduzione di LEADER, lo sviluppo locale diventa sinonimo di politica bottom up e integrata, basata sulla valorizzazione delle specificità territoriali, del rapporto tra i diversi settori, della cooperazione tra soggetti pubblici e privati e della partecipazione ai processi decisionali. Si passa alla valorizzazione dei vantaggi collaborativi e si modificano i meccanismi procedurali, gestionali e attuativi con lo spostamento delle competenze dei livelli istituzionali verso il basso; basta ricordare che il GAL – Gruppo di Azione Locale è l’unico soggetto locale, con un partenariato pubblico-privato, riconosciuto come “intermedio” nel complesso sistema di governance che collega il beneficiario finale allo Stato Membro/Regioni e alla UE.
Malgrado la formazione di questi Gruppi sia sostenuta con forza e siano sempre più diffusi (nella programmazione 2014-2020 in Europa si contano circa 2.000 GAL) è ancora difficile definirne con chiarezza il ruolo, le attività e le competenze che li definiscono. Questione di grande attualità considerando che già si discute della programmazione post 2020 e che, come sottolineato nella dichiarazione di Cork 2.0 “…Ispirandosi al successo di LEADER…, è necessario diffondere iniziative dal basso verso l’alto e gestite a livello locale per attivare le potenzialità del mondo rurale”.
Convegno internazionale “Il ruolo dei GAL a sostegno delle politiche di sviluppo rurale in Europa – XV Congresso dell’Associazione Europea degli Economisti Agrari #EAAE2017”,Parma 29 agosto 2017
All’evento sono intervenute Alessandra Pesce, capo della segreteria tecnica del Vice Ministro Andrea Olivero,Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Raffaella Di Napoli, referente Leader di CREA-Ricerca – Rete Rurale Nazionale e Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia-Romagna, per la parte più istituzionale e per una puntuale narrazione di passato, presente e futuro del Programma Leader a livello, europeo, nazionale e regionale. Marco Crotti, presidente del GAL del Ducato sconsrl eFilippo Arfini, professore ordinario di economia agroalimentare dell’Università di Parma hanno fatto invece gli “onori di casa”. Una tavola rotonda “cuore” del Convegno, coordinata da Carlo Ricci, esperto di sviluppo rurale, ha visto a confronto rappresentanti di GAL provenienti da Finlandia – Petri Rinne – Olanda – Bart Soldaat – Romania – Catalin Frangulea Pastor – e Italia – Giovanni Pattoneri – sull’implementazione del programma Leader nel proprio territorio, e la loro visione, in vista del prossimo periodo di programmazione post-2020.
Partendo da questi premesse, in occasione  del convegno internazionale “Il ruolo dei GAL a sostegno delle politiche di sviluppo rurale in Europa – XV Congresso dell’Associazione Europea degli Economisti Agrari #EAAE2017”, è stata avviata una riflessione sull’evoluzione e le prospettive future del programma Leader e sul ruolo che i GAL possono svolgere a sostegno dello sviluppo delle aree rurali in Europa (box1) .
L’incontro è stata anche una occasione per riportati i risultati di diversi studi realizzati dal CREA nell’ambito delle attività della Rete Rurale Nazionale che hanno delineato i profili assunti da Leader a livello locale (box2) e analizzato l’organizzazione e le competenze dei GAL italiani.
L’evoluzione di Leader da Sovvenzione Globale a Iniziativa Comunitaria poi Asse della Politica di Sviluppo Rurale e ora Misura, è stata accompagnata da una revisione degli obiettivi da perseguire e dei meccanismi gestionali a cui i GAL si dovevano/devono attenere. Tali cambiamenti di status hanno indirizzato il ruolo dei GAL a livello locale e, in generale, nell’ambito delle politiche di sviluppo. Nel corso delle diverse fasi di programmazione, siamo ormai alla quinta edizione di Leader, i GAL hanno assunto e svolto funzioni diverse rispetto al territorio: da “agitatori della domanda sociale e promotori dell’innovazione”, con compiti di mobilitazione-animazione e integrazione nelle aree rurali,  a “manager dello sviluppo” con compiti di consulenza specialistica-tematica e assistenza all’attuazione delle politiche di sviluppo locale.
Questo cambiamento di ruolo è stato anche il risultato di una progressiva limitazione nei livelli di sussidiarietà, che assegnava ai GAL autonomia decisionale nel processo di pianificazione delle Strategie Locali, e decentramento amministrativo che attribuiva autonomia funzionale nello svolgimento di compiti gestionali.  A questo proposito, una delle indagini realizzate dalla RRN su un campione di 67 GAL (il 35% dei gruppi operativi nella programmazione 2007-2013) ha evidenziato che in tutti i casi, rispetto alle precedenti fasi di programmazione, vi è stato un progressivo spostamento delle competenze e delle attività dello staff del GAL dalla sfera relazionale (intesa come capacità di mobilitare il territorio attraverso attività di comunicazione e animazione locale) verso la sfera applicativa (intesa come capacità di gestione tecnica- amministrativa-finanziaria per dare esecuzione alle disposizioni procedurali determinate dalla normativa comunitaria e nazionale).
Pensando al futuro, sulla base dell’esperienza maturata in tanti anni di attuazione, si possono già fare alcune considerazioni si dovrebbe dare piena applicazione ai principi di sussidiarietà e decentramento amministrativo, riconoscendo in pieno il ruolo di “capacity builder” e di agenzia di sviluppo dei Gal facilitando la realizzazione delle azioni di carattere immateriale (di sistema, mobilitazione sociale, accompagnamento agli operatori economici e sociali locali)
Per andare in questa direzione è necessario realizzare delle analisi sulle performance degli attori coinvolti a diversi livelli nella gestione e attuazione delle misure, con una maggiore attenzione alla tipologia di azioni (standard, immateriali, innovative, ecc.), pianificate, per individuare gli elementi di criticità e giungere ad una migliore attribuzione delle responsabilità e definizione dei meccanismi di implementazione di Leader. E’ proprio questo l’oggetto di uno degli studi che la Rete Rurale Nazionale sta realizzando a supporto della programmazione post 2020 (per maggiori informazioni http://www.reterurale.it/leader20142020).
Per un approfondimento
Rete Rurale Nazionale , Dossier “La valutazione dell’Approccio Leader nei programmi di sviluppo rurale 2007-2013: un contributo metodologico”, a cura di CREA – Dario Cacace, Raffaella Di Napoli, Carlo Ricci, 2011;
Leader Sub Committee  (CE DG-Agrari Comitato Leader di Coordinamento, ” Extended Report on the Implementation of Leader Approach, Rete Rurale Europea 2010″. Lo studio, che ha visto la partecipazione di 27 Stati Membri Europei, è stato coordinato dalla Task Force Leader della rete Rurale Nazionale e da ELARD, 2011;
Rete Rurale Nazionale, Report “Approccio Leader” Ruoli e compiti dei GAL: le criticità emerse nell’attuazione, Undicesimo numero di “Approccio Leader”, 2013;
Rete Rurale Nazionale,  LeaderConta n.1: Leader nei Programmi di Sviluppo Rurale 2014-2020, a cura di CREA Raffaella Di Napoli e Marta Striano, settembre 2016;
Rete Rurale Nazionale, “Vademecum per l’attuazione e gestione della Misura 19 Leader” a cura di CREA – Dario cacace e A.A.V.V., dicembre 2016;
Rete Rurale Nazionale, “Sviluppo e vivibilità delle aree rurali, Leader e diversificazione” , a cura di Raffaella Di Napoli, Conferenza regionale dell’agricoltura e dello sviluppo rurale Lucca 5 e 6 Aprile  2017.
Raffaella Di Napoli
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