Ragionamenti e suggestioni: #biodiversità

BIODIVERSITÀ: la ricchezza della differenza per un sistema rurale

La biodiversità è stata definita dalla Convenzione sulla diversità biologica (CBD) come la variabilità di tutti gli organismi viventi inclusi negli ecosistemi acquatici, terrestri e marini e nei complessi ecologici di cui essi sono parte. Le interazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente fisico danno luogo a relazioni funzionali che caratterizzano i diversi ecosistemi garantendo la loro resilienza, il loro mantenimento in un buono stato di conservazione e la fornitura dei cosiddetti servizi ecosistemici.

Leggere la biodiversità vuol dire capire, apprezzare, fare proprie, le variabili e le sfumature del complessivo. Comprendere ed interiorizzare, dunque, che il mondo non è mai bianco o nero, ma che è parziale, meticcio, misto. Il mondo è sfumatura, è composizione delle differenze.

In quanto tale la biodiversità non può essere letta come “dimensione identitaria”, ma va letta nella costruzione del comune. E la salvaguardia di quest’ultima, pertanto, non può voler dire distorsione del processo produttivo, ma altra interpretazione del processo medesimo, tanto in termini di qualità della vita quanto di rivalutazione del paesaggio.

Proprio la biodiversità è la chiave di lettura del paesaggio. Possiamo considerare l’ambiente naturale come un testo contenente un messaggio in codice da decrittare. Gli organismi sono le lettere del messaggio; le lettere si compongono in parole, rappresentate dai gruppi sociali e dalle strutture delle popolazioni, e le parole si compongono in frasi. La disposizione delle popolazioni può essere considerata come la grammatica e la sintassi di questo linguaggio. La connettività fra le specie è la struttura lessicale. Il significato del messaggio varia in relazione con la biodiversità: quest’ultima è il contenuto di informazione del sistema.

L’arte intesa in senso lato e la cultura in generale ci offrono molti spunti di riflessione, spaziando dalla letteratura, alla musica e infine al cinema: possiamo entrare nel cuore di questo discorso sfogliando le pagine di “Bussola” di MathiasEnard o “Disorientale” di Negar Djavadi.

Ma la biodiversità è anche incontro e commistione, ed è sviluppando questo tema che Amado racconta il Brasile giocando su dicotomie come durezza e bellezza, inganno e verità che si nascondono e fondono dietro uno spartito in cui molto spesso vigono vincoli e regole bio-politiche dure. Tuttavia, sempre più spesso l’incontro diventa scontro, paura del diverso, e ciò fa in modo che si crei un attaccamento quasi morboso all’identità, fino a far diventare quest’ultima dogma, così come emerge dalle scene del film “Fuocoammare”.

Dobbiamo inoltre tenere conto del fatto che la biodiversità è antagonista della produttività che caratterizza il mondo in cui viviamo: ogni incremento di produzione comporta una diminuzione della biodiversità e con essa della stabilità dei sistemi che tendono a degradarsi e distruggersi. Ed è proprio per questo motivo che dobbiamo pensare a una forma di reddito e produttività alternativi, che siano frutto di un processo non più volto alla distruzione, ma allo sviluppo di fattori diversi e positivi in termini di prodotti, coltivazioni, cibo…

Se la diversità, colta nelle sue espressioni biologiche, è la forza dinamica – causa ed effetto del divenire (cambiamento), la condizione ineluttabile e costituente dell’evoluzione e della vita – allo stesso tempo gli atteggiamenti culturali dell’uomo tendono spesso ad identificare con l’essere (la stasi, la difesa dal cambiamento) – quindi l’identità di cui sopra – il porto salvo in cui riporre le proprie aspettative.

Questo atteggiamento, seppur comprensibilmente istintivo nei momenti di criticità, dimostra, in realtà, di essere poco più di una controproducente suggestione se paragonato a quanto nelle arti, nella scienza, nella società e nell’opera umana in generale accade ciclicamente e continua ad accadere. Dal sincretismo culturale, composto con il DNA della diversità antropologica, dalla “contaminazione” tra diversi e dall’ibridazione delle diversità si generano resilienza (capacità di reagire al danno) e resistenza (capacità di resistere al danno), nascono orizzonti altri e più ampi. Con la convergenza delle diversità verso il sincretismo (definizione antropologica), l’equilibrio dinamico, si supera la staticità di un modello “binario” che ha dominato la stessa percezione del Mondo fino a poco tempo fa (i poli e gli schieramenti, locale vs globale, ecc) e che oggi dimostra tutti i suoi limiti, superati dalla miriade di sfumature che la realtà assume.

È qui che il concetto di bio-diversità si apre a considerazioni che trascendono le connotazioni ecologiste dell’etimo, virando verso metaforici significati culturali: per l’ecologia un sistema è composto da elementi funzionali che ne consentono l’equilibrio e vivono di relazioni (biosfera – territorio), più le singolarità integrano le proprie peculiarità con le altre, più il sistema è in equilibrio. Per proiettare il concetto di biodiversità sulla sfera culturale ed economica (quindi quella propria dell’agire umano) è necessario richiamare il concetto di OLISMO.

Questa parola nasce per racchiudere principi sottesi al concetto di biodiversità, facendo un passo in più: non solo in un sistema complesso ogni parte funzionale è presupposto all’equilibrio del sistema stesso, ma sistemi complessi sono irriducibili alla mera somma delle loro parti.

Un esercizio efficace per interpretare questo approccio può essere quello di paragonare una macchina (che può essere smembrata e colta attraverso la lettura funzionale dei suoi sistemi ed ingranaggi) e un organismo, che non può essere ridotto alla sommatoria dei suoi elementi costitutivi ma, in quanto dotato di vita, racchiude un mistero unico e imprescindibile che non può essere compreso dalla sola analisi fisiologica. Massima espressione di questo è proprio l’uomo, componente della biosfera e dotato di arbitrio, coscienza, aspirazioni razionali ed irrazionali. Il Frankenstein di Mary Shelley è l’esempio letterario forse più famoso e suggestivo di questa sottile ma determinante sfumatura.

Nonostante, come detto, l’essere umano e i suoi sistemi di relazione siano il fulgido esempio di quanto un sistema complesso sia irriducibile alla sommatoria delle sue parti, è fondamentale che l’uomo non sia al centro di tutto e che non si senta padrone di tutto. Lo scarto “immanentista” di Spinoza (Ne “Il problema Spinoza” – romanzo di Irvin D. Yalom, si percepiscono, in modo godibile e poetico le relazioni tra immanenza e accettazione della diversità come ricchezza) ha estratto la filosofia occidentale dal pantano metafisico della trascendenza e dell’infallibilità religiosa ( dopo di lui Marx, László, Popper, fino al Sudafricano Smuts, che coniò il termine “olismo” nonostantefosse tendenzialmente razzista – e questo conferma quanto gli atteggiamenti culturali individuali possano essere ben poca cosa innanzi alla necessità di diversità ed evoluzione della natura e del genere umano – colta dal ragionamento filosofico-scientifico): da un essere umano figlio prediletto del creatore (che come tale, quindi, si percepisce al vertice della piramide della vita), siamo gradualmente passati (ma la strada è ancora lunga) a considerare e a percepire il genere umano “parte del tutto” e quindi in relazione con il tutto. È particolare il fatto che queste posizioni siano state raggiunte, in Occidente, relativamente “tardi” rispetto alle culture orientali (il Buddhismo ad esempio è basato su concetti simili) e che proprio la contaminazione tra culture abbia favorito la condivisione di alcune letture, seppur praticando percorsi conoscitivi profondamente diversi.

Da questa consapevolezza alla critica al modello riduzionista che legge nell’attività strettamente funzionale “nel confine” dell’agire (la compartimentazione del modello economico industriale/capitalista, ad esempio), il passo è breve.

Se tutto è funzionale (determinismo spinoziano), e se le relazioni tra le parti contribuiscono a creare un valore che la pura sommatoria di esse non può generare, allora ci si chiede il perché non si riesca ad apprezzare le differenze, le “diversità” che caratterizzano la vita e la natura.  Stridono con l’equilibrio delle “diversità” lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dell’uomo, della resistenza all’autodeterminazione dei gruppi e delle persone, l’accanita competizione – valore fondativo dell’occidente – che pure ha dimostrato, almeno in campo economico e sociale, di perdere colpi innanzi a modelli cooperativi e “distrettuali” ben strutturati e condivisi dal basso. Stride con l’equilibrio dinamico della diversità ogni arroccamento a difesa di una staticità dell’essere, di una identità “infallibile”.

L’inspessimento del confine dell’identità può essere il primo passo verso la desertificazione.

Viva la diversità fonte di vita e la vita fonte di diversità

IL PERICOLOSO VENTO DELL’IDENTITA’

Nella lettura e nel desiderio di praticare un processo costituente in grado di porre nuovamente al centro della strategia e della dialettica la ruralità come dimensione comune, cooperativa e plurale (le due parole in grassetto saranno le prossime 2 affrontate in questo lessico di suggestioni ed ipotesi)nella costruzione di forme di vita, di relazioni sostenibili – non schiacciate da una vicina lontananza dalla dimensione istituzionale, come molte volte accade nella dimensione oceanica della metropoli (che presenta elementi di eccedenza, cortocircuitanti e di sperimentazione ma che  allo stesso tempo rischia di schiacciare la dimensione sociale nell’individualismo esasperante, realtà metropolitana che troppe volte si esprime attraverso muri invisibili e distanze economiche, di dignità e di sostenibilità insuperabili)o ancora ove processi di costruzione comune di reddito e di lavoro divengono sempre più spinosi.

E questo processo declinato su una dimensione fluida, magmatica molto spesso caratterizzata da un tessuto produttivo in cerca di sedimentazione e strutturazione proiettato come è stato in una nuova era post-moderna, post-industriale e caratterizzato da una nuova ricerca di senso potrebbe immaginarsi come nuovo modello di sperimentazione e ricomposizione di differenze attraverso processi produttivi condivisi, cooperative di comunità, costruzioni progettuali realizzate attraverso tavoli, partecipazione e sinergie, confronto domanda offerta in termini di mercato ed informativi

In questo processo le agricolture divengono di nuovo un comparto produttivo cruciale; scopriamo che il nostro Paese ricco di cultura, di arte, di eno-gastronomiae di biodiversità può ritenere il turismo un motore.. Cerchiamo insomma di reinventare e ridisegnare un nuovo paradigma produttivo. Nuove forme di produzione e di vita in un sistema che complessivamente cambia.

Ci confrontiamo con difficoltà e durezza (aspetto quanto mai determinante nella dimensione agricola-rurale, poiché il 38,5% di tutti i fondi UE… tutti… vanno sul comparto primario ed a favore delle aree rurali che segna il meno del 5% del volume economico prodotto dall’Unione e meno del 3% degli occupati) con una dimensione europea che chiede strategia e progettazione, competenze e non sussidiarietà.

Abbiamo una ricchezza – come sopra ricordato – enorme in termini di biodiversità, siamo il primo Paese con certificazioni di qualità in Europa – oltre il 26% – però attenti ai numeri facili, utili per avere risonanza e a poco altro. Quanti di questi prodotti riescono ad affrontare il mercato oppure – aspetto ancor più interessante – quanti di questi prodotti hanno costruito un processo virtuoso con il territorio in grado di offrirsi ed essere volano di sviluppo (questo secondo aspetto, legato o affiancato da un processo di offerta segmentato e di nicchia rappresentano le uniche strade percorribili per prodotti unici , eccezionali ma che, molto spesso, hanno volumi fortemente ridotti)

Eppure abbiamo costruito carrozze e carrozzoni, consorzi e scatole. Ragionato sulla divisione in una dinamica sempre più NIMBY, esasperato la dimensione “particolare” senza ricondurla in quella dinamica di sistema, di organizzazione di struttura che sono necessari per affrontare i mercati, per valorizzare il binomio territorio-prodotto e per far crescere una dimensione rurale in termini di qualità, servizi, sostenibilità e competitività. Abbiamo postato con i vari PSR (strumenti che finanziano le aziende, i singoli cittadini, le istituzioni locali, la formazione, l’assistenza… ossia uno strumento politico e di progettazione unico e cruciale per la ruralità) economie importanti per promuovere i prodotti e creare opportunità per le aziende, peccato che poi (come evidenzia il ministero stesso nel documento linkato e ripreso dal nostro sito qualche mese fa http://www.elpcoop.it/notizie/poca-internazionalizzazione-nei-psr/) abbiamo ricondotto tutto ad una logica localistica e di interessi di prossimità.

Ebbene questo uccide la biodiversità; la mancanza di strategia, di condivisione, di progettazione è il peggior nemico del particolare, della sfumatura. Come l’utilizzo a pioggia e non di prospettiva delle economie e dei finanziamenti sono i peggiori avversari della pluralità e delle ricchezze del nostro patrimonio produttivo agricolo.

Quando finiranno i finanziamenti per “mantenere la resilienza”, qualora dovessero finire le sovvenzioni per le produzioni di qualità.. quanto potrebbero durare produzioni “di testimonianza” cui non si è dato diritto ad un progetto lungimirante?

La biodiversità, il particolare, la sfumatura hanno forza nell’affresco complessivo. Nell’organizzazione e nella capacità di progettazione ed anche nella necessaria valorizzazione del ruolo e della finzione di assistenza, di intermediazione di costruzione di un tessuto produttivo e sociale che una forza ed un peso nella governance.

Ed allora la ruralità, la provincia laziale, come quella italiana abbisognano di un processo costituente, che ponga il nodo, il particolare, al centro di percorso ampio e partecipato. Di idee, di sudore, di sogni e di voglia di costruire una provincia una dimensione rurale cha abbia e richieda dignità. Servizi. Rappresentanza. Strategia.

Una dimensione rurale che parta però dai propri punti di debolezza e si interroghi. Cosciente della forza e della possibilità che al mondo di oggi, (in cui la disfasia tra sistemi di produzione, di vita, di socialità emergono in modo pauroso ed inquietante nell’immane emergenza che stiamo attraversando…) nell’Italia di oggi, in cui si devono re-immaginare pratiche sociali, economiche e sostenibili (non riducibili a forum virtuali in cui ognuno è onnivoro e onnisciente) la dimensione rurale può avere. Un nuovo paradigma post-moderno che faccia della creatività, delle agricolture, del turismo e dei servizi un obiettivo praticabile

Questo processo passa strutturalmente mediante l’aggregazione, la ricomposizione, l’interlocuzione di un tessuto produttivo frammentato ma eccellente; un tessuto in grado di fornire al mondo qualità e gusti unici ma che deve “fare sistema” creare processi comuni e di condivisione. Poiché l’alternativa è essere fagocitati.. ed a quel punto si riduce lo spazio, la praticabilità, il futuro della bio-diversità. Ma anche del paesaggio, e delle pieghe.

In tal senso ed in questa ottica alcuni percorsi si sono avviati (l’idea dei bio-distretti; l’ormai più che decennale attività dei GAS – con il loro essere consumatori attenti ed anche agorà di confronto e scambio; progetti interregionali che fanno del turismo e di infrastrutture sostenibili il proprio punto di forza) ma, come accennavamo qualche rigo fa, va affrontato il problema in termini strutturali.

La definizione e la praticabilità di un nuovo paradigma produttivo, di una sostenibilità sociale ed ambientale, passano necessariamente attraverso la consapevolezza, la presa di coscienza.

Il sapere è una leva ma anche uno strumento: alzare l’asticella ed avere desiderio.

Conoscere i prodotti, il territorio, il proprio lavoro fanno parte di quel necessario processo “di crescita del capitale umano” che diviene imprescindibile in una ruralità che vuole interpretare le sfide sovra indicate.

E per fa questo bisogna uscire da quel “relativismo”, da quella sicumera data dalle notizie di facile consumo o dall’accogliente e idiota tiritera del “è colpa dell’altro – quasi sempre il diverso – o è colpa dell’Europa (che di errori ne fa tantissimi, soprattutto in termini di assenza in questa fase, ma che rappresenta una ricchezza ed un vettore imprescindibile per le nostre agricolture)

La biodiversità, la differenza, il piccolo che viene valorizzato nello spartito complessivo devono rigettare l’identità.. Poiché identitari alla fine vince il più forte; così dobbiamo smetterla di costruire nemicio immaginari. La PAC garantisce il 24% del reddito medio degli imprenditori agricoli italiani (tra primo e secondo pilastro) e rappresenta un mercato in cui la nostra biodiversità, le nostre piccole aziende possono affrontare il mercato senza doversi confrontare con dazi e barriere. E’ illuminante in tal senso l’analisi effettuata alcuni mesi fa dal Professor Angelo Frascarelli dell’Università di Perugia https://www.ilfoglio.it/economia/2019/03/03/news/non-possiamo-permetterci-il-sovranismo-agrario-240313/

 Ragioniamoci davvero prima di bloccare il Brennero.

La differenza è forza. Con l’identità vince il più forte. A noi piace l’idea di poter gustare oltre 450 tipi di olio nel nostro belpaese, questa possibilità potremo mantenerla con un mercato ampio, conl’organizzazione, con la crescita del capitale umano, delle competenze.

Con una ruralità fatta di servizi efficienti, con possibilità di crescita economica e nella qualità della vita.

La ruralità è quella dimensione fluida, in divenire – forse anche in cerca di una categorizzazione chiara, ci barcameniamo tra le definizioni “province oppure tessuto non metropolitano ed ancora ambito rurale” – in cui si possono e si devono sperimentare percorsi di aggregazione, di comunità (pensiamo alle cooperative  di comunità ed ancora al necessario rafforzamento e sistematizzazione delle reti di impresa, alla necessità di rivedere in termini favorevoli agli imprenditori i processi di costituzione delle OP) ma anche di partecipazione politica e di rapporto con la governance (se ha un valore e vogliamo praticare quei processi bottom up che rappresentano la necessaria declinazione in termini dimensionali degli obiettivi europei e nazionali).

Una dimensione in cui le differenze si colgono, divengono elementi di confronto e molto spesso di scontro, di cui la storia ci porta un’eredità conservatrice. Ma ad oggi la dimensione agricola/rurale è anche quella che vede la più alta percentuale di lavoratori migranti occupati, quella che vede giovani e meno giovani confrontarsi con processi di cooperazione, quella in cui si possono utilizzare ed efficientare un patrimonio comune enorme come quello delle terre pubbliche.

La nostra regione è caratterizzata da particolari, da differenza. Costruiamo una ruralità comune, condivisa, sostenibile.

SUGGESTIONI per il viaggio

Biodiversità in musica: “CROSSOVER” è la parola chiave!

  1. Il jazz multietnico dei giganti: John McLaughlin&Shakti “Joy” (Live Montreux 1976) – corde jazz e percussioni etniche dall’estremo oriente – la danza delle culture – FANTASTICO

  • Quando la tradizione diventa innovazione e non difesa ottusa dell’identità – MESSAGGI VERSO GLI ABISSI COSMICI – OLTRE OGNI CONFINE SONORO PARTENDO DALLA MUSICA FOLK E TRADIZIONALE- SOGNANTE E ARDITO

JAMES BLACKSHAW E LE SUE LITANIE COSMICHE geniale e spudoratamente aperto alla contaminazione

  • Il sincretismo come ricchezza culturale: un messaggio per tutti nel POP allegro di Jovanotti:

L’Ombelico del mondo – e noi stiamo già ballandooooooooooooo

  • L’olismo musicale dei KRAFTWERK , dal Kraut rock Psichedelico alla Techno Detroit, passando per l’elektro pop e fioriture “disco” in una sola, immensa, sintesi artistica. MAESTRI del crossover e demolitori di ogni etichetta e confine (hanno condizionato ogni genere esistente oggi) – sono il BIG BANG della musica contemporanea occidentale – Massima espressione musicale della sensibilità alla diversità lasciata in eredità dal romanticismo tedesco. Hanno trasformato la diversità in valore assoluto. Me vie da piange

KRAFTWERK – Radioactivity (per dirneuna)

  • Musica oltre la band: elementi in continuo cambiamento e libertà assoluta in risonanza. Il prodotto del gruppo non è la sommatoria dei singoli, ognuno incide e guida, contamina, segue, evolve.

IL PROCESSO CREATIVO INFINITO DELLE JAM SESSION IN LISERGICA FRATELLANZA – faccia a faccia con il cappellaio matto

ASH RA TEMPEL – Schwingungen

  • La protesta sociale ci parla in tante lingue. Dal Punk eclettico e autentico dei DEAD KENNEDYS (mix punk, hardcore, metal dai “tranquilli” anni ‘80) ai nostri irriverenti RAGE AGAINST THE MACHINE (mix metal – rap/hip hop): quando attingere alla diversità rende resilienti e resistenti, oltre che un po’ incazzati contro chi sfrutta, uccide e omologa. Fratelli nelle diversità.

DEAD KENNEDYS

California UberAlles

Holiday in Cambodia

RAGE AGAINST THE MACHINE – (il volume non è mai abbastanza)

Wake up

  • Il gruppo esprime più della somma dei singoli. La magia dell’Orchestra di Piazza Vittorio

ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO (struggente, sognante leggerezza)

Tarareando

  • DesolationRow

è la traccia di chiusura del sesto album in studio di Bob Dylan, Highway 61 Revisited.

Fabrizio De André ha inciso una traduzione della canzone col titolo Via della povertà nell’album Canzoni. Francesco De Gregori è coautore del testo.

Nel 2015 quest’ultimo ha ritradotto il brano, inserendolo nel suo album De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto.

https://youtu.be/hUvcWXTIjcU  Bob Dylan

https://youtu.be/KaecBjAbqlA  De Andrè

FILM

1- PACIFIC RIM – GUILLERMO DEL TORO. Il cinema di genere come veicolo di messaggi che vanno molto più a fondo rispetto alla sua superficie apparente del mero intrattenimento.

Una razza aliena di mostri provenienti da un universo parallelo quasi lovecraftiano invadono la terra. L’umanità per combatterli fa ricorso agli Jeager, degli enormi robot tanto cari a Mazinga. E proprio i robot sono la chiave di lettura. Il film ci guida attraverso il loro processo costruttivo, dove anche il bullone più piccolo montato dall’operaio meno esperto è decisivo, dove l’individualismo si fa da parte a favore di un processo di costruzione comune. Così come il funzionamento effettivo degli Jeager: questi non possono essere guidati da un singolo, ma da due individui che manovrano la macchina attraverso una connessione ed una sinergia cerebrale totale che prescinde dalle proprie differenze sociali, etniche, di genere. Condivisione, interazione, cooperazione, esaltazione della diversità: Pacific Rim.

2- LA FORMA DELL’ACQUA – GUILLERMO DEL TORO. Una fiaba, una storia d’amore, un’esaltazione della diversità. La diversità osteggiata nel contesto dell’America di inizio anni ‘60 ma che emerge in tutta la sua potenza. Una diversità che se appresa, compresa ed abbracciata può solo farci evolvere e progredire, regalandoci un nuovo futuro e nuove prospettive.

3- QUALCUNO VOLO’ SUL NIDO DEL CUCULO – MILO FORMAN. Il “nido del cuculo” è l’ospedale psichiatrico di Stato di Salem dove nel 1963 viene un uomo di nome Randle Patrick McMurphy. Il film racconta della sua ribellione verso i sani, i normali. I medici che dovrebbero prendersi cura dell’altro e della sua sofferenza, ma che invece controllano con pratiche violente i comportamenti che si discostano dalla norma. La deviazione dalla norma però non è necessariamente patologia, ma può essere anche una libera scelta dell’individuo, un’espressione della sua personalità.

Il pregiudizio,  la repressione e l’odio nascono dalla paura di ciò che è diverso e non conosciuto, non capito. Questo film ci fa conoscere, ci fa comprendere.

4- LONTANO DAL PARADISO – TODD HAYNES. Nell’America di fine anni ‘50 si svolge la vita di Cathy e suo marito Frank. Emblema della perfetta famiglia americana e modello per tutto il vicinato. La vita di Cathy sarà fortemente scossa dalla scoperta dell’omosessualità nascosta del marito e contestualmente da un rapporto sempre più confidenziale con il loro giardiniere di colore. Un melodramma che mette a nudo tutte le contraddizioni dell’America dell’epoca i quali riflessi si vedono ancora oggi. Paradigma di come la diversità in alcuni contesti sociali sia ancora un forte tabù.

5- DISTRICT 9 – NEIL BLOMKAMP. L’apartheid si ripete in Sudafrica, ma questa volta i segregati nel Distretto 9 non sono esseri umani, ma alieni (chiamati con disprezzo “gamberoni”). Gli extraterrestri come gli immigrati del futuro, la diffidenza del resto della popolazione, lo sfruttamento della criminalità, gli scontri culturali, il cinismo dei potenti che vorrebbero “sfrattarli” e sfruttarli per la costruzione di nuove armi. Il debole e il diverso che perdono la loro dignità.

In questo contesto il protagonista, un impiegato statale responsabile del trasferimento del Distretto 9 in un nuovo distretto, viene a contatto con un misterioso fluido alieno. Inizia egli stesso a trasformarsi in un “gamberone” in una metamorfosi lenta e inesorabile così come lentamente ed inesorabilmente il nostro

 personaggio chiave smarrisce la sua identità e tutti i valori accumulati nella vita. O meglio quasi tutti.

Un film che fa vivere il dramma dei migranti attraverso il passaggio da una parte della barricata all’altra.

6- FUOCOAMMARE

LIBRI

“Viaggio di un naturalista intorno al mondo” – pubblicato in Italia anche coi titoli “Diario di un naturalista giramondo”

Viaggio di un naturalista intorno al mondo

Il viaggio meraviglioso di Charles Darwin” (The Voyage of the Beagle) – è un libro scritto da Charles Darwin, pubblicato nel 1839

https://www.anobii.com/books/Il_viaggio_meraviglioso/9788820709693/01180811e7300a97fc

Il viaggio meraviglioso - Charles Darwin - 30 recensioni - Liguori ...

“La formica argentina” – Italo Calvino

https://it.wikipedia.org/wiki/La_formica_argentina

La formica argentina | 006

Le signore della botanica” – Elena Macellari

https://www.abocashop.com/it/le-signore-della-botanica

Le signore della botanica. Storie di grandi naturaliste italiane ...

“Bussola” – Mathias Enard

https://www.edizionieo.it/book/9788866327912/bussola

Bussola - Mathias Enard

“Disorientale”– Negar Djavadi

https://www.edizionieo.it/book/9788866328896/disorientale

Disorientale - Négar Djavadi

“Tempo da elfi” –  Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.

https://www.ibs.it/tempo-da-elfi-romanzo-di-libro-francesco-guccini-loriano-macchiavelli/e/9788809850705

Tempo da elfi - Giunti

‘’Frankenstein’’ di Mary Shelley

https://www.sololibri.net/Frankenstein-di-Mary-Shelley.html

Frankenstein di Mary Shelley - Leonore Fleischer - Anobii

“Il problema Spinoza” – Irvin D. Yalom

https://www.ibs.it/problema-spinoza-libro-irvin-d-yalom/e/9788854504479

Il problema Spinoza (I narratori delle tavole) eBook: Yalom, Irvin ...

“Comune” eGlobAL – A.Negri

https://www.ibs.it/comune-oltre-privato-pubblico-libro-michael-hardt-antonio-negri/e/9788817038416

Comune. Oltre il privato e il pubblico - Michael Hardt - Antonio ...

I. Mannok con la trilogia di’’Yeruldegger’’, Mato Grosso  e l’ultimo Heimaey

http://www.thrillercafe.it/yeruldelgger-morte-nella-steppa-ian-manook/

Yeruldelgger. Morte nella steppa - Ian Manook (recensione ...

O. Pamuk (con Neve, Instabul e il Signor Cedvet)

https://www.qlibri.it/narrativa-straniera/romanzi/neve-di-orhan-pamuk/

Neve (Super ET) eBook: Pamuk, Orhan, Gezgin, Semsa, Bertolini ...

“Il cantastorie di Marrakech”- JoydeepRoy – Bhattacharya

Il cantastorie di Marrakech | My Amazighen......Last Exit Marrakech!

I . Allende  ‘’il Piano Infinito’’,  ‘’ D’amore e ombra ‘’…ma anche “Ritratti di seppia’’

M. VargasLlosa  ‘’Panthaleon  e le visitatrici“ , “la Casa Verde”, “Zia Julia e lo scribacchino”

ChimamandaNgoziAdichie  “Metà di un sole giallo

https://www.lafeltrinelli.it/libri/chimamanda-ngozi-adichie/meta-un-sole-giallo/9788806203023

Metà di un sole giallo (Super ET) eBook: Adichie, Chimamanda Ngozi ...

“Rane” di MoYan

Le rane, Mo Yan. Giulio Einaudi Editore - Supercoralli

“Ovunque io sia“ – E. Petri

OVUNQUE IO SIA di Romana Petri – Gruppo di lettura

Latinoamericana” –  E.Guevara

https://www.lafeltrinelli.it/libri/ernesto-guevara/latinoamericana-i-diari-motocicletta/9788804719823

Libro Latinoamericana. I diari della motocicletta - E. Guevara ...

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” –   Amara Lakhous

https://www.edizionieo.it/book/9788876418099/scontro-di-civilta-per-un-ascensore-a-piazza-vittorio

Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio - Amara Lakhous

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