Ragionamenti e suggestioni: #cooperazione

In un momento in cui la “distanza sociale”  è, necessariamente e giustamente la parola d’ordine, potrebbe sembrare fuori luogo, fuori tempo, senza ritmo il parlare di cooperazione, di condivisione.

Non è così, andrà tutto bene, ma sarà diverso. Dovremo essere bravi, dovremo fare squadra.

Isolati, lontani, arrabbiati e tristi come siamo vogliamo immaginare quando le nostre orme affiancheranno la spuma del mare sul bagnasciuga. Quando il nostro vivere, le nostre passioni, il nostro sudore avranno la forza e la bellezza della vicinanza, del confronto pieno… non ingabbiato da uno schermo. Quando le nostre parole ed i nostri sorrisi non saranno chiusi, filtrati.

Abbiamo il tempo e l’assenza per capire l’importanza dell’altro. E abbiamo voglia di costruire, camminare, lavorare insieme. E la nostra economia, la nostra società avranno bisogna di tutte le nostre forze.

Cooperare.

Detto ciò siamo coscienti della difficoltà di affrontare una parola come cooperazione ed interpretarla in un momento come questo. E siamo consapevoli anche del fatto che l’individualismo, la segmentazione, la parcellizzazione hanno caratterizzato con forza l’ultimo decennio. Almeno.

L’autoreferenzialità – ben distante dall’autonomia-, l’individualismo, la relazione virtuale hanno impresso con forza il loro marchio.

Non parliamo delle eccellenti performance e del rafforzamento di esperienze di cooperazione in ambito di mercato o la splendida dimensione del sociale che sta arricchendo il nostro Paese e – molto – la nostra regione. Parliamo della tensione quotidiana, del sentire comune. Di quel processo di cancellazione delle prassi, dei percorsi, delle dinamiche e delle scelte connessi alla costruzione comune.

La dimensione rurale, le province laziali stanno subendo un continuo processo di disarticolazione del tessuto sociale, culturale ed economico. Un’evidente difficoltà di coniugare, far parlare le diversità favorendo processi di “chiusura”, identitari.

Da un punto di vista agricolo la necessità di essere competitivi sul mercato, la traiettoria chiara praticata dalla UE e  volta a favorire l’aggregazione dell’offerta (si pensi alle OP, che saranno ulteriormente rafforzate nella prossima programmazione PAC) hanno visto il rafforzamento degli oligopoli agroindustriali e la crescita dimensionale di un numero limitato di realtà aziendali.

Il peso degli archetipi e del passato, una lettura superata e volta all’accentramento di poteri praticato dal sistema della cooperazione, così come il fallimento di numerose esperienze cooperative della nostra regione, hanno creato un allontanamento culturale e reale da questo tipo di traiettoria.

In tal ottica probabilmente non è stata lungimirante la scelta praticata nello scorso PSR (2007-13)  di declinare la multifunzionalità quasi esclusivamente in vendita diretta e trasformazione. Immaginare che il reddito agricolo potesse aumentare quasi esclusivamente accorciando la filiera in termini fisici favorendo l’apertura di un numero enorme di caseifici, aumentando il numero (altissimo in Italia) di frantoi, non ha aiutato il nostro tessuto. Anzi.

Così come la tendenza al campanilismo, a progettazioni e scelte perimetrate ha caratterizzato l’operato di moltissimi Comuni del nostro territorio. Più facile fare una piazza che costruire “un sistema territoriale”. Eppure molteplici esempi – su tutti l’inflazionato ma comunque vero, realizzato, Cammino di Santiago – dimostrano come “la costruzione a rete”, l’offerta ampia e articolata siano una risposta anche per i “servizi immediate, per le esigenze di prossimità”. E qui va chiarito che la responsabilità non può e non deve essere (o meglio in gran parte) delle amministrazioni locali. Le scelte, le impostazioni vanno prese a monte; nascono in sede comunitaria, ministeriale, regionale. Le sfide, i target, i meccanismi in grado di incentivare processi di cooperazione non rientrano nelle sfere e nelle possibilità degli enti locali. Vanno definite e costruite all’alba degli obiettivi europei (ora la sfida è Europa 2030) e durante i tavoli ad essi preposti.

La Politica deve scegliere; la società deve scegliere.

La ruralità ha bisogno di connettere i nodi, di costituire il senso e la prospettiva. Di creare lo spartito. Di immaginare un lessico che vada oltre le dinamiche NIMBY ed identitarie.

E’ una fase fluida magmatica in cui abbiamo necessità, urgenza, di dare nuova linfa alla cooperazione alla costruzione delle connessioni, delle sinapsi. Il tessuto rurale abbisogna di un’architettura, di una strategia, che non possono prescindere dal condividere, dal compartir (Into the wild).

E nel paradosso – praticabile, necessario – in cui la dimensione non “metropolitana, non industriale (ed assicuro che questa categorizzazione campagna-città è stata genesi di spaccature di partito, di scelte di vita, di litigate durante cene di famiglia…) dimentica la vandea dobbiamo scegliere se vogliamo sostituire la sicurezza e la “forza decisionale di un like” e l’inoppugnabilità di un “commento” con la “pesantezza, la precarietà di un confronto, di un processo partecipativo”.

Ed è su questo limes, sulla possibilità di “ribaltare il verbo dell’identità” e praticare una dimensione in cui dialettica, lavoro, conoscenza, sapere, sudore, desiderio, che la cooperativa ELP ma, soprattutto le varie soggettività (Antonio, i professionisti, gli imprenditori agricoli, Tango, l’amico del cugino… volutamente decostruiamo l’identità, la categoria…non siamo pesci da pescare, non siamo schede, né “gruppi di interesse artificiosamente definiti).. che ne delineano l’essere, hanno scelto di investire.

E ad oggi crediamo che la cooperazione, la condivisione di responsabilità ( e non demandarle al collega/vicino compagno di banco/docente incapace/Italia triste/politici magnaccio) sia il necessario meccanismo/strumento attraverso cui praticare uno spazio comune/sociale.

Cooperativa, cooperazione..coop non è un prefisso statico , non è una “categoria dogmatica” ma la necessità di rileggere la possibilità praticando il sorriso altrui.

La cooperazione è la dinamica, il processo, l’architrave su cui costruire un’esperienza, una possibilità. In tal senso la forza e la capacità della cooperazione sociale, della capacità di essere trasversale e creare servizi, relazioni, di decostruire e re-immaginare “le debolezze” rappresenta un importante punto di riferimento.

Così come le cooperative di comunità rappresentano un fondamentale punto di riferimento.

Ed è su questo alveo che va praticata, sognata, vissuta la costruzione in divenire. Il percorso è di accumulazione e di condivisione.

In tal senso analizzando, decostruendo e disegnando un percorso che scevro dal passato parta dal senso e dall’importanza del comune, di nuove forme che coniughino la necessità di aggregazione, di rafforzamento (ma come composizione delle differenze, non come alienazione) vanno delineate ed incentivate nuove forme di cooperazione.

La cooperazione, la costruzione di percorsi comuni, come chiave di rigenerazione e di narrazione dei territori, della ruralità. E quindi un processo di confronto, dialettica, riunioni, tavoli di lavoro.

Di partecipazione. Perché la libertà non è star sopra un albero, né avere ragione con un like o “aderire a piattaforme”

Questo può essere possibile anche riscoprendo il piacere del vivere insieme, del collaborare, del mettersi in discussione. E’ un processo di riappropriazione degli spazi e delle forme in termini comuni. Nella dimensione rurale, ove le forme di vita e di relazione – soprattutto nel processo di cancellazione del metal-mezzadro – permettono e necessitano di praticare questo obiettivo.

Un processo che parte dalla società, mediante la cultura, il linguaggio, le forme di vita ma che richiede un forte ruolo delle istituzioni.

In questa traiettoria sono imprescindibili gli obiettivi e le strategie.

Come è cruciale la percezione del ruolo attivo di ciascuno. Degli individui, delle associazioni, delle imprese. In tal senso la cooperazione può e va intesa come quel processo – non solo produttivo – in cui differenti ambiti, filiere, interessi si intersecano armonizzando “un sistema territorio”.

In questa prospettiva  strategia, sperimentazione, cooperazione divengono quanto mai interessanti nella dimensione agricolture/ruralità. Poiché il nostro tessuto necessita, da un lato di un’aggregazione (la dimensione estremamente ridotta si deve confrontare o con la fusione delle realtà o con una loro cooperazione) dall’altro di un’inter-settorialità.

La dimensione agricola va oltre il perimetro produttivo e diviene servizi, paesaggio, infrastrutture, reti sociali, cultura. Ed in questa esondazione è cruciale la condivisione di una progettualità e di strumenti idonei.

Le singole esperienze, l’accumulazione di saperi e di processi, di aree geografiche e di interessi possono costruire un estremo valore aggiunto  mediante una condivisione vera, un iter partecipato e  favoriti dalle scelte praticate anche con i fondi strutturali, anche con il PSR.

Scelte e strategie che vanno articolate, sviluppate con forza sin da ora, sin dalla fase di definizione degli obiettivi nazionali e nella relazione con Bruxelles; soprattutto all’alba di una prossima PAC e di scelte sul secondo pilastro che vedranno un maggiore accentramento ed una maggiore standardizzazione dei singoli PSR regionali.

Ebbene una Regione caratterizzata da una debole ed endemica forza del territorio rurale e provinciale (la presenza di Roma sbilancia naturalmente e giustamente – dipende quanto – le attenzioni) e da una pluralità di produzioni e di sistemi produttivi ha necessità di valutare, analizzare, posizionare. Deve iniziare a farlo ora attraverso il ruolo della politica, delle istituzioni e dell’associazionismo.

E’ il momento di rigenerare e dare dignità alla ruralità laziale. E questo passa attraverso la percezione di sentirsi soggetti attivi. Passa attraverso la condivisione.

E, soprattutto, è il momento di immaginare e puntare con forza ad un sistema basato sulla cooperazione, sulla concertazione tra imprese, tra settori e tra segmento pubblico e privato.

Questo PSR doveva essere caratterizzato da cooperazione, multifunzionalità, innovazione. Non lo è stato: nello specifico gli interventi della cooperazione sono stati caratterizzati da letture di filiera intese a favorire la spesa e ad incentrare le premialità sulla logica della capacità di spesa.

Come non sono stati incentivati (ed a volte non sono stati inseriti, in altri casi non potevano essere inseriti nel progetto causa la piattaforma) i progetti collettivi e gli investimenti multipli; identica sorte per progettualità del pubblico di ampio respiro.

Ma come si può creare un “territorio multifunzionale, con servizi, qualitativamente apprezzato”, come si può costruire una vera e funzionante offerta/brand della nostra ruralità se non si progetta/costruisce insieme? Se ogni ente pubblico è portato (per necessità quotidiana e perché non incentivatO) a vedere entro il proprio perimetro

E non parliamo della scarsa interazione pubblico/privati.

Eppure l’orticoltura di Latina necessita di una città del freddo. Oltre il 70% del prodotto viene lavorato fuori regione. Con netta perdita del reddito

Eppure l’impacchettamento sostenibile e piattaforme/nodi logistici son un’esigenza di migliaia di aziende. E il tessuto frusinate offre formidabili possibilità (anche in termini infrastrutturali)

Eppure il territorio reatino, la sabina richiedono e meritano un’infrastruura chiara e coordinata per il turismo slow

Eppure il turismo necessita di un’industria sostenibile. La produzione agricola di servizi tecnici e di marketing.

Il prossimo PSR deve far fare il salto qualitativo alla ruralità laziale. Può riuscirci solo dando estremo peso alla cooperazione. Tra soggetti produttivi, tra istituzioni, tra gli uni e gli altri.

E deve interloquire sin da ora con gli altri settori, con gli altri fondi strutturali.

In questo senso ha fortissima ratio il lavoro avviato dalla presidenza regionale e dallo sportello Europa.

Leggere in prospettiva e rafforzare, incentivare i meccanismi di cooperazione; favorendo:

  • Una condivisione sociale e partecipativa; seppur mediata da tavoli di lavoro efficaci e da cabine di regia.
  • un processo amplio in cui la politica e l’associazionismo divengono intermediari, dinamo e pivot attivi e costituenti
  • un’indagine, uno studio, un’inchiesta non solo numerica, statistica in cui trovino posto i desideri, le letture dei molti

Con tale prospettiva diviene estremamente interessante la cooperazione, il rafforzamento della relazione tra produzione ed economia dei servizi, economia immateriale. Dal design al marketing, dalle guide turistiche ai sommelier. Pertanto diviene fondamentale, sia in questa ottica, sia per quanto concerne il rapporto tra produzione e cooperative di servizi avvicinare e facilitare la relazione.

Ad oggi più del 30% delle aziende fanno dei servizi della multifunzionalità il proprio asset principale. Ebbene questo richiede competenze plurali, skill multiple, che solo attraverso relazioni, geometrie a rete possono essere garantiti.

Così come la necessità di rafforzare la qualità, di efficientare e migliorare le produzioni, richiedono servizi (potatura, assistenza..) di alto profilo. Anche in questo le cooperative di servizi, in grado di affiancare, completare, migliore le aziende possono/devono essere un vettore ed una leva.

L’importanza di fare sistema, di essere presenti in azienda e nei mercati, di garantire il rapporto con ho.reca e/o GDO ma allo stesso tyempo (soprattutto) per le aziende più piccole, di essere presenti afiere e mercati richiederebbe un servizio in grado di aggregare, presentare, promuovere. Andando oltre quella frammentazione che è utile per chi “ha bisogno di tessere e numeri” ma che deve divenire sistema per permettere all’imprenditore agricolo di avere reddito e tempo.

Tale scenario lascia importanza cruciale a forme fisiche e virtuali di connessione di incontro. Ove lle informazioni, le esigenze, il sapere, i servizi si confrontano reciprocamente cotruendo quell’humus, quel capitale umano in grado di creare eccedenza, di alzare l’asticella.

E tutto questo passa attraverso, sempre e comunque, la crescita del sapere diffuso, delle competenze, della condivisione di esperienze. Di costruzione di un processo costituente in grado di mettere in relazione le molteplici esperienze e dimensioni di un territorio, quello rurale, fatto della bellezza della differenza e della potenza della cooperazione.

Ed è in questo senso che sin da ora con forza leggiamo, ad esempio

Libro: Radio Città perduta di Alarcon Daniel

Trama: https://www.radiospeaker.it/blog/radio-citta-perduta-alarcon-libro.html

Alcune pagine https://books.google.it/books/about/Radio_citt%C3%A0_perduta.html?id=Fr48nZnGPSQC&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=true  (noi dobbiamo leggere un passaggio di queste

Libri: Ines e l’allegria di AlmudenaGrandes

https://www.wuz.it/recensione-libro/6331/Ines-allegria-Almudena-Grandes.html

https://books.google.it/books/about/In%C3%A9s_e_l_allegria.html?id=F1MzhzmYfDYC&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false (noi dobbiamo leggere un passaggio)

https://www.ilsole24ore.com/art/almudena-grandes-i-miei-romanzi-servizio-memoria-AE6hcrsE

Libri: One big Union di Valerio Evangelisti

https://www.lacittafutura.it/interni/intervista-a-valerio-evangelisti

Libri:

Gli scritti del collettivo Wu Ming sia nei contenuti che nella scrittura rappresentano una formidabile interpretazione della cooperazione, della condivisione in un processo creativo e costituente. Differenti sono le opere bellissime che hanno realizzato. Non riportiamo il capolavoro Q, poiché già ne abbiamo parlato su un articolo riportato da ELP, all’interno della focus sul Tour de France http://www.elpcoop.it/condividere-idee-e-suggestioni/voci-racconti-ed-emozioni-per-un-tour-de-france-attraverso-la-storia-parte-4/

Ed in particolare la loro intervista che riportiamo volentieri https://www.youtube.com/watch?v=2gdN1crIsUs

Tra le molteplici perle che hanno scritto con altro pseudonimo (Q come Luther Blisset), individualmente o con il collettivo al completo proponiamo Manituana

Manituana

1775, all’alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti d’America.
Lealisti e ribelli si contendono l’alleanza delle Sei nazioni irochesi, la più potente lega indiana, forte di una Costituzione antica di secoli.
Nella valle del fiume Mohawk, indigeni e coloni convivono da generazioni. Scelte laceranti travolgono il futuro di una comunità meticcia: il viaggio deve cominciare, fino alla capitale dell’Impero, e la via del ritorno è già sentiero di guerra

https://www.manituana.com/documenti/0/8114  da leggere un pezzo

Dal Sud America, poiché sorrisi e odori, compartir e asado hanno ancora il piacere del comune

Storie ribelli di Luis Sepulveda

https://www.leggereacolori.com/letti-e-recensiti/recensione-di-storie-ribelli-di-luis-sepulveda/

https://ilmanifesto.it/luis-sepulveda-racconta/

https://books.google.it/books/about/Storie_ribelli.html?id=UPcoDwAAQBAJ&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false (leggerne alcune frasi)

Officina Bolivar di Mauro Daltin

http://www.maurodaltin.it/libri/officina-bolivar-2/

Goodbye MrSocialism di Toni Negri

Per approfondire una diversa lettura nelle relazioni sociali ed economiche

https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/goodbye-mr-socialism/#descrizione

https://books.google.it/books/about/Goodbye_Mr_Socialism.html?id=rPBhtbFgcqQC&printsec=frontcover&source=kp_read_button&redir_esc=y#v=onepage&q&f=false leggere alcune frasi dall’inizio

Libro: Il compagno di Cesare Pavese

Libro: In territorio nemico

SIC – Scrittura Industriale Collettiva indica un metodo di scrittura collettiva ideato da Gregorio Magini e Vanni Santoni, la comunità aperta che lo utilizza e il gruppo di 115 scrittori, coordinato dai due fondatori, che ha realizzato il romanzo In territorio nemico.

Interessante poiché realizzato attraverso un processo di scrittura comune

Libro: Noi siamo Tempesta di Michele Murgia

MUSICA

Quando cooperare diventa più che produrre insieme. Nel mondo della musica le collaborazioni tra artisti, anche molto diversi tra loro, sono state e continuano ad essere numerose, Ciascuno con la sua sensibilità, ciascuno con la sua peculiarita. Il risultato non è mai banale e spesso ha vita propria! Un puzzle creativo che dalla “featuring” fino alla composizione e all’editing di brani ed interi album ha intrecciato i destini e i gusti di grandi artisti della musica italiana ed internazionale.

  1. La Tigre di Cremona è, senza dubbio, la regina nazionale della cooperazione musicale! Da Ivano Fossati, passando per Ennio Morricone, fino a Dalla, Celentano e, udite, udite Mondo Marcio. La ricerca artistica di questo autentico gioiello vocale nostrano supera il tempo e lo spazio per modellare ed impreziosire gli stili e le fatiche artistiche di moltissimi artisti. Eclettica come una sovrana, aperta e collaborativa come una perfetta cooperante!

Tre volte dentro di me – Dentro Marylin – Mina & Afterhours – La regina alle prese con il ROCK

  • Cosa succede se un mostro sacro del Jazz e una insolita sensibilità soul decidono di sagomare le dune dell’Oceano? Prima di lui solo Prince riuscì a far collaborare Davis. Quando la stampa statunitense venne a sapere che il jazzista era in studio per incidere il brano si mobilitò in massa colpita dalla rarità dell’evento. Collaborazione eccezionale…Zucchero e Miels Davis, per sognare nel lontano 1988

Dune Mosse

  • Senza il suo contributo e la sua preziosa collaborazione uno dei più fulgidi capolavori del rock contemporaneo non sarebbe mai nato. Il segreto? È nella natura del suo spirito cooperativo, riassunta nelle sue stesse parole: “Non ho mai interpretato il mio ruolo in maniera burocratica, io volevo che il mio apporto lasciasse il segno, che fosse, non dico decisivo, ma almeno importante”. Così un ingegnere del suono e compositore diventa il membro in pù della band. Il geniale Alan Parson in collaborazione con i Pink Floyd. E Abbey Road continua a far parlare di sé.

The Dark Side of the Moon

4 – La collaborazione tra penne e consolle è alla base dello stile. Tutto è condivisione e guai a chi tocca la CREW. Bell’esempio nostrano di cricca. Molte teste, molte mani, un’unica grande produzione “familiare”. Sono i Novanta on “the road” con ci chicos della ballotta. Tranquo, bro.

Sangue Misto – Cani sciolti

  • Le featuring ancora non andavano di moda. Lui è un autentico “contaminatore”, sempre pronto a collaborare carezzando, nel suo stile inconfondibilmente LatinoAmericano, le sei corde magiche. Carlos Santana. Fu proprio “SUPERNATURAL”, album composto esclusivamente da collaborazioni artistiche con altri autori a riportarlo alle orecchie dei “millennials” (dopo i gloriosi ’70 passati incrociando fraseggi e collaborazioni con gente del calibro di John Lee Hooker, Eric Clapton, Jefferson Airplane, Herbie Hancock, Bob Dylan e molti altri giganti). Siamo nel 1999. Il disco era trainato da “CorazonEspinado”, romanticismo sgargiante in salsa rock!

Santana &Manà – CorazonEspinado

6 – Three littlebirds – Bob Marley

MUSICHE DAL MONDO

Clandestino | Playing For Change | Song Around The World https://www.youtube.com/watch?v=Wm0hI0aJanc

Chanda Mama | 10th Anniversary Song Around The World | Playing For Change https://www.youtube.com/watch?v=IdLZp0JEXf0

LIVE BANDEMEUTE You & Me (Flume Remix) https://www.youtube.com/watch?v=fKFbnhcNnjE&list=RDMMfKFbnhcNnjE&index=1

MEUTE – Hey Hey (Dennis Ferrer Rework) https://www.youtube.com/watch?v=NYtjttnp1Rs

Buena Vista Social Club – Chan Chan (Official Audio) https://www.youtube.com/watch?v=o5cELP06Mik

FILM

La grande fuga

I sette samurai

Si può fare

Il Signore degli Anelli (saga)

Novecento

Invictus


Una piccola impresa meridionale

Le ali della libertà

E con cooperazione non poteva mancare il calcio… Con 4 grandissimi esempi…
-Il Corinthias di Socrates   https://storiedicalcio.altervista.org/blog/corinthians_democrazia_1982_1984.html

– L’Ajax del ’70 – ’73 e l’ Olanda del calcio totale  

– Il Barcellona di Guardiola

https://www.goal.com/it/notizie/mes-que-un-club-barcellona-guardiola-pardo/159fhws9nuhry1w7z1cgcshiog

Scuole di pensiero: Il “Tiki Taka” di Guardiola | Tuttocalcioestero.it

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