Tavolo di lavoro “Agricolture e Sviluppo Locale: praticare l’oggi pensando al 2020 ”


papaveri

 

La Cooperativa Earth Link Project in collaborazione con l’Associazione Coltura Politica e dell’Istituto Santi ha organizzato mercoledì 16 Maggio 2018  a partire dalla 9:15 presso la sede di Grid situata a Corso della Repubblica 48/52 Frosinone, un laboratorio di analisi studio e di approfondimento sulle tematiche agricole e dello sviluppo rurale.

Il tavolo di lavoro“Agricolture e Sviluppo Locale: praticare l’oggi pensando al 2020 ” metterà a confronto: Innovation broker, rappresentanti del tessuto produttivo, professionisti ed Istituzioni per condividere ed approfondire letture ed ipotesi su stato dell’arte e prospettive del comparto primario e della ruralità, anche attraverso chiavi di lettura connesse ad ambiente, governance e sviluppo locale.

Ordine dei lavori :

9:15 Welcome coffee e distribuzione materiali

9:30 Presentazione del nuovo progetto  territoriale:

 Americo Roma su Ciociaria Open Air

 Marco Perri studio-indagine giornalistica promossa da ELP coop presso istituzioni a Bruxelles “Rural target”

9.45  saluti ed avvio lavori coordinati da Claudio Di Rollo

Carlo Sacchetto “Le relazioni di filiera e la catena del valore nel settore agroalimentare: il ruolo e gli strumenti di OP, AOP e OI”, compreso il tema delle pratiche commerciali sleali

 Felice Adinolfi “Filiere e mercato: limiti, punti di forza e prospettive”

Marcello De Rosa “L’imprenditorialità rurale nei nuovi scenari della moderna ruralità

Serena Tarangioli “ La politica di sviluppo rurale post 2020: dalla compliance ai risultati

Mario Catania “Le prospettive della PAC”

Carlo Hausmann “Ruralità e produzione agricola”, intervento di raccordo

Interventi su tematiche connesse:

Alberto Giombetti “Il territorio come destino”

Daniela Storti  “Aree interne: quali strategie di sviluppo”

Rino Giuliani “Assetti territoriali e nodi istituzionali”

Francesco De Angelis “Attività produttive e sviluppo territoriale”

Simona Cristiano “La necessità degli Innovation broker per una vera crescita dei territori”

Andrea Di Vecchia “Le sfide dell’agricoltura per la sostenibilità ambientale”

Claudio Di Giovannantonio “Usi civici e valorizzazione del territorio”

Alfonso Pascale “Agricoltura, welfare di comunità e innovazione sociale”.

Daniele Del Monaco “Cooperare per una crescita sistemica”

Antonio Speziale “La ruralità per nuove forme di innovazione sociale”

Interverranno anche Paolo Cancelli della Pontificia Università Antonianum, alcuni Gal del Lazio, rappresentanti della Copagri, Cia, Coldiretti, Confagricolutura e Lega delle cooperative

L’idea è quella di costruire un tavolo di lavoro/percorso di autoformazione denominato  “Laboratorio di autoformazione, analisi e studio su agricolture e sviluppo locale; praticare l’oggi e costruire il 2020”; fondamentalmente riteniamo che ad oggi l’aspetto produttivo (soprattutto in relazione alle realtà medio-piccole) necessiti sempre più “ di quella crescita sistemica e territoriale in grado accrescere la competitività aziendale e la qualità della vita”. Partendo da questa considerazione potremmo evidenziare come l’agricoltura sia nella sua accezione economica, sia nella strategia “delle politiche europee” (soprattutto nella traiettoria immaginata e praticata da Europa 2020) riveste un ruolo ben maggiore della sola declinazione “produttiva”. Questo diviene estremamente evidente in una lettura del rapporto PSR – enti locali (al solo PSR Lazio hanno chiesto finanziamenti oltre 320 Comuni).

Ebbene questo dato, coniugato al “forte ed innovativo investimento di nuove generazioni in agricoltura” degli ultimi anni (anche frutto del “premio primo insediamento PSR”),  alla peculiarità della nostra agricoltura (estremamente varia ma fortemente parcellizzata: questo crea un distacco, da analizzare, tra “nicchie localistiche di prodotto” e mercato, ergo inflazione delle strutture consortili e di promozione e dispersioni di finanziamenti), alla forte tendenza alla multifunzionalità (e quindi nascita di attività imprenditoriali connesse all’agricoltura); rapporto tra usi civici (anche con relazioni ambientali) pone la dimensione rurale al centro “di un necessario processo di rigenerazione e costituente”; questo diviene ancor più importante laddove i sistemi di governance, di progettazione e di sviluppo dei territori richiederebbero quella ”costruzione ampia e sistemica”, che troppo spesso le istituzioni locali non vogliono/possono avviare ed “efficientare” (in tal senso la mancanza di una realtà intermedia tra Regione e Comuni diviene un dato impattante).

L’ultima considerazione rimanda ad un approfondimento ed un’analisi realista rispetto ad un “assessorato sui piccoli comuni” che potrebbe darsi in termini di assistenzialismo “a pioggia e disomogeneo”, soprattutto in mancanza di quelle reti e processi “bottom up”che dovrebbero essere le vere dinamo e moltiplicatori

A questi aspetti si possono associare letture ed analisi legati al sociale ed allo sviluppo di “reti, pratiche e modalità” innovative, inclusive e sostenibili: aspetto che potrebbe aprire ed innescare interessantissimi ragionamenti e considerazioni volte ad una lettura alternativa a quel “dogma della metropoli” che ha sancito e caratterizzato tutto l’ultimo settennato di programmazione. L’idea dell’organismo auto-generatore in grado di rafforzare mediante flussi e corpi la socialità e pratiche innovative si scontra quotidianamente con l’oggettivo individualismo dei grandi agglomerati. E rispetto a questo un nuovo paradigma di sviluppo che, oltre l’agricoltura, ponga al centro la ruralità

Questi spunti – seppur lacunosi e parziali – evidenziano come “il paesaggio rurale” rappresenti quell’infrastruttura immateriale attraverso cui, avendo come pivot l’agricoltura e la produzione, avviare, integrare ed ottimizzare  quel percorsi di sviluppo locale quanto mai funzionali nell’era “post-moderna e post-industriale”: questo ha ricadute ed impatto su dinamiche di integrazione, del lavoro (si pensi alla problematica lavoro migrante/agricoltura/pianura pontina), sinergia lavoro materiale/immateriale (produzione creativa), usi civici – beni comuni  (valore di scambio e di uso della terra) e su moltissimi altri aspetti.

Ergo lo sviluppo rurale ed il comparto primario richiedono un avanzamento qualitativo dell’efficacia dialettica e del reciproco rafforzamento di questo binomio: tutto ciò richiede attori nuovi e traiettorie innovative che non sempre le categorie e le traiettorie “tradizionali” riescono a declinare in dissemination, animazione, sviluppo progettuale e conseguente crescita del sistema. Da qui sarebbe quanto mai interessante valorizzare quei soggetti – innovation broker – in grado di garantire quella trasversalità e contaminazione utili a “immaginare e disegnare” la ruralità (immaginare un loro ruolo attivo e riconosciuto nei percorsi di rilettura e scrittura della nuova PAC, in particolare nello sviluppo del II pilastro e dei PSR).

Tutta questa approssimativa analisi rimanda all’importanza di una lettura specifica, analisi condivise, messa a sistema dei differenti punti di vista, in vista del 2020; ma con un necessario riferimento ed inquadramento dello stato attuale, che segnala preoccupanti “vulgate” volte a delegittimare quel necessario strumento che è lo sviluppo locale.

Da qui il desiderio di avviare un percorso, che iniziando dal prossimo tavolo di lavoro del 16 maggio, abbia come asse principale di confronto un’analisi su punti di forza e debolezza  della PAC, rapporto tra I e II pilastro, lasciando però spazio e ruolo a tematiche ed ambiti “interconnessi” precedentemente accennati.

Come accennato l’asse portante della giornata del 16 maggio sarà agricolture/ruralità, in particolare focalizzato su:

  • PAC oggi e domani, stato dell’arte e possibili scenari
  • Lo sviluppo locale come “chiave di crescita sistemica”

Partendo da questo e dall’idea di “una ruralità come categoria costituente” volta a darsi in termini di “infrastruttura immateriale” che partendo dalla produzione agricola intercetta, contamina, valorizza molteplici ambiti ed aspetti, potremmo soffermarci su:

  • Ambiente – agricoltura: una sinergia necessaria che richiede innovazione. (ZPS, SIC; usi/civici-beni comuni
  • LEADER, aree interne e governance dei territori: necessità di cabine di regia e sistematizzazione degli inestimenti. L’obiettivo oltre il particolarismo, il territorio oltre il comparto produttivo
  • Innovation broker – leggasi strumento necessario – dinamo di sviluppo e rigenerazione
  • Agricolture e sociale: nuove pratiche per garantire servizi ed inclusione

Come accennato questo appuntamento rappresenta la prima parte di un percorso che avrà continuità nel Convegno del 16 giugno da realizzare a Ceccano durante il Ciociaria Open Air[1] , appuntamento che vorrebbe essere “di impatto” ed in grado di impattare su un percorso moltitudinario che vedrà la partecipazione di oltre 60000 persone.

Coniugare economia immateriale e produttività, rigenerazione e sviluppo locale, soprattutto in un territorio “zona SIN” e testimonianza decadente di un passato industriale, cercando di declinare in termini partecipativi e con connessioni forti con i livelli di governance (locali, regionali ed europei) rappresenta il necessario punto di partenza per declinare un nuovo e possibile paradigma di sviluppo (turismo, cultura, agricoltura, creatività, sociale). In tal senso riteniamo importante sottolineare che complessivamente il festival ospiterà  4 convegni e differenti degustazioni narrative, tutte connesse a tematiche riguardanti agricolture e sviluppo rurale.

Sempre considerando quanto elaborato e proposto riteniamo il tutto “una piattaforma magmatica”, da costruire, perfezionare e definire insieme, partendo da questo primo incontro.

[1] Per quanto concerne il Festival, che, grazie alla presenza di artisti di spicco come i Negrita, Arborosi, Cosmo..

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