Territori in cerca di nuove strategie di sviluppo e nuove istituzioni locali: come valorizzare ruolo e funzioni dei GAL

L’area Ricerca di Cooperativa ELP, muovendo dalla positiva esperienza delle attività di consulenza, nei primi mesi del 2016, ad alcuni costituendi Gruppi di Azione Locale (GAL) del Lazio per le attività di animazione e la formulazione dei loro Piani di Sviluppo Locale (PSL), ha avviato un percorso di ricerca su un possibile ruolo dei nuovi GAL che vada oltre il loro mandato, come stabilito dai regolamenti dell’UE sulle politiche di sviluppo strutturali (inclusa la politica di sviluppo rurale) e sui Fondi Strutturali e di Investimento Europeo (Fondi SIE), dal Programma di Sviluppo Rurale (PSR) del Lazio e dallo stesso bando della Regione Lazio per la selezione dei nuovi GAL.

 

Fondamentalmente il percorso di analisi tenta di rispondere al seguente quesito: si può riconoscere al GAL il ruolo di “pivot territoriale”, nell’ambito di strategie di sviluppo locale innovative, inclusive e orientate a valorizzare meglio il contributo di tutti i cittadini alla formulazione di tali strategie?

 

Una siffatta riflessione si impone anche a seguito di dinamiche che derivano, in parte, dall’iter di riforma dell’ordinamento istituzionale – segnatamente dalla L. 56/2014, più nota come “legge Del Rio” – e, in parte, dal sempre più evidente profilo dualistico del sistema economico laziale, in cui operatori economici e cittadini che gravitano nell’economia romana – intesa come economia della città di Roma e della sua prima cintura – hanno ben altre dotazioni e possibilità che non quelli che risiedono nel resto della regione.

I divari di sviluppo fra economia romana ed aree interne e/o palesemente periferiche (quali quelle della dorsale appenninica), peraltro, rischiano di acuirsi ulteriormente sia a seguito dell’attuazione della “legge Del Rio”, in quanto l’istituzione della Città Metropolitana di Roma, inevitabilmente, rafforzerà ancora di più la centralità economica e politica di Roma Capitale, sia a seguito dell’impostazione generale delle politiche di sviluppo della Regione, politiche che sembrano ben poco attente ai problemi e ai fabbisogni di aree interne e aree periferiche.

Infine, sembra alquanto debole la riflessione su quale debba essere il giusto mix di interventi per le “aree urbane” e per le “aree rurali” in una prospettiva di equilibri politici e territoriali sistemica.

 

Questo breve contributo ha il solo obiettivo di presentare il percorso di ricerca, per cui si rinvia ai nuovi post che seguiranno un approfondimento sulle ragioni della ricerca, qui appena accennate.

 

Quanto sopra indica chiaramente che il percorso di ricerca si snoderà lungo una duplice traiettoria:

 

  1. come “rileggere” in termini innovativi il ruolo dei GAL alla luce di dinamiche politiche-istituzionali che sembrano ormai solo in grado di indirizzare i processi di riforma istituzionale del Paese solo nella direzione di un “alleggerimento” delle istituzioni e dei livelli di governo, finalizzato alla riduzione della spesa pubblica. Il “leitmotiv” da svariati anni è “abolire le Province”, ma la pars costruens è assolutamente nebulosa. Nel momento in cui si abolisce un livello di governo intermedio fin qui cardine dell’ordinamento istituzionale, come si può dare adeguata rappresentanza ai territori intermedi (alle comunità locali ivi residenti) fra Regioni e Comuni? E’ sufficiente rafforzare ruolo e funzioni di Comuni e di altri Enti di secondo livello (Unioni di Comuni e Comunità Montane, tenendo anche conto del fatto che attualmente le Province stesse si possono profilare come Enti di secondo livello)? Nel momento in cui si va anche nella direzione di ridurre il numero delle Camere di Commercio, come dare adeguata rappresentanza alle forze economiche e produttive che operano al di fuori della Città Metropolitana di Roma?

Questi sono alcuni dei temi che verranno trattati per capire come queste dinamiche che vanno nella direzione di una destrutturazione della rappresentanza sia delle forze economiche e produttive ,sia della società civile possano trovare parziale compensazione in un rafforzamento del ruolo e delle funzioni del GAL. Non va dimenticato, infatti, che i GAL da un lato sono semplicemente “organismi intermedi” nella programmazione dei Fondi SIE, ma dall’altro si devono dotare di un sistema di governance ben distintivo ed hanno l’obiettivo implicito di favorire uno spostamento del potere decisionale verso il basso e, soprattutto, di facilitare il coinvolgimento attivo di più portatori di interesse nella gestione delle politiche di sviluppo locale;

 

  1. come rafforzare progressivamente il profilo di potenziale “cabina di regia” dei processi di sviluppo locale dei GAL.

Il GAL ha già in nuce la missione di svolgere il ruolo di agenzia per lo sviluppo dell’area geografica interessata dal PSL, ma se assumiamo la difficoltà di progettazione “sistemica”, la mancanza di governance bidirezionale in un territorio esteso e attualmente disarticolato come quello delle ex Province, le difficoltà derivanti anche dalle modifiche istituzionali in fieri, possiamo immaginare l’importanza di una “stretta” collaborazione prima istituzionale e poi progettuale fra territori interni e periferici (attualmente senza giurisdizioni “intermedie) e Regione. In tal senso il GAL, che in parte è già un soggetto portatore di un nuovo modello di rappresentanza degli interessi delle varie categorie produttive e sindacali e della società civile, potrebbe rappresentare il soggetto territoriale in grado di recepire, interpretare, promuovere strategie territoriali innovative e più inclusive.

 

A fronte di politiche regionali poco attente ai divari territoriali di sviluppo, al ritardo con cui si sta avviando la Strategia Nazionale per le Aree Interne (strategia di respiro nazionale prevista dall’Accordo di Partenariato sui Fondi SIE, fin qui in pratica solo dibattuta nei convegni) e allo stesso ritardo con cui procede l’attuazione del PSR regionale – probabilmente l’unico programma pluriennale in grado almeno in parte di contrastare i divari interregionali – una riflessione su nuove strategie di sviluppo locale nelle aree interne e nelle aree periferiche è quanto mai necessaria. E’ parimenti necessaria la riflessione sull’esigenza di individuare nuove “cabine di regia” territoriali, che possano dare rappresentanza ai territori – specialmente quelli più penalizzati dall’abolizione delle Province e dalla riforma delle Camere di Commercio – e, a seguire, effettuare un’analisi sull’adeguatezza rispetto al potenziale ruolo di “cabina di regia” locale dei nuovi GAL e su come, se del caso, rafforzarne la base associativa e lo staff tecnico.

 

E’ chiaro che, per ipotizzare ciò, bisogna definire il “GAL oltre il GAL, in termini endogeni ed esogeni” (ragionare su eventuali allargamenti della base associativa, sulla costituzione di un organo

in grado di “dirigere ed interpretare” attraverso la partecipazione della pluralità di “reti” – imprenditoriali, istituzionali – e, non ultimo, sulla selezione trasparente di figure professionali all’altezza della sfida) e definire, in seconda battuta, un più articolato sistema di “intese” e “protocolli operativi”, con le parti economiche e sociali, con gli enti locali (Comuni e non solo) e con gli enti di governo sovra-ordinati, in primo luogo la Regione.

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