Territori in cerca di rappresentanza e di politiche di sostegno

Riforme e politiche pubbliche nel Lazio.

Territori in cerca di rappresentanza e di politiche di sostegno

Post di : Antonio Bonetti

L’area Ricerca della Cooperativa ELP, a partire dalle interessanti esperienze di consulenza alla formulazione dei Piani di Sviluppo Locale (PSL) dei costituendi GAL del Lazio, sta ragionando su un tema tanto complesso, quanto importante e stimolante, ossia il possibile “modello di sviluppo” di aree della regione che rischiano di restare ai margini delle politiche regionali, non ricadendo né nel territorio della Città Metropolitana di Roma (Roma Capitale ed ex Provincia) né in quello delle aree interne.

A tal riguardo si ricorda che, a parte la centralità politica, la Città Metropolitana di Roma è il vero cuore economico della regione.

Inoltre, per vari motivi, ha un capacità potenziale di intercettare finanziamenti pubblici che gli altri territori non hanno certamente.

Di converso, le aree interne, per certi versi hanno paradossalmente una connotazione. Certamente è una connotazione negativa sul piano economico, ma almeno:

  • queste aree dovrebbero fruire, da qui a qualche anno, dei finanziamenti della “strategia per le aree interne” (anche se, nel Lazio, ancora è sostanzialmente ferma al palo); [1]
  • queste aree “interne” (“periferiche”) sono indicate come le uniche aree ammissibili a beneficio di alcuni degli interventi del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) regionale (essendo aree C o D, secondo la nomenclatura della zonizzazione territoriale riportata nel PSR).

Per certi versi, la programmazione economica regionale – in sostanza finanziata quasi integralmente dai Fondi Strutturali e di Investimento Europeo (Fondi SIE) – rischia di lasciare ai margini dei territori al di fuori della Città Metropolitana di Roma che il PSR indica come aree A e aree B.

Anche se si tratta di aree economica con punti di forza ed una situazione non ancora così deteriorata, il fatto di restare ai margini della programmazione economica, comporta l’altro rischio che perdano ulteriormente peso sul piano politico (specialmente nel caso delle aree B). Fra l’altro, anche la parziale soppressione delle Camere di Commercio – un elemento portante della “riforma Madia” della Pubblica Amministrazione – concorre al progressivo indebolimento della capacità di certe aree di tutelare gli interessi civili ed economici locali.

La Regione Lazio, infatti, non ha tenuto adeguatamente conto delle forti disparità di sviluppo fra l’economia romana e le “periferie” laziali, periferie che, “semplificando” un po’ la lettura delle dinamiche di sviluppo dei territori, si possono far coincidere con i territori delle altre quattro “vecchie” province del Lazio.

Nell’ambito del POR FESR Lazio e del POR FSE vi è una forte enfasi sugli interventi a sostegno delle start-up (in particolare quelle legate all’economia digitale) e al capitale umano, alla ricerca e all’innovazione. Certamente i decisori pubblici regionali dimostrano in questo modo di puntare su politiche “orizzontali” cruciali per salvaguardare la competitività del sistema produttivo laziale, ma è ben noto che tali politiche “orizzontali” possono innescare dinamiche di crescita differenziate nei vari territori, in primo luogo a causa delle “economie di localizzazione”. Nei POR regionali, non si tiene conto di questa eventualità e non vi sono espliciti riferimenti – eccezion fatta per richiami più formali che sostanziali ai cluster produttivi – alla necessità di interventi localizzati su determinate aree territoriali della regione per contrastare la crescita dei divari interni di sviluppo.

Gli unici Piani che, almeno in parte, possono contrastare i divari interni di sviluppo sono:

  • il piano Lazio Digitale che prevede un impegno di risorse rilevante per superare il grave problema del “digital divide”;
  • il PSR 2014-2020, in primo luogo grazie a due tipologie di interventi: (i) i PSL dell’approccio LEADER ex Misura 19 del PSR; (ii) gli interventi che sono ammissibili solamente nelle aree C e D della zonizzazione territoriali (molte “operazioni” dei PSR, infatti, si applicano solo nei Comuni che ricadono nelle aree C e D).

Nell’insieme non sembra che gli interventi del PSR e il piano Lazio Digitale siano sufficienti per scongiurare il rischio di un ulteriore declino economico delle aree periferiche del Lazio. Peraltro, come già accennato, vi è il forte rischio (a causa della soppressione delle Province come ente elettivo e di parte delle Camere di Commercio) di un ulteriore indebolimento della capacità di rappresentanza degli interessi politici ed economici di certe aree laziali – soprattutto quelle che nel PSR sono indicate come aree B – di cui non sembra esservi traccia nel dibattito politico regionale.

Va evidenziato, infine, che la Città Metropolitana di Roma ha anche a disposizione gli importanti interventi del PON Città Metropolitane, attuativo della c.d. “agenda urbana” nazionale [2], mentre ad oggi la Regione Lazio non ha indicato quali siano le linee strategiche dell’agenda urbana regionali per le città medie. Su PON Città Metropolitane ed agenda urbana regionale torneremo presto con un nuovo post.

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[1] Le “strategie per le aree interne” previste dall’Accordo di Partenariato nazionale che interessano il Lazio, come riportato sulla pagina html dedicata dell’Agenzia per la Coesione Territoriale sono: Alta Tuscia, Monti Reatini, Monti Simbruini e Valle del Comino.

(link: http://www.agenziacoesione.gov.it/it/arint/Strategie_di_area/Strategie_di_area.html)

[2] Il PON Città Metropolitane (PON Metro) è stato approvato dalla Commissione Europea il 14 Luglio 2015 e, come dice il nome, interessa:

  • le 10 città metropolitane individuate con legge nazionale (Genova, Torino, Milano, Venezia, Firenze, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria),
  • le 4 città metropolitane individuate dalle Regioni a Statuto speciale (Cagliari, Catania, Messina e Palermo).

Il PON è finanziato sia dal FESR, sia dal FSE. La dotazione finanziaria complessiva ammonta a circa 892,9 Mln di Euro, di cui circa 304 costituiscono il cofinanziamento nazionale. La quota maggiore delle risorse (oltre il 35%) è allocata sull’Asse 2 “Sostenibilità urbana”.

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Strategie per le aree interne
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