Verso Bruxelles #6 … perchè siamo parte della soluzione, non del problema

Precedente … Nel nostro piccolo con il laboratorio Grid, un rural hub aperto a Frosinone, che è anche il nostro ufficio, spazio di coworking e laboratorio culturale, in cui anziani e giovani costruiscono percorsi culturali e lavorativi in una relazione continuativa e valorizzante con il tessuto produttivo enogastronomico, artigiano abbiamo avviato questo processo; percorso ancora da perfezionare e probabilmente bellissimo solo nei nostri occhi (in quanto da noi realizzato), ma che ha la missione e la testardaggine di essere innovativo e rappresentare un luogo di proposta e di possibilità. E con la stessa determinazione abbiamo avviato, grazie all’aiuto imprescindibile degli amici dell’Istituto Santi, del COMITES e dell’Associazione Nuova Emigrazione a Bruxelles, il percorso per aprire un nuovo spazio che sia contenitore di progettualità, idee, vetrina e spazio per valorizzare il patrimonio enogastronomico in quella accezione di filiera corta che davvero offre reddito agli imprenditori, oltre le enunciazioni di circostanza e le manifestazioni di giornata.

Ma questo hub nella capitale belga non può essere un punto di sbocco, ma deve rappresentare un luogo di sintesi delle esperienze territoriali artigiani, agroalimentari e culturali; un “nodo logistico” da cui far partire “beni materiali ed immateriali” che avranno visibilità e spazio a GRID e nei negozi e spazi che il network laziale offre con orgoglio. Sperando che presto anche altri territori avranno uno spazio simile, per allargare la rete e offrire stimoli e contributi. Questa è una dei punti cardine su cui abbiamo improntato i PSL dei GAL dai cui comuni molti italiani sono emigrati nel passato; speranzosi che questo patrimonio inteso in termini futuri e di prospettiva, seppur legato intimamente al ricordo ed alla memoria, possa essere una delle traiettorie progettuali praticate con i finanziamenti. In quella costante ricerca di equilibrio tra sussistenza e prospettiva, tra lavoro ed analisi.

Le nostre esperienze e quelle praticate dai soggetti promotori di questo incontro – seppur incomplete e spesso poco incisive – sono intese a “creare sistema”, a proporre un lessico innovativo, a condividere suggestioni per una ruralità (laddove ruralità non è solo campagna, ma quella dimensione non metropolitana, che fa del rapporto tra area urbana e campagna circostante un punto di forza e qualificante) che sia strategica nel post 2020, tanto in termini di strategie delineate e praticate dalla UE – ergo volute, promosse e caldeggiate con forza e radicalità dagli Stati membri e dagli enti territoriali che li compongono. Questo punto è cruciale e non sempre interpretato e tenuto nella giusta considerazione, ma rappresenta uno dei motivi principali di questo appuntamento, poiché riteniamo importante una condivisione ed contaminazioni di idee, letture e possibilità.

Appuntamento che vuole essere un “metaforicamente un cortocircuito” volto a sottolineare l’importanza delle relazioni, degli innovation broker non “istituzionali e canonici”e, soprattutto, nel desiderio – frutto della necessità – di rafforzare le relazioni con la governce e praticare davvero quel processo di bottom up che rappresenta una condizione necessaria e non sufficiente per avviare strategie in grado di rispondere alle esigenze del territorio, a bypassare logiche di filiera e centri di potere, e costruire una cabina di regia trasversale e partecipata. Ribaltare il concetto verticistico e di “erogazione a seconda delle opportunità” è fondamentale per avviare quel percorso di sviluppo locale in grado di essere davvero di impatto; come necessario è uscire da logiche identitarie, limitanti e limitate. Allo stesso modo la composizione e la sintesi di comparti produttivi, di percorsi, di soggettività, professionalità in termini inclusivi ed in grado di proiettare il territorio su una dimensione ampia e valorizzante è altra condizione necessaria. Condizione, quest’ultima, che passa sulle reti formali ed informali, sulle progettualità condivise e su una continua contaminazione in grado di far crescere reciprocamente le soggettività partecipanti.

Per costruire tutto ciò è fondamentale dare un ruolo chiave, continuativo e di “dinamo e demiurgo, di timoniere e di scrittore” alla governance, laddove la governace non è e non può essere immaginata solo dalle istituzioni alla società, ma necessita di essere ribaltata ed accorciata – come una filiera in cui è necessario dare maggiore peso a chi è in basso – attraverso una dialettica continua, finalizzata e propositiva; plurale e tematica. Un tavolo di lavoro virtuale e permanente che sia vettore di indirizzo e d applicazione, di relazione e condivisione, ma, soprattutto, soggetto attraverso cui il processo propositivo che nasce dal basso (e che richiede precedentemente un immenso e fondamentale lavoro di confronto ed armonizzazione nei singoli territori) trovi espressione, sintesi ed implementazioni nelle realtà istituzionali. Con questo desiderio siamo venuti a Bruxelles, ribaltando, nel nostro piccolo, consuetudini e prassi, perchè la governace, le scelte e le strategie vanno costruite e praticate dal basso, quotidianamente; coscienti che le istituzioni rappresentano la dimensione necessaria per valorizzare, migliorare, analizzare e ampliare le proposte, le letture e le traiettorie.

Perchè siamo parte della soluzione, non del problema.

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