Rieti – “Cuore Verde d’Italia”

 

Portare la Provincia di Rieti, già “cuore verde d’Italia” per la spiccata vocazione rurale rimasta intatta, a

rigenerarsi come “territorio green con reti high-tech” attraverso l’utilizzo del patrimonio di know-how di

singoli e del tessuto produttivo locale.

Ciò attraverso la sperimentazione e la realizzazione di soluzioni innovative a livello di processi, beni, servizi

per un riposizionamento competitivo lungo tre assi strategici:

 AGRIFOOD

 GREEN ECONOMY

 PATRIMONIO NATURALE E CULTURALE

Il Lazio è il più ricco giacimento di “capitale umano” dedicato alla ricerca in Italia, considerata una regione

leader dell’innovazione anche per le risorse messe a disposizione per la R&S. A questa ampia disponibilità

di input non corrisponde una congrua misura di output.

La provincia di Rieti, può aspirare ad essere il laboratorio di sperimentazione ed attuazione del patrimonio

laziale di R&S verso nuove tecnologie, nuovi prodotti e servizi “eco” innovativi applicati alla ruralità,

valorizzando e rigenerando il know-how locale del tessuto produttivo e dei singoli.

Tale approccio è in linea con la Strategia di Specializzazione Intelligente (Smart Specialization Strategy) in

quanto prevede un processo di adattamento e trasformazione allo specifico territorio reatino delle

eccellenze tecnologiche del Lazio, sia di ricerca che industriali/produttive, per la sperimentazione di

soluzioni innovative negli ambiti dell’ agrifood, della gestione del patrimonio naturale e della green

La strategia porta alla creazione di un distretto green di R&S applicate all’Agrifood e alla gestione attiva del

territorio e delle foreste secondo le tecnologie e i processi più innovativi della Green Economy.

I settori Agrifood e della Green Economy rappresentano un volano di innovazione per settori più

tradizionali ed aree territoriali meno prossime ai nodi regionali di eccellenza, come gran parte della Sabina e

del reatino; e sono settori trasversali in termini di contenuti tecnologici avanzati provenienti da numerosi

settori (l’ICT, le nanotech, i nuovi materiali, le biotech) con sbocchi su nuovi mercati riferiti a salute, bio-
economia, ambiente e turismo: ambiti in cui si incontrano in modo sinergico con il settore della gestione e

valorizzazione del patrimonio naturale e culturale del territorio.

AGRICOLTURA /AGRIFOOD

Il desiderio di preservare il territorio (sia da un punto di vista idrogeologico e naturalistico, sia da quello

culturale e paesaggistico) è direttamente correlato alla necessità di dare alla pratica agricola la sostenibilità

economica necessaria a condurre la costante attività di “custode” della ruralità. Partendo da questo

presupposto risulta fondamentale strutturare una produzione compatibile basata su “buone pratiche

agricole” e soprattutto una ricezione agrituristica diffusa in grado di far conoscere i sapori dei prodotti

locali e le pieghe dei nostri territori.

In un’area come quella della provincia di Rieti, in cui fauna selvatica, territorio montano e ridotta

antropizzazione del territorio sono alcuni degli elementi salienti risulta fortemente valorizzante mettere a

sistema l’aspetto naturalistico con produzioni a basso impatto ambientale e rispettose di vincoli sociali ed

etici. Declinare la ruralità nella sua accezione di produzione tipica e genuina, di natura da attraversare e di

tradizioni e borghi da scoprire.

Allo stesso tempo custodire il territorio significa conservare un tessuto produttivo rurale attivo e in salute,

informato e consapevole, quindi in grado di fronteggiare il consumo della risorsa territorio. Per far ciò è

necessario garantire un rinnovo in agricoltura attraverso una necessaria innovazione nei processi produttivi,

ma anche una forte declinazione verso la multifunzionalità e la differenziazione del reddito; in particolare il

turismo può e deve rappresentare una voce fondamentale. Per far ciò occorre lo sviluppo di reti di

persone e network intelligenti in grado di rispondere alla domanda così come è fondamentale valorizzare il

territorio attraverso la combinazione di tutela e sviluppo di attività compatibili con la valenza ambientale,

per fare in modo che il concetto di salvaguardia entri in contatto con quello di sostenibilità economica

derivante dalla pratica sportiva, turistica o di entrambe.

Allo stesso tempo la cura del territorio attraverso una gestione attiva è un presupposto fondamentale

(percorsi per trekking e mountain bike, sport all’aria aperta ) e in grado di porre l’areale in termini

competitivi nel contesto dell’offerta turistica europea.

GREEN ECONOMY

Lega in maniera organica i due ambiti in ogni aspetto e processo e diventa il fulcro della ricerca e

sperimentazione green per la valorizzazione dei due settori principali del territorio, Agrifood e Patrimonio

naturale, da sviluppare sul territorio con attori locali in particolare piccoli comuni come quelli ricadenti

nell’areale di riferimento. In linea con quanto già detto, i comuni, specie se piccoli e relativamente isolati,

possono manifestare tutta una serie di esigenze, tra cui quella di provvedere in modo sostenibile a

soddisfare il fabbisogno energetico. In tal senso la stretta relazione tra aziende agricole, il mantenimento e

la valorizzazione delle zone boschive, le necessità energetiche dei piccoli comuni, potrebbe determinare

traiettorie di efficientamento energetico mediante l’utilizzo di bio – energie garantite dagli imprenditori

agricoli (insieme agli scarti provenienti dalle attività urbane).

Altri ambiti di intervento possono essere:

Quello della bioedilizia: con interventi su tecnologie e nuovi materiali relativi per l’efficientamento

energetico degli edifici, la domotica, la trasformazione dell’edilizia esistente verso gli “smart building”.

L’approccio deve essere mirato al raggiungimento dell’obiettivo “azzeramento del consumo di suolo” e

pertanto occorre puntare sulla riqualificazione energetica ed edilizia e dunque sulla manutenzione e

ristrutturazione dell’esistente, piuttosto che sulle nuove costruzioni, e sulla gestione delle infrastrutture

urbane (piste ciclabili ecc).

Quello dell’offerta di servizi ecosistemici : intesi sia come servizi di approvvigionamento (prodotti

alimentari, materie prime, acqua potabile), rilancio dell’agricoltura e nella gestione attiva delle foreste il loro

collegamento con lo sviluppo del territorio e con l’occupazione, ma anche intesi come intesi come servizi

culturali (servizi ricreativi, turismo sostenibile, aspetti culturali).

INTERSEZIONI CON IL SOCIALE

Sicuramente come già accennato uno dei punti più importanti può essere lo stimolare e favorire

l’affiancamento in azienda volto al ricambio generazionale. Inoltre la costruzione di percorsi comuni con gli

imprenditori più anziani e gli operatori più esperti è sicuramente imprescindibile per la piena valorizzazione

territoriale e ciò può avere anche una forte valenza sociale: riconoscere agli imprenditori con maggiore

esperienza da un lato il ruolo attivo di mentori e dall’altro il ruolo di custodi significa poter costruire il

futuro del territorio garantendo loro il legittimo ruolo che ancora gli spetta. Allo stesso tempo la

diversificazione funzionale aziendale, nell’ottica dello sviluppo delle potenzialità legate all’invecchiamento

attivo e al turismo della terza età, può essere uno spunto progettuale in direzione della sostenibilità sociale

Uno degli aspetti maggiormente caratterizzanti l’entroterra reatino è lo spopolamento dei centri storici.

Questo dato da un lato sancisce la scomparsa di emergenze storico-architettoniche che caratterizzano il

nostro paesaggio, dall’altro non consente ai potenziali flussi turistici che potrebbero attraversare l’areale

(attraverso percorsi ciclabili, trekking, ippici, ecc.) di avere quei servizi e quelle strutture che rendono

davvero appetibile un territorio. A questo proposito l’utilizzo e la riqualificazione del patrimonio

immobiliare (abitati e terreni) può essere una leva per rileggere in una ottica d’inclusione, il fenomeno

dell’immigrazione come soluzione, più che come problema, vedendola come risorsa importante sia come

motore per la pratica agricola, sia come bacino di professionalità per l’assistenza e l’erogazione di servizi agli

anziani, sia, infine, come possibile mercato alimentare interno (nell’ottica di una diversificazione

Dopo 5 anni di lavoro, indagini sul territorio laziale e attività formative volte agli operatori nel mondo

dell’agricoltura, la cooperativa ELP ha maturato la consapevolezza di quanto sia importante attivare processi

di progettazione per lo sviluppo locale/rurale che partano dalla capacità di fare rete e creare relazioni tra i

diversi soggetti che operano sul territorio (la questione della costruzione del partenariato e della maglia

relazionale è, peraltro, sempre più al centro della programmazione europea).

In questo passaggio sono fondamentali gli enti locali, ma la frammentarietà e l’architettura della struttura

amministrativa territoriale (l’Italia è il Paese dei piccoli comuni) rende complessa l’interlocuzione tra il

livello tecnico, la regia di ideazione e strutturazione progettuale, e il livello politico amministrativo locale.

E’ necessaria la costruzione di reti e progettualità integrate su territori con caratteristiche omogenee, ma

per fare questo è fondamentale una “camera di regia” in grado di agevolare il processo di costruzione dal

basso di progettualità territoriali aggirando l’ostacolo dei particolarismi e dei campanilismi.

Lo sforzo della cooperativa ELP, in tal senso, è tutto teso alla costituzione di reti e partenariati locali,

interprovinciali e interregionali e per lo sviluppo di progetti complessi che possano essere in grado di dare

nuovo slancio alle vocazioni e potenzialità dei diversi contesti territoriali.

I succitati ambiti, dunque, vanno interpretati, letti e analizzati nel tentativo di ridimensionare l’importanza

dei confini istituzionali e amministrativi puntando sull’individuazione di caratteristiche fisiche, morfologiche,

sociali e socio-economiche comuni, più che sull’esasperazione identitaria tipica dell’atteggiamento localista.

*In tal senso può essere di interesse riportare il caso di Riace: http://archivio.panorama.it/italia/Modello-
Riace-un-pezzo-di-Calabria-rinasce-grazie-ai-rifugiati;

Il superamento dell’ambito locale e anche di quello provinciale è indispensabile, infatti, per la costruzione di

progetti complessi (e integrati nel quadro dei finanziamenti europei ad es. LIFE / HORIZON 2020), come

quello per cui, in seguito, si suggeriranno le linee di sviluppo.

L’estensione dell’area interessata dal quadro strategico – progettuale, dunque, parte dal Reatino per

ampliarsi fino a toccare ed inglobare territori ricadenti in Umbria, nelle Marche, in Abruzzo e zone del

Lazio limitrofe (Tuscia, Viterbo). Ciò principalmente a causa dell’individuazione di caratteristiche comuni

(criticità e potenzialità trasversali ai territori citati), che ci portano a considerare una macro-area su cui si

possano dare progettualità ambiziose e in linea con quanto richiesto dai più importanti programmi

 UN NUOVO CONCETTO DI RURALITA’

Le esperienze fin ora acquisite portano ad individuare la base dell’impostazione progettuale nella necessità

di una nuova declinazione del territorio, non più visto unicamente come territorio agricolo produttivo né

come solo natura da difendere, ma come bene comune che genera importanti ricadute in ambito

economico e sociale ed è quindi da proteggere. Da qui si ritiene importante strutturare un lavoro sugli usi

civici sia come strumento di tutela del territorio sia come leva per la valorizzazione. Subentra poi la

questione politica di concepire tali usi civici come una possibilità di sviluppo di una forma di gestione del

territorio pubblico-privata, in ogni caso non affidata ai singoli ma alle esperienze collettive che vadano nella

direzione della costruzione comune. In grado non di rifiutare la tematica economica, ma di valorizzarla a

partire dal “fare rete”, dalla capacità di governance pubblico-privata del territorio.

Questo comporta la risoluzione delle criticità riscontrate nel territorio considerato, che ne frenano la

crescita economica e sociale, in maniera sistemica e sinergica, allargando sia i confini territoriali che i

soggetti attivi che concorrono all’attuazione della strategia.

Alla base del nuovo concetto di ruralità vanno posti i principi della selvicoltura sistemica e le esperienze

virtuose della “foresta modello”, implementate sia in Italia che in molti paesi europei, per una gestione degli

spazi verdi pubblici da rendere fruibili e percorribili da un turismo “wild” ecocompatibile.

La riqualificazione e rivitalizzazione dell’area montana passa attraverso la messa a disposizione di servizi alla

persona di natura sanitaria e sociale adeguati per le persone che vi risiedono e la valorizzazione

dell’agricoltura di elevata qualità (esperienza dell’Alta Savoia).2

Per quanto concerne il primo aspetto è particolarmente importante promuovere accanto alla presenza del

servizio sanitario pubblico riqualificato, la promozione di forme di aiuto-aiuto, di autorganizzazione sociale

come risposta ad alcuni bisogni sociosanitari anche attraverso la formazione di imprenditori agricoli

nell’ottica di interventi a bassa intensità quali il primo soccorso e la gestione di defibrillatori.: Gli

imprenditori rappresentano i veri custodi del territorio, ed in alcuni casi gli unici che lo attraversano con

assiduità e, pertanto, sono i primi che potrebbero prestare aiuto; ciò risulta quanto mai vero in quegli

areali caratterizzati da scarsa popolazione e da una notevole distanza dai primi servizi raggiungibili.

Infine, la fauna selvatica da problema per gli imprenditori agricoli deve diventare una risorsa economica. Il

lupo, da predatore di bestiame, diventa specie protetta inserita in un contesto di valorizzazione del

territorio con finalità turistiche, attrae turisti e genera ricchezza.

http://www.fromagesdesavoie.fr/fr/

 UN NUOVO RUOLO DELL’IMPRENDITORE AGRICOLO

Questa nuova visione della ruralità implica necessariamente un nuovo ruolo dell’imprenditore agricolo:

quello di custode del territorio bene comune. Per fare questo cambiamento fondamentale, l’imprenditore

agricolo deve essere consapevole delle potenzialità economiche di questa nuova gestione del territorio e

del turismo wild che ne consegue come passo successivo. Tali potenzialità possono essere sfruttate solo

attraverso reti di imprenditori per essere commercialmente forti e propositivi, per poter competere nei

mercati nazionali e internazionali ed essere in grado di accedere efficacemente a fonti di finanziamento.

Questo importante passaggio deve essere sostenuto da un necessario processo di ricambio generazionale,

da una costante ed efficace attività formativa e informativa, dall’inserimento di pratiche e usi agricoli

innovativi e da una forte impronta “multifunzionale” della nuova impresa agricola.

 UNA NUOVA IDEA DELLA RAPPRESENTANZA

Il ruolo fondamentale che l’imprenditore agricolo deve assumere per la realizzazione di questo

cambiamento necessita di un rappresentanza , di un sindacato in grado di sostenere tale sfida innovativa.

L’imprenditore deve essere il primo a comprendere il valore del territorio come bene comune,

abbandonando la visione unicamente produttiva. Deve essere orientato alla multifunzionalità, alle pratiche

innovative ed alla produzione di qualità. Deve andare oltre la dimensione locale e il primo insediamento,

bensì deve proporre approcci sistemici e di rete, sia tra imprenditori che di territori.

Deve avere una visione di sviluppo del territorio che porta benefici a tutti, e non solo ai suoi associati o alla

sua parte politica, e su più livelli, non solo quello economico ma anche ambientale e sociale.

L’imprenditore deve essere l’attore principale per la costituzione tra gli imprenditori agricoli di una massa

critica in grado di recepire ( e per essere attori attivi) della nuova visione di ruralità.

 IN SINTESI: GOVERNANCE TERRITORIALE DI RETE

Poco sopra è stata citata l’esperienza delle Foreste Modello.3

Foreste Modello è una associazione internazionale che promuove lo sviluppo sostenibile e la messa a valore

del patrimonio forestale, attivando meccanismi di partecipazione territoriale aperti a soggetti produttivi,

amministrazioni, enti, società civile, stakeholder vari.

L’esperienza si potrebbe implementare, considerate alcune criticità del territorio reatino (carenza di

infrastrutture sanitarie, grandi estensioni di aree spopolate, natura impervia…), immaginando meccanismi di

controllo territoriale diretto: per esempio, una app per smartphone, dedicata agli agricoltori per segnalare

problematiche in tempo reale, richiedere soccorso, trovare risposta a varie esigenze con una mappatura

Il territorio reatino, con le sue migliaia di ettari boschivi, con la sua vocazione montana e impervia, appare

particolarmente adatto ad un approccio progettuale di questo tipo: centralità dell’energia sostenibile e della

biomassa legnosa, cortocircuito del rapporto centro/margine, integrazione tra poli urbani e aree rurali.

Si procede in direzione di una progettualità in cui trovino spazio:

http://www.forestamodello.it/?page_id=2343

– Valorizzazione termo-elettrica della biomassa da scarto agricolo e gestione forestale per alimentare

strutture pubbliche rendendole autosufficienti e ad impatto ambientale zero, a mezzo di un

protocollo d’intesa tra amministrazioni ed imprese;

– Valorizzazione della frazione organica cittadina per produzione di compost di qualità;

– Messa a valore della biomassa legnosa anche con intese verso il settore dell’artigianato e della

– Salvaguardia dell’ambiente, a mezzo di disciplinari di comportamento sottoscritti tra tutti gli attori

– Valorizzazione del patrimonio forestale sotto il profilo turistico, dunque sentieristica all’avanguardia,

anche a mezzo di app dedicate, messa a sistema di strutture ricettive, infopoints, aziende agricole,

associazioni locali;

– Sperimentazione di modelli di trasporto sostenibili e dalla forte attrattiva turistica: navigabilità del

patrimonio fluviale, trenini monorotaia a biomasse per le aree montane, mountainbikes,

equitazione, costruendo una via verde da e in direzione della capitale, così da intercettare i suoi

flussi turistici.

Il rilancio di questo territorio può e deve partire dagli elementi di ricchezza già presenti ma scarsamente

Su questi nuovi pilastri si può sviluppare una strategia in grado di proporre la Macro-area individuata come

“territorio vetrina” di tutte le buone pratiche di gestione agro-forestale e di governance territoriale

sperimentate singolarmente in precedenza.

Per questo ELP sta lavorando in sinergia con AGIA: per una Governance che passi attraverso alcune

– Valorizzazione degli usi civici

– Riqualificazione dell’area montana associata alla realizzazione di Rete estesa digitale intelligente.

– Telefono verde dell’agricoltore.

 PROGETTO “RETE RURALE E RES PUBLICA: NUOVA GESTIONE DEL TERRITORIO”

Gestione degli spazi verdi pubblici sulla base della filosofia della selvicoltura sistemica e dell’esperienza della

Foresta Modello, attraverso:

– Valorizzazione paesaggistica

– Istituzionalizzazione del ruolo di custodi del territorio per le Reti di imprenditori che aderiscono al

– Sfruttamento delle SIC di Natura 2000 come valore aggiunto per riqualificazione e gestione del

territorio. Utilizzare l’appeal della “fauna selvatica” per rilanciare tutto il territorio (affinché questo

sia possibile bisogna però andare oltre il riconoscimento dei soli danni – sovente tardivi e legati a

pastoie burocratiche – da fauna selvatica, uscire da un’accezione solo negativa, ed immaginare una

traiettoria costituente e propositiva attraverso fondi volti all’imprenditorialità, alla suddivisione degli

utili ed a strumenti di integrazione in grado di promuovere e veicolare la simbiosi “azienda-natura”

che è alla genesi di queste attività.

– Ricambio generazionale/affiancamento dei giovani imprenditori Agricoli.

Immaginare il ripopolamento degli antichi Comuni, significa dare vita a progetti in grado di coniugare

sociale, valorizzazione e rivitalizzazione delle zone in via di spopolamento, innovazione e formazione. In tal

ottica la costituzione di cooperative di lavoratori stagionali in ambito primario, in grado di assecondare le

tempistiche agricole ma anche di operare su attività affini quali tutela e valorizzazione del territorio diviene

una scommessa fondamentale nelle suggestioni progettuali sull’areale reatino.

Fondamentale in questa prospettiva è il rafforzamento dell’ efficientamento energetico volto a garantire un

“territorio sostenibile e praticabile”. Dall’auto-sostentamento delle aziende agricole fino a giungere

all’accumulazione di energia delle stesse attraverso cluster territoriali in grado di garantire

approvvigionamento (e, quindi, reddito aggiuntivo per gli imprenditori) per gli enti locali.

Il percorso dell’ottimizzazione delle risorse e della definizione di un “territorio ad impatto zero” passa

necessariamente attraverso la valorizzazione anche degli scarti urbani, da cui derivano:

– Produzione di energia da biomasse / Produzione compost da rifiuti organici

– Messa a sistema riutilizzo rifiuti città/campagna.

Infine, sempre nell’ottica della “sostenibilità” e della “trasparenza” è necessario definire strumenti in grado

di assicurare ed informare il consumatore e/o il potenziale utente sulla tracciabilità dei prodotti, garantendo

la sostenibilità sociale, economica e ambientale anche attraverso la realizzazione e l’uso di software in grado

di creare un rapporto diretto tra produzione, registrazione ed informazione. In tal senso si fa riferimento

ad un progetto che la cooperativa ELP ha contribuito a realizzare e finalizzato all’inserimento di strumenti

e processi innovativi nelle filiere agroalimentari4.

Progetto misura 124 PSR con Ciera dei Colli e sviluppo azioni legate progetto di filiera “Dal campo al piatto” dei CISA e finanziato dal MIPAAF